TRIBUTE TO PIERLUIGI

IL GATTO VERDE


Una mattina di ottobre, molto presto, qualcuno lasciò un cestino fuori della porta di casa nostra. Nel cestino c'era un gatto. Un gattino piccolo, appena nato. Notammo subito che aveva qualcosa di strano. Infatti era un gatto verde. Al mondo esistono gatti di tutti i tipi: bianchi, rossi, grigi, neri. E poi tigrati, pezzati, mechiati. Un gatto verde, però, nessuno lo aveva mai visto. Quando si diffuse la voce che noi avevamo un gatto verde, i bambini del vicinato cominciarono a fare la fila, fuori della porta di casa nostra, per vederlo. . Dopo che tutti i bambini del quartiere lo ebbero visto, iniziarono a venirne dalle vie e dalle strade vicine, perché quelli che avevano visto il gatto verde lo avevano raccontato ad altri bambini, che volevano vederlo anche loro. Venivano in due, tre o anche quattro alla volta. Suonavano alla porta e dicevano: - È qui che avete quel gatto verde? Poi entravano e camminavano in punta di piedi, senza parlare e senza toccare niente. Dopo aver visto il gatto qualcuno diceva: - Cosa c'è per merenda? E per merenda c'era sempre pane, burro e zucchero oppure pane e nutella. Per tutti. Anche se erano quattro o cinque. Molti bambini, che erano già venuti a vedere il gatto verde, tornavano a rivederlo anche due o tre volte. Alcuni erano miei compagni di scuola oppure bambini che conoscevo. Altri invece erano bambini che non avevo mai visto. Un giorno un bambino che non avevo mai visto mi chiese: - Ma fa anche la cacca verde? - Sì, dissi. La fa verde. - E ne posso avere un pezzetto da far vedere a scuola? Il bambino che non avevo mai visto andò via contento, con il suo pezzetto avvolto in un foglio di carta argentata. Come un bon bon. Il giorno dopo vennero altri due bambini e anche loro volevano un pezzetto di cacca verde, da far vedere a scuola. Il giorno dopo ancora, di bambini ne vennero tre,  poi quattro, sei, otto. Tutti volevano uh pezzetto di cacca verde da far vedere a scuola. Dopo due mesi, da quando il gatto verde era arrivato in casa nostra ed era cominciato il viavai di bambini, ci rendemmo conto che il gatto non aveva ancora un nome. Lo chiamammo Robin.  Come Robin Hood. Perché tutti e due, si può dire, erano vestiti di verde. Per tutto l'inverno i bambini non smisero di suonare alla porta per vedere il gatto verde. Nel frattempo Robin cresceva; farsi vedere, toccare e carezzare non gli dispiaceva. Qualche volta i gatti sono molto vanitosi e Robin lo era. Un giornale pubblicò anche un articolo con una sua fotografia. Il titolo dell' articolo diceva: «Trovato un gatto verde». Nella foto c'era il nostro Robin ma non si capiva che era verde, perché la foto era in bianco e nero. Dopo qualche tempo ci telefonò una signorina di un canale tivù. Volevano fare un documentario sul nostro gatto e farci anche delle domande. Gli operatori della tivù vennero un pomeriggio e rimasero in casa nostra più di tre ore. Quando però mandarono in onda il documentario, durò in tutto meno di dieci minuti. Dopo quel documentario in casa non ci fu più pace! Anche se durava solo dieci minuti, migliaia di persone, forse milioni, lo avevano visto e tutti volevano venire a vedere Robin, il gatto verde, dal vero. Telefonavano a tutte le ore del giorno. E anche di notte! Iniziarono a venire persone da altre città, per vederlo. Tra i visitatori c'erano giornalisti, fotografi, zoologi, collezionisti e vallette della tivù. E tutti facevano un sacco di domande. - Perché è verde? - È vero che mangia solo pasta al pesto? - Ma non è che l'avete pitturato voi, di verde? - Possiamo fargli una foto? - Possiamo prendergli un ciuffo di peli? L'inverno passò e con l'estate, finita la scuola, i bambini presero ad andare chi al mare, chi in campagna. Qualcuno veniva ancora a vedere il nostro gatto, ma erano pochi. Uno, due al massimo, per volta. Robin però preferiva non farsi vedere. Stava in giardino, nascosto nell' erba, per giornate intere. In giardino spesso, si addormentava tra le ortensie, e nel verde, essendo verde lui stesso, era difficile vederlo. . Dopo l'estate, ricominciò la scuola e con essa ricominciò il solito traffico. Bambini fuori della porta. Merende. Bambini che se ne andavano con i loro pacchetti. E così l'autunno e anche l'inverno. Con il passare dei mesi, però, vennero sempre meno bambini. Del resto, quasi tutti ormai avevano visto il gatto verde. E quasi tutti avevano preso un pezzetto di cacca verde da far vedere a scuola. Venne di nuovo la primavera e Robin prese a sparire per giornate intere. . Tornava solo la sera, sempre più magro, stanchissimo. Mangiava di fretta, beveva l'acqua nella sua ciotola, pisolava un po'. Poi spariva di nuovo. Dove andava? Nessuno lo sa. Ma intorno a casa nostra circolavano molte gattine e forse Robin ne aveva trovata una che gli piaceva. Verso la fine dell' estate Robin sparì per una settimana. Poi due. Poi mesi. Durante l'inverno non lo vedemmo quasi. Fuori nevicava spesso. Per circa due anni lo vedemmo raramente. D'inverno qualche volta entrava in casa e dormiva sul divano. D'estate compariva d'improvviso, dopo settimane che non si vedeva. Mangiava in fretta, beveva, pisolava. E ripartiva. La mattina in cui Robin tornò per sempre, ero seduto sulla porta e leggevo un fumetto. La scuola era finita da poco. Robin comparve nel giardino, lo attraversò, entrò in casa e si addormentò sul divano. Da quel giorno in poi non se ne andò più. Dormiva giornate intere sul divano e qualche volta sul mio letto. Mi guardava fare i compiti; mi guardava giocare, leggere i fumetti e suonare la chitarra. Se al pomeriggio uscivo in bicicletta, quando tornavo, all' ora di cena, lo trovavo nello stesso posto dove lo avevo lasciato. Con gli anni il pelo di Robin aveva perso lucentezza. Però era sempre un gran bel gatto verde. Si muoveva poco e perciò ingrassava. Nessuno veniva più a vederlo, ma un giorno arrivò la lettera di una rivista inglese che ne aveva sentito parlare e voleva che gliene mandassimo una foto. Fu l'ultima foto che scattai a Robin. Non era un gatto molto vecchio: quando lo trovammo sulla porta di casa era appena nato. Con noi era rimasto per due anni, poi era sparito per altri due. Quando tornò rimase con noi ancora un anno. Cinque anni non sono molti per un gatto, ma lui a cinque anni morì lo stesso.Dopo abbiamo avuto altri gatti. Doris, Blanco, Ramon. Tutti belli, tutti speciali, ma nessuno speciale come lo era stato Robin. Qualche giorno fa ho ritrovato la foto pubblicata dal giornale e devo dirvelo, mi è mancato tanto, il mio "speciale gatto verde".