Tutto Precario

ANONIMO TINTO


Toh, ci risiamo. Poco meno di un anno fa, raccontavo sulle pagine del quotidiano con cui collaboro di alcuni souvenir circolanti nella mia cittadina con immagini di paesaggi appartenenti a chissà quale altro posto. Oggi si scopre che sono ancora tra noi. La sensazione immediata dinanzi al ripetersi della questione è quella di dar ragione a quel mio responsabile di redazione, che spesso mi ripete che i commercianti del mio paese sono tutti delle bestie, che pensano solo al denaro, che se ne fottono di tutto e di tutti e che stanno affossando Otranto. Per fortuna, posso contraddirlo grazie all’esperienza: conosco, infatti, commercianti che rifiutano a priori queste porcherie. Il guaio, però, è che l’errore e la malafede di alcuni danneggia la reputazione di tutti. Ma l’episodio locale non è poi tanto lontano da quanto accade a tutti i livelli della vita sociale nazionale: l’anonimato. Basti pensare all’offerta universitaria, dove si offre una parvenza di istruzione, fatta di surrogati continui, che rende culturalmente anonimi, senza dare possibilità di emergere; basti pensare alle proposte economiche del “mordi e fuggi”, dove si continua a restare appeso in un mondo del lavoro che tende a rendere anonimi; basti pensare ai progetti (scolastici, ecclesiali, politici) ripresi da altri contesti e calati in maniera acritica sul territorio. Basti pensare alla politica dove si può dire e fare di tutto, senza il rischio di essere tacciati di razzismo, di incostituzionalità, di illegalità e dove il solo criterio per giudicare qualcuno sembra essere diventata la parvenza di ciò che dice di voler realizzare o di aver realizzato. Se poi si ritorna sul locale, che dire delle seghe mentali sulla promozione del tipico? Solo che, alla fine, si preferisce vendere prodotti in serie, made in China (a proposito… non si lamentavano tutti di questo mercato cinese?) o lamentarsi se qualcuno si azzarda a dirsi contrario ad eventuali speculazioni ambientali. Qualche giorno fa, ha fatto scalpore la notizia dell’idea del regista erotico Tinto Brass di elaborare un soggetto cinematografico al Capo di Palascia di Otranto, per un evidente richiamo fallico: nelle discussioni, sempre molto accese lette nei commenti al pezzo giornalistico, era divertente notare come emergesse evidente che per alcuni non risultasse un problema l’ipotesi di vedere una zona di un Parco naturale, ridotta a luogo di concessioni edilizie. Del resto, si diceva la gente “non vive di pietre”. In molti pensano ancora che sia l’anonimo costruire ad assicurare a tutti un futuro: forse lo assicura a chi oggi insiste per costruire anche laddove non servirebbe. Dovrebbe, però, pensare anche al futuro, a consegnare alle generazioni venture qualcosa di cui poter godere e vivere. Distruggere i luoghi o convertirli in maniera anonima, espropriandoli del tipico, costringerà anche i suoi figli all’anonimato. Una volta si diceva che il tipico ci avrebbe salvati. Oggi penso che Tinto Brass ci abbia visto giusto. Anonimi per anonimi, meglio affossare come si deve la memoria.