Son Giotto il leprotto, e vivo contento. C'é solo una cosa di cui mi lamento: son troppo piccino, e questo si sa può mettere a rischio la mia dignità. Se con i più grandi io voglio giocare, mi allungo, mi stiro per farmi notare. Fatica sprecata! Nessuno mi cura perché troppo basso io son di statura. Gli amici mi dicono: " Aspetta! Vedrai!". Ma il picchio ribatte: " Non crescerai mai!". La notte, i miei sogni son sempre gli stessi: sfiorare le cime di abeti e cipressi, issato su trampoli, con lunghe falcate, percorrere svelto montagne e vallate. Domenica notte, il cielo era chiaro, la luna brillava, più grande di un faro, e vidi, posata sull'erba bagnata, una strana scatola dimenticata. Io presi la scatola col cuore in subbuglio e vi trovai dentro un gran guazzabuglio: pennelli, palette e tutti i colori dell'arcobaleno saltarono fuori. Per tutta la notte dipinsi di getto sui tronchi, sui massi, con grande diletto. Il picchio seguiva con ammirazione l'effetto prodotto dall'ispirazione. Non é certo un caso se mi chiamo Giotto: all'alba ogni tronco aveva un leprotto ritratto dal vero, e in ogni colore, il frutto del genio di un grande pittore! Così quando vennero i cacciatori coi loro fucili da gran tiratori, spararono tutti nel mucchio indistinto dei finti leprotti che avevo dipinto. Fu quello il mio grande momento di gloria, il punto più bello di tutta la storia: gli amici del bosco accorsero in festa e il grande successo mi dava alla testa. E tutti gli uccelli dicevano in coro che io avevo fatto un gran bel lavoro, che ero un eroe, che li avevo salvati, che dalla mia astuzia mi erano grati. E mentre cantavano, fra me e me dicevo che, pur piccoletto, qualcosa valevo, che essere alti può essere bello, ma quello che conta davvero é il cervello!
PICCOLO LEPROTTO
Son Giotto il leprotto, e vivo contento. C'é solo una cosa di cui mi lamento: son troppo piccino, e questo si sa può mettere a rischio la mia dignità. Se con i più grandi io voglio giocare, mi allungo, mi stiro per farmi notare. Fatica sprecata! Nessuno mi cura perché troppo basso io son di statura. Gli amici mi dicono: " Aspetta! Vedrai!". Ma il picchio ribatte: " Non crescerai mai!". La notte, i miei sogni son sempre gli stessi: sfiorare le cime di abeti e cipressi, issato su trampoli, con lunghe falcate, percorrere svelto montagne e vallate. Domenica notte, il cielo era chiaro, la luna brillava, più grande di un faro, e vidi, posata sull'erba bagnata, una strana scatola dimenticata. Io presi la scatola col cuore in subbuglio e vi trovai dentro un gran guazzabuglio: pennelli, palette e tutti i colori dell'arcobaleno saltarono fuori. Per tutta la notte dipinsi di getto sui tronchi, sui massi, con grande diletto. Il picchio seguiva con ammirazione l'effetto prodotto dall'ispirazione. Non é certo un caso se mi chiamo Giotto: all'alba ogni tronco aveva un leprotto ritratto dal vero, e in ogni colore, il frutto del genio di un grande pittore! Così quando vennero i cacciatori coi loro fucili da gran tiratori, spararono tutti nel mucchio indistinto dei finti leprotti che avevo dipinto. Fu quello il mio grande momento di gloria, il punto più bello di tutta la storia: gli amici del bosco accorsero in festa e il grande successo mi dava alla testa. E tutti gli uccelli dicevano in coro che io avevo fatto un gran bel lavoro, che ero un eroe, che li avevo salvati, che dalla mia astuzia mi erano grati. E mentre cantavano, fra me e me dicevo che, pur piccoletto, qualcosa valevo, che essere alti può essere bello, ma quello che conta davvero é il cervello!