Tutto Precario

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Prende vita il governo Berlusconi IV, che nella saga interminabile del Cavaliere perennemente a Palazzo Chigi, manca dell’aggettivo adatto per l’episodio. Dispiace, in fondo, anche un po’ che si sia formato, perché dopo l’ebbrezza del risultato elettorale e la spocchia esasperata e persino ingiustificata dei vincitori, si dovranno mettere da parte i sorrisi idioti (alla Gasparri per intenderci), per lavorare e farlo seriamente. Ci sarebbero molte cose da dire sul governo che nasce come ce n’erano altrettanto sul governo morto che è uscito anzitempo. Il passato è passato: godiamoci il presente, iniziando a questo punto a pensare che la morte non sia un fatto poi tanto negativo. Battute a parte, sono abbastanza disgustato da tutto questo dolciume politico, da questo politicamente corretto: Soro e la Finocchiaro che parlano finalmente della possibilità di opposizione “mite” (spiegassero quando mai hanno fatto un’opposizione con i “controcazzi); conforta (si fa per dire) che su questo punto siano perfettamente d’accordo con Bondi  e Cicchitto, in perfetto stile dalemiano… e poi si chiedono ancora che fine ha fatto la sinistra... tutta questa esasperata reverenza al nuovo presidente del Senato è persino retorica: d’accordo, è la seconda carica dello Stato, ma non dimentichiamoci il personaggio e soprattutto la sua storia penale, le sue amicizie mafiose. Fa quasi effetto nell’euforia di questo zuccheroso pigiama party bipartisan ricordare che è lui il personaggio dello straordinario (almeno per Berlusconi) “lodo Schifani” e soprattutto il mirabile difensore estremo del suo padrone. Quando, ad  esempio, Berlusconi disse che i magistrati erano “disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana”, dinanzi alla replica indignata di Rita Borsellino e Maria Falcone rispose che facevano “uso politico del loro cognome”. Fondatore di una società di brokeraggio, con dentro tutti grandi nomi della mafia, Schifani è il prototipo di chi, a furia di baciare culi, arriva in alto. Con tanti saluti all’antimafia. Ma ancora una volta la vera trionfatrice di questi giorni è l’informazione, che ancora una volta dimostra quanto sia miracolosamente “imparziale”: in questi giorni di formazione del governo, si è parlato di “trattative”, di “accordi”, di “avvicendamenti”. Quasi nessuno ha parlato della guerra intestina fatta da Mpa e da Rotondi, per vedersi rappresentare sulle poltrone ministeriali: Rotondi aveva tra l’altro già minacciato l’uscita dal governo. Non si è parlato della profonda delusione di Alleanza Nazionale per l’assenza nel governo di due personaggi dati già per ministri come Mantovano e Adriana Poli Bortone. Due anni fa le tv di “regime” raccontavano di un nascente governo Prodi in rissa per i dicasteri. Ieri erano risse, oggi sarebbero trattative. O c’è un’omissione o qualcosa non torna. Intanto il governo doveva avere 12 ministri soltanto, mentre in realtà sono 21… uno scambio di numeri può starci… qualcuno rettifica: 12 sono quelli con portafoglio. Cioè 12 che spendono. Quindi, ce ne sono 9 che non spendono. Ma se non spendono, a che diamine servono? Che poi non spendono, ma guadagnano… e lo stipendio da ministro non glielo toglie nessuno. Fatto il governo, insomma, trovato l’inganno. Altra genialata è la Giustizia data ad Alfano, l’essere dallo sguardo “confuso”:  di lui si dice che non abbia pendenze legali, il che è già qualcosa se sei iscritto a Forza Italia e se sei un forzista siciliano. Le cronache raccontano di lui solo di un bacio al boss mafioso di Palma di Montechiaro Croce Napoli, incontrato poco prima che morisse, al matrimonio della figlia. Alfano ha, però, sempre sostenuto di non sapere chi stesse baciando e di essere stato invitato dallo sposo. E si sa un bacio non si nega mai.E dulcis in fundo… l’ultima genialta è il dicastero inventato apposta per Calderoli… di porcata in porcata, questa proprio ci mancava… ancora più divertente di una campagna elettorale paraculo, imbastita sulla sicurezza, quando in Italia c’è in vigore la legge Bossi Fini che si sono fatti da soli. Un capolavoro.