Che la mossa di candidare Lombardo alla guida della Regione Sicilia fosse la scelta elettorale vincente era piuttosto evidente. Berlusconi lo sapeva e non poteva lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione di riconquistare una regione su cui si rischiava un’ingloriosa sofferenza. Del resto, non manca nulla a Lombardo per essere il candidato ideale del Pdl in Sicilia dopo un certo Cuffaro: pupillo dell’ex ministro, sotto processo per mafia, Calogero Mannino, insieme al Cuffaro “concusso”, costruisce la sua scalata politica su società che promettono e garantiscono posti di lavoro. Vota Lombardo, insomma, e hai un posto sicuro! Lui prende voti e difatti assume negli enti pubblici, moltiplicando le poltrone. Il clientelismo perfetto paga sempre. Basti pensare alla gestione della provincia di Catania, governata fino a pochi giorni fa da Lombardo, per vedere quanto lavori giri con uno così. Il suo partito del resto ha avuto risultati incredibili alle ultime regionali e ad ogni appuntamento ha sancito un incremento costante. Certo, il clientelismo alla lunga qualche problema lo crea… basterebbe pensare alla Campania e ai rifiuti; basterebbe pensare, senza allontanarsi troppo, alla stessa Catania, dove Scapagnini ha ridotto alla frutta un comune già abbondantemente svuotato da Enzo Bianco. Stessa politica, stessi vantaggi, stesse controindicazioni. Lombardo ha altri vantaggi, oltre allo stile clientelare e ai “simpatici” compagni di viaggio con trascorsi mafiosi. Ci sono altri meriti da ricordare: problemi in Tangentopoli, con un’accusa di abuso d’ufficio (fu condannato in primo grado e prosciolto in appello), un arresto per corruzione (derubricata a finanziamento illecito ai partiti, quindi prescritto). Con dei trascorsi simili, insomma, ci sono tutti i crismi per una candidatura all’eredità di Cuffaro. E poi c’è anche il pregio del cognome: dove lo si trova al sud un Lombardo, capace di assicurare tanto consenso?
IL LOMBARDO CHE PIACE AL SUD
Che la mossa di candidare Lombardo alla guida della Regione Sicilia fosse la scelta elettorale vincente era piuttosto evidente. Berlusconi lo sapeva e non poteva lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione di riconquistare una regione su cui si rischiava un’ingloriosa sofferenza. Del resto, non manca nulla a Lombardo per essere il candidato ideale del Pdl in Sicilia dopo un certo Cuffaro: pupillo dell’ex ministro, sotto processo per mafia, Calogero Mannino, insieme al Cuffaro “concusso”, costruisce la sua scalata politica su società che promettono e garantiscono posti di lavoro. Vota Lombardo, insomma, e hai un posto sicuro! Lui prende voti e difatti assume negli enti pubblici, moltiplicando le poltrone. Il clientelismo perfetto paga sempre. Basti pensare alla gestione della provincia di Catania, governata fino a pochi giorni fa da Lombardo, per vedere quanto lavori giri con uno così. Il suo partito del resto ha avuto risultati incredibili alle ultime regionali e ad ogni appuntamento ha sancito un incremento costante. Certo, il clientelismo alla lunga qualche problema lo crea… basterebbe pensare alla Campania e ai rifiuti; basterebbe pensare, senza allontanarsi troppo, alla stessa Catania, dove Scapagnini ha ridotto alla frutta un comune già abbondantemente svuotato da Enzo Bianco. Stessa politica, stessi vantaggi, stesse controindicazioni. Lombardo ha altri vantaggi, oltre allo stile clientelare e ai “simpatici” compagni di viaggio con trascorsi mafiosi. Ci sono altri meriti da ricordare: problemi in Tangentopoli, con un’accusa di abuso d’ufficio (fu condannato in primo grado e prosciolto in appello), un arresto per corruzione (derubricata a finanziamento illecito ai partiti, quindi prescritto). Con dei trascorsi simili, insomma, ci sono tutti i crismi per una candidatura all’eredità di Cuffaro. E poi c’è anche il pregio del cognome: dove lo si trova al sud un Lombardo, capace di assicurare tanto consenso?