Qualche giorno fa, veniva naturale sottolineare qualche preoccupante candidatura del Pd di personalità dai controversi rapporti col mondo dell’illegalità e della collusione alla mafia. Eppure, scorrendo i candidati del Pdl, le riserve sui candidati impresentabili del Pd, appaiono persino inezie. Perché com’era logico aspettarsi, Berlusconi non si è fatto mancare niente in materia di reati. Già di suo, insomma, vanta il personalissimo record di aver commesso tutti i reati che la mente umana possa concepire. Certo, molti sono finiti prescritti o archiviati, in parte grazie alle leggi che casualmente si è fatto da solo. Ma oltre ai suoi reati ci sono quelli dei suoi fidi scudieri. Non poteva mancare il fedelissimo Marcello Dell’Utri (condannato per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione, tutto confermato in Cassazione; condannato in via definitiva per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore trapanese Garraffa; condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa), candidato in Lombardia. Renato Farina, detto Betulla, indagato nell’inchiesta sulle collusioni dei servizi segreti, per favoreggiamento in relazione al rapimento dell’imam Abu Omar (per cui ha chiesto il patteggiamento ed è stato condannato a sei mesi), uno che nonostante la radiazione dall’albo continua a scrivere su Libero come opinionista; Deborah Bergamini, già dell’agenzia Bloomberg, poi inquisita direttrice del Marketing strategico della Rai nell’inchiesta degli intrecci Rai-Mediaset, da cui consensualmente licenziata con una abbondante buonuscita, rimasta segretissima, ma ora editorialista de “Il Riformista” il quotidiano di opinione trasversale edito dalla famiglia Angelucci, la stessa che controlla Libero di Vittorio Feltri (evviva la pluralità d’informazione); lo stesso Angelucci, proprietario di un impero di cliniche private, tramite la Tosinvest, viene candidato in Lombardia, non senza precedenti di maxi tangenti segnalate nel suo speciale curriculum. Ma quello che più ha fatto discutere nei giorni scorsi è Giuseppe Ciarrapico, l’imprenditore ciociaro, già proprietario della squadra di calcio Roma (tra i periodi più bui della squadra dopo i fasti della presidenza Viola), delle acque minerali della fonte Fiuggi (lasciate così disastrate che rischiano persino la chiusura), editore di alcuni giornali locali nel sud del Lazio. Dice di avere la camicia nera, ma la fedina penale è ancora peggio: le condanne definitive, confermate dalla Cassazione, sono quattro, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento del lavoro minorile alla truffa pluriaggravata. Ciarrapico, però, si sta impegnando a farle aumentare. In primo grado, il camerata, nostalgico e pregiudicato, è stato condannato di recente per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni in una delle sue cliniche. Il Berlusca, del resto, è un uomo di parola. Aveva promesso che non avrebbe candidato “supposti autori di reati”: infatti, cancella ogni dubbio e candida quelli con reati accertati. Ma il Cavaliere ha pensato anche a questo: ha candidato i soliti avvocati del suo collegio di difesa, da Pecorella a Ghedini a Piero Longo. Per ogni evenienza, ci pensano loro.
LE REFERENZE DEI CANDIDATI
Qualche giorno fa, veniva naturale sottolineare qualche preoccupante candidatura del Pd di personalità dai controversi rapporti col mondo dell’illegalità e della collusione alla mafia. Eppure, scorrendo i candidati del Pdl, le riserve sui candidati impresentabili del Pd, appaiono persino inezie. Perché com’era logico aspettarsi, Berlusconi non si è fatto mancare niente in materia di reati. Già di suo, insomma, vanta il personalissimo record di aver commesso tutti i reati che la mente umana possa concepire. Certo, molti sono finiti prescritti o archiviati, in parte grazie alle leggi che casualmente si è fatto da solo. Ma oltre ai suoi reati ci sono quelli dei suoi fidi scudieri. Non poteva mancare il fedelissimo Marcello Dell’Utri (condannato per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione, tutto confermato in Cassazione; condannato in via definitiva per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore trapanese Garraffa; condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa), candidato in Lombardia. Renato Farina, detto Betulla, indagato nell’inchiesta sulle collusioni dei servizi segreti, per favoreggiamento in relazione al rapimento dell’imam Abu Omar (per cui ha chiesto il patteggiamento ed è stato condannato a sei mesi), uno che nonostante la radiazione dall’albo continua a scrivere su Libero come opinionista; Deborah Bergamini, già dell’agenzia Bloomberg, poi inquisita direttrice del Marketing strategico della Rai nell’inchiesta degli intrecci Rai-Mediaset, da cui consensualmente licenziata con una abbondante buonuscita, rimasta segretissima, ma ora editorialista de “Il Riformista” il quotidiano di opinione trasversale edito dalla famiglia Angelucci, la stessa che controlla Libero di Vittorio Feltri (evviva la pluralità d’informazione); lo stesso Angelucci, proprietario di un impero di cliniche private, tramite la Tosinvest, viene candidato in Lombardia, non senza precedenti di maxi tangenti segnalate nel suo speciale curriculum. Ma quello che più ha fatto discutere nei giorni scorsi è Giuseppe Ciarrapico, l’imprenditore ciociaro, già proprietario della squadra di calcio Roma (tra i periodi più bui della squadra dopo i fasti della presidenza Viola), delle acque minerali della fonte Fiuggi (lasciate così disastrate che rischiano persino la chiusura), editore di alcuni giornali locali nel sud del Lazio. Dice di avere la camicia nera, ma la fedina penale è ancora peggio: le condanne definitive, confermate dalla Cassazione, sono quattro, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento del lavoro minorile alla truffa pluriaggravata. Ciarrapico, però, si sta impegnando a farle aumentare. In primo grado, il camerata, nostalgico e pregiudicato, è stato condannato di recente per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni in una delle sue cliniche. Il Berlusca, del resto, è un uomo di parola. Aveva promesso che non avrebbe candidato “supposti autori di reati”: infatti, cancella ogni dubbio e candida quelli con reati accertati. Ma il Cavaliere ha pensato anche a questo: ha candidato i soliti avvocati del suo collegio di difesa, da Pecorella a Ghedini a Piero Longo. Per ogni evenienza, ci pensano loro.