Tutto Precario

UN UOMO SULL'ORLO DELLA CRISI DI NERVI


Non è ancora ben chiaro perché Berlusconi stia provando in ogni modo a perdere le elezioni. In realtà, ha la vittoria in tasca, eppure le solite goliardate sembrano rispondere ad un disegno malato, persino masochista di chi vuole rovinarsi da solo. Aveva promesso di essere più moderato rispetto al passato, eppure il tradizionale armamentario c’è sempre: toni alzati, battute gridate, le solite arringhe  per le folle osannanti; in più strappa il programma di Veltroni, che dice di aver copiato il suo (ma se è uguale al suo perché lo strappa? Forse l’originale è l’esatta porcheria della copia?). Parla di sondaggi, di cifre, vagheggia su Alitalia e piani di acquisto, di cui gli interessati non sono a conoscenza; se la prende con quei bolscevichi del Sole 24 ore (giornale di confindustria) che puntualmente sconfessano le sue ricette. Grida “rialzati Italia”, col piglio di chi sembra soffrire all’idea di dover governare: parla di sacrifici, dopo anni di illusionismo messianico. Sembra perfino irriconoscibile, come se abbia capito in un attimo di lucidità che aver cavalcato l’idea delle elezioni anticipate sia stata una mossa grossolana: ridare fiato all’economia italiana, oppressa dal massiccio debito pubblico statale, che proprio il suo passato governo ha ingigantito, portando l’Italia alle censure e alle procedure di infrazione della Commissione Europea, dell'Ocse e del Fondo Monetario Internazionale, è un’impresa. Come è un’impresa che gli Italiani si ricordino di quelle sue nefandezze. Montanelli da uomo di destra sosteneva che gli Italiani si sarebbero liberati di Berlusconi solo nel momento in cui l’avrebbero provato. Era anche dichiaratamente il suo auspicio, visto che da uomo liberale, Montanelli era scappato dal sogno di onnipotenza berlusconiano. Purtroppo a quella dose gli Italiani non sembrano voler rifiutare, nonostante i danni palesi che i governi Berlusconi hanno procurato alla vita politica italiana e nonostante la presenza di Berlusconi continui a rappresentare un’anomalia fuori da ogni paragone. Ci riabitueremo, dunque, al gioco collaudato, col “mago dei conti e dei condoni”, Giulio Tremonti: entrambi parlano di liberismo… ma annunciano dazi contro la Cina… nessuno nota la contraddizione in termini di chi ha elevato a dio il mercato, salvo ragionare poi in termini concreti da monopolista. Parla di liberalizzazioni e privatizzazioni e poi candida il leader dei taxista romani, nonché della lotta alle liberalizzazioni di Bersani. Elogia Bush e ridicolizza le posizioni filo-Obama di Veltroni, ignorando che potrebbe ritrovarsi il candidato di colore come interlocutore privilegiato in sede di rapporti internazionali. Elogia i moderati delle altre realtà nazionali europee, nel momento di maggior difficoltà del loro operato e, cioè, quando le elezioni li portano alla sconfitta (vedere Spagna e Francia). Se poi ci si metta la sfiga calcistica, col suo Milan stellare che si fa buttare fuori dalla Champions da un Arsenal, giovane e arrembante, allora i segnali sono davvero pericolosi.