Tutto Precario

IL REDUCE ALEMANNO


Se qualche giorno fa, si sbeffeggiava su questo spazio l’idea patetica del centro sinistra di ricandidare dopo sette anni Ciccio Bello Rutelli alla carica di sindaco di Roma, ci ha pensato il "neo" Popolo della Libertà a rimettere le cose a posto. Già, perché la ghiotta occasione di rivoltare l’argomento del riproporre ancora una volta il passato (che a livello nazionale emerge nella quinta candidatura consecutiva di Chioma Tinta alla presidenza del consiglio) almeno a livello locale, salta grazie all’improvvida strategia dei leader del Pdl. Ma si sapeva che quando c’è da fare stronzate, Berlusconi non può essere da meno. E così, dopo tanti discorsi retorici, ricandidare Gianni Alemanno alla carica di sindaco di Roma, infatti, non risulta meno “minestra riscaldata” del ritorno di Rutelli, con una piccola, ma sostanziale differenza, che, cioè Ciccio Bello ha governato Roma, lasciando un buon ricordo. Alemanno non l’ha fatto ed è già stato sonoramente bocciato alla scorsa edizione delle amministrative del capoluogo nazionale, dove ha incassato la metà delle preferenze di Veltroni. Insomma, Alemanno, al di là della forza che gli si riconosce in An per i “meriti” da ex picchiatore fascista, ha dimostrato in passato di essere stato soprattutto un incassatore. Peraltro un cattivo incassatore da 37%. Ora, nella vita può accadere di tutto, ma mi chiedo quanto possa essere cresciuto questo consenso nell’arco di due anni… soprattutto calcolando che l’amministrazione Veltroni raccoglie tutt’oggi un autentico plebiscito nella capitale e, seppur Rutelli deluda strati della sinistra più laica abbia ancora un ottimo margine di vittoria? Da An si giustificano, dicendo che Alemanno fosse la “scelta migliore, che crea maggiore consenso”. Figuriamoci il resto della specie. Il vero problema forse era che a candidare Gasparri, l’uomo più veritiero della sua stessa imitazione firmata Marcorè (che dopo aver fatto una dichiarazione chiede sempre: “Ho detto bene?”), si rischiava di rendere Rutelli e consorte (perché c’è anche lei) agli occhi degli elettori persino un duo di intellettuali. Con Alemanno, sposato con la figlia di Rauti, si toglie di mezzo la signora Palombelli in Rutelli, pur facendo sembrare Ciccio Bello “intelligente”. Insomma la misura dello scarto tra la candidatura di Gasparri e quella di Alemanno è tutta li: trasformare Rutelli da un intellettuale apparente ad un intelligente apparente. Sarebbe stato più strategico scegliere la pista Meloni, che per quanto “tamarra” rappresentava una carta giovane, una donna da investire in un ruolo di rilievo, spazzando via in un sol colpo tutte le critiche che, invece, oggi, dopo alcuni giorni da considerazioni al vetriolo del Pdl sul ritorno di Rutelli, torneranno centuplicate al mittente. Certo, poveri romani, a doversi sorbire una campagna elettorale di sorrisi ammiccanti e di considerazioni vetero cattoliche: uno a citare fedelmente le indicazioni dei vescovi e l’altro a sfoggiare fieramente la croce celtica. Rabbrividiamo….