In tempi, caratterizzati dai cinque cerchi multicolore, sembra tutt’altro che di casa la tregua olimpica. Dopo tanto parlare nei mesi scorsi delle ragioni del Tibet, della questione dei diritti e del ruolo della politica come “veicolo di pacificazione”, della necessità di estraniare lo sport da questioni che non gli “appartengono”, sembra di essere piombati in un universo parallelo. Immagini di gioie e dolori sportivi si confondono con le scene strazianti di morte e distruzione provenienti dal conflitto Russia – Georgia, con fin troppa contraddittoria sovrapposizione. La tregua olimpica, dunque, non esiste più. La politica ha fatto tutt’altro che il proprio dovere: la tempistica della guerra scoppiata in concomitanza con la cerimonia di apertura dei giochi di Pechino ne ha sottolineato le contraddizioni e le ipocrisie.
TREGUA OLIMPICA?
In tempi, caratterizzati dai cinque cerchi multicolore, sembra tutt’altro che di casa la tregua olimpica. Dopo tanto parlare nei mesi scorsi delle ragioni del Tibet, della questione dei diritti e del ruolo della politica come “veicolo di pacificazione”, della necessità di estraniare lo sport da questioni che non gli “appartengono”, sembra di essere piombati in un universo parallelo. Immagini di gioie e dolori sportivi si confondono con le scene strazianti di morte e distruzione provenienti dal conflitto Russia – Georgia, con fin troppa contraddittoria sovrapposizione. La tregua olimpica, dunque, non esiste più. La politica ha fatto tutt’altro che il proprio dovere: la tempistica della guerra scoppiata in concomitanza con la cerimonia di apertura dei giochi di Pechino ne ha sottolineato le contraddizioni e le ipocrisie.