Non mi capita spesso di parlare di spettacoli televisivi, anche perché c’è davvero poco di cui parlare che bisognerebbe dare una medaglia a chi ci prova con ostinazione. Eppure ogni tanto qualcosa di buono può succedere. Ed è una bella sorpresa il ritorno del mitico Trio Lopez Solenghi Marchesini, scioltosi nei primi anni novanta, dopo una lunga vita artistica di collaborazione. È una bella sorpresa riabbracciarli idealmente, al di là dei calcoli esclusivamente televisivi dell’auditel, e dei raffronti col competitor “La Corrida”, più collaudato e familiare. È un ritorno in qualche modo nostalgico, perché il “Trio” rappresenta la comicità della vecchia scuola che sa unire il divertimento al vero talento. Persone che hanno studiato e si sono preparate a lungo prima di apparire. I palinsesti oggi in genere, invece, si riempiono di comici senza reale talento e che soprattutto non fanno ridere, e di gente che appare prima ancora di prepararsi. Mi lascia basito e allo stesso tempo divertito il grande spazio che libero assegna a programmi tipo “Amici” e il numero di discussioni che si rincorrono a spiegarsi che Tizio è più bravo di Sempronio, eccetera eccetera… Giusta pertanto la collocazione “accademica” del programma “Non ci sono più le mezze stagioni”: certi comici sono, in effetti, maestri nel loro campo e al di là dei risvolti di ascolti che probabilmente non li premieranno, aiutano molti a capire come si otteneva meritatamente il successo.
IL RITORNO DEL TRIO
Non mi capita spesso di parlare di spettacoli televisivi, anche perché c’è davvero poco di cui parlare che bisognerebbe dare una medaglia a chi ci prova con ostinazione. Eppure ogni tanto qualcosa di buono può succedere. Ed è una bella sorpresa il ritorno del mitico Trio Lopez Solenghi Marchesini, scioltosi nei primi anni novanta, dopo una lunga vita artistica di collaborazione. È una bella sorpresa riabbracciarli idealmente, al di là dei calcoli esclusivamente televisivi dell’auditel, e dei raffronti col competitor “La Corrida”, più collaudato e familiare. È un ritorno in qualche modo nostalgico, perché il “Trio” rappresenta la comicità della vecchia scuola che sa unire il divertimento al vero talento. Persone che hanno studiato e si sono preparate a lungo prima di apparire. I palinsesti oggi in genere, invece, si riempiono di comici senza reale talento e che soprattutto non fanno ridere, e di gente che appare prima ancora di prepararsi. Mi lascia basito e allo stesso tempo divertito il grande spazio che libero assegna a programmi tipo “Amici” e il numero di discussioni che si rincorrono a spiegarsi che Tizio è più bravo di Sempronio, eccetera eccetera… Giusta pertanto la collocazione “accademica” del programma “Non ci sono più le mezze stagioni”: certi comici sono, in effetti, maestri nel loro campo e al di là dei risvolti di ascolti che probabilmente non li premieranno, aiutano molti a capire come si otteneva meritatamente il successo.