Esiste una pornografia buonista crescente: è qualcosa di perverso, che naviga tra i palinsesti italiani al ritmo del sacro, con telecronache sfiatate delle celebrazioni religiose pubbliche e con dibattiti al limite del buon gusto. Nel giro di poco tempo, ci siamo dovuti sorbire la compiacenza sensazionalista delle trasmissioni sul centocinquantesimo anniversario delle apparizioni di Lourdes, per poi passare al reality show della visita papale negli Stati Uniti d’America, per finire, come nel più tradizionale degli italici epiloghi, con padre Pio. La discussione sul caso dell’esposizione del corpo del santo di San Giovanni Rotondo è girovagata in ogni dove, da L’Arena rissosa di Giletti, alla Buona Domenica berlusconiana, per approdare negli studi privi d’informazione di Mentana e Vespa: se ne parla da due mesi in ogni salsa. E, nonostante questo, i vaticanisti e i giornalisti cattolici si scandalizzano quando qualcuno parla della “spettacolarizzazione dell’evento”. L’ultimo ad aver storto il naso è quel bravo “bimbo cattolico” di Giorgino. Parlare di fede, facendo leva sulla razionalità del credere, servendo poi dettagli da sensazionalismo gratuito forse scricchiola. Ma del resto le nobili menti cattoliche non sanno più cos’è il paradosso. E così straparlano. Ne deriva che il giornale dei vescovi, Avvenire, dia addosso al programma di successo della De Filippi (quello per capirci dove son tutti Amici, dopo essersi accapigliati su ogni virgola), definendoli “bulli e mediocri” (probabilmente è anche vero) e non s’indigni dinanzi al vescovo di Manfredonia, che descrivendo l’operazione di riesumazione del corpo di padre Pio, ne evidenziava compiaciuto (ed anche un po’ invidioso) la cura delle unghie da “perfetta manicure”, con un linguaggio gossipparo da Novella 2000. Ci sarebbe da replicare che questi pastori sono “grulli” e “mediocri”. La realtà supera sempre la fantasia.
LA MANICURE DI PADRE PIO
Esiste una pornografia buonista crescente: è qualcosa di perverso, che naviga tra i palinsesti italiani al ritmo del sacro, con telecronache sfiatate delle celebrazioni religiose pubbliche e con dibattiti al limite del buon gusto. Nel giro di poco tempo, ci siamo dovuti sorbire la compiacenza sensazionalista delle trasmissioni sul centocinquantesimo anniversario delle apparizioni di Lourdes, per poi passare al reality show della visita papale negli Stati Uniti d’America, per finire, come nel più tradizionale degli italici epiloghi, con padre Pio. La discussione sul caso dell’esposizione del corpo del santo di San Giovanni Rotondo è girovagata in ogni dove, da L’Arena rissosa di Giletti, alla Buona Domenica berlusconiana, per approdare negli studi privi d’informazione di Mentana e Vespa: se ne parla da due mesi in ogni salsa. E, nonostante questo, i vaticanisti e i giornalisti cattolici si scandalizzano quando qualcuno parla della “spettacolarizzazione dell’evento”. L’ultimo ad aver storto il naso è quel bravo “bimbo cattolico” di Giorgino. Parlare di fede, facendo leva sulla razionalità del credere, servendo poi dettagli da sensazionalismo gratuito forse scricchiola. Ma del resto le nobili menti cattoliche non sanno più cos’è il paradosso. E così straparlano. Ne deriva che il giornale dei vescovi, Avvenire, dia addosso al programma di successo della De Filippi (quello per capirci dove son tutti Amici, dopo essersi accapigliati su ogni virgola), definendoli “bulli e mediocri” (probabilmente è anche vero) e non s’indigni dinanzi al vescovo di Manfredonia, che descrivendo l’operazione di riesumazione del corpo di padre Pio, ne evidenziava compiaciuto (ed anche un po’ invidioso) la cura delle unghie da “perfetta manicure”, con un linguaggio gossipparo da Novella 2000. Ci sarebbe da replicare che questi pastori sono “grulli” e “mediocri”. La realtà supera sempre la fantasia.