TARTARUGHE

...tutto ciò che ha a che fare con le tartarughe...

 
 

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Non sono un veterinario e questo è un Blog Amatoriale, pertanto, malgrado la cura posta nella raccolta del materiale, non posso assumermi la responsabilità totale delle informazioni riportate. In caso di seri problemi riguardanti la salute delle tartarughe, consiglio sempre e comunque di rivolgersi a persone qualificate e competenti.
Inoltre, molto del materiale presente è frutto di ricerche sul web, pertanto esiste la possibilità che nel blog siano state pubblicate foto o testi senza il consenso dell'autore o proprietario del diritto.
Se questo dovesse avvenire, vi chiedo gentilmente di contattarmi e in breve tempo verrà rimosso tutto il materiale non autorizzato.
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PULCE NON CE L'HA FATTA...

Post n°1272 pubblicato il 12 Marzo 2009 da G_ietta
 

Questa sera, dopo 8 mesi di malattia, tra alti e bassi, e dopo aver fato tutto ciò che era possibile fare, Pulce mi ha lasciata...

Ciao Pulce...

 
 
 

BELLE IMMAGINI

Post n°1271 pubblicato il 07 Marzo 2009 da G_ietta
 

Fonte immagine: http://www.neaq.org

 
 
 

Post N° 1270

Post n°1270 pubblicato il 07 Marzo 2009 da G_ietta
 
Tag: LETARGO
Foto di G_ietta

Come ogni anno, in questo periodo, sono a ricordarvi di non dare per scontato l'arrivo della bella stagione!
Per le tartarughe che letargano all'aperto, magari in recinti (debitamente protetti con foglie ecc) o terrari esterni, consiglio di limitardi a scoprire il primo strato protettivo, lasciandole tuttavia riparate.
Uno sbalzo di temperatura potrebbe essere loro fatale (ovviamente dipende dalla zona in cui vi trovate).
Predisponete, se volete, già acqua fresca e cibo, ma non "forzate" le tartarughe al risveglio, lasciate che il clima faccia il suo corso.

 
 
 

BIODIVERSITÀ: Salviamo le tartarughe amazzoniche

Post n°1269 pubblicato il 07 Marzo 2009 da G_ietta
 

Di: Mario Osava e Alejandro Kirk

L’attività di ecologista di questa guida turistica di 52 anni è poi diventata una vera e propria professione, con la collaborazione con alcuni ricercatori universitari.
Negli ultimi tre anni, Maranhão ha percorso ogni notte le spiagge della zona, tra fine settembre e inizio dicembre, in cerca di nidi con le uova appena deposte dai cheloni, animali conosciuti con il nome di un gruppo della loro specie, le tartarughe.
Le tracajá (Podocnemis unifilis, o Terecay, tartarughe d’acqua dolce) depongono in genere nel tardo pomeriggio, tra le 18 e le 22, mentre le pitiù (Podocnemis sextuberculata, o tartarughe aica), tra l’una e le quattro del mattino, e questo le costringe a lunghe passeggiate notturne che mettono a rischio il loro matrimonio, confessa Maranhão.
Il compito di rintracciare i nidi si conclude quasi due mesi dopo, quando nascono i piccoli. Il loro protettore li porta a casa sua e li assiste per altri due mesi, per poi liberarli nel Lago Verde, famoso per le belle spiagge che attirano molti turisti ad Alter do Chão, un comune del distretto di Santarém, a 800 chilometri dall’Oceano Atlantico lungo il Rio delle Amazzoni.
Tutte queste cure servono ad evitare che la gente mangi le uova e che i predatori naturali, come pesci e rapaci, divorino i piccoli. L’obiettivo è salvare la popolazione di cheloni, un ordine della classe dei rettili.
Si tratta di animali molto prolifici. Una tartaruga amazzonica (Podocnemis expansa), la specie più diffusa della regione, può deporre fino a 100 uova in ogni nido. Ma pochissime covate raggiungono l’età adulta, per l’intensa attività dei predatori di uova e di piccoli quando i gusci non sono ancora completamente induriti.
Per questo, l’azione delle comunità costiere è una buona soluzione per la conservazione e il mantenimento dei cheloni, sostiene Juárez Pezzuti, professore dell’Università Federale di Pará, che coordina le diverse ricerche sulla fauna acquatica amazzonica. Nel caso di animali con un alto tasso di fecondità e di mortalità come questi, bastano poche cure nella fase della procreazione per ottenere un’alta efficacia riproduttiva, assicura.
Grazie ad un progetto governativo di allevamento, che ha restituito a diversi fiumi amazzonici decine di milioni di piccoli e che dagli anni ’80 tutela 115 aree riproduttive, si è riusciti a scongiurare il rischio di estinzione che incombeva sulle tartarughe, e a recuperare la popolazione di questa ed altre specie.
Pezzuti confida nella gestione comunitaria per ragioni ecologiche e sociali. La caccia o la pesca di cheloni è proibita in Brasile dal 1967, come quella di altri animali selvatici. Ma la popolazione locale continua a mangiare la loro carne e le uova, in molti casi per necessità. Se non trovano le specie prevalenti, come la tartaruga e la tracajá, pescano anche le specie minori. Evitare la cattura delle femmine durante la deposizione delle uova, per esempio, elimina la causa principale della diminuzione di alcune specie. Anche prendersi cura della raccolta delle uova nei nidi più vulnerabili alla distruzione per inondazioni, calpestio del bestiame o per eccesso di femmine che depongono in uno stesso luogo, favorisce un’abbondanza di animali, e questo è importante per la popolazione locale cui interessa procurarsi il cibo. La tartaruga, un tempo molto abbondante, ha avuto una grande importanza alimentare nell’Amazzonia brasiliana negli ultimi tre secoli. L’aumento della popolazione locale, e la trasformazione della sua carne in un alimento di alto valore commerciale, unito all’utilizzo del suo olio per l’illuminazione stradale, hanno portato al sovrasfruttamento e alla minaccia di estinzione. Pezzuti, un etnoecologo che nelle sue ricerche post-laurea e di dottorato ha studiato la riproduzione dei cheloni in Amazzonia, dà molta importanza alle conoscenze della popolazione locale nei suoi studi. Per questo parla di gestione congiunta e cerca di integrare i saperi tradizionali con le nozioni accademiche. La scienza “eurocentrica” in genere ignora l’esperienza popolare, il che ha ostacolato in qualche modo i progressi nelle ricerche e, in non poche occasioni, ha portato a conclusioni sbagliate, secondo il professore. “Per me sarebbe impossibile lavorare senza ricorrere ai saperi tradizionali delle popolazioni amazzoniche, accumulati nei secoli”, ammette. Nella ricerca sui cheloni del Lago Verde realizzata da Rachel Leite nella sua tesi post-laurea, sotto la supervisione di Pezzuti, compare, oltre a Maranhão, anche Paulo de Jesus, barcaiolo ed eccelso pescatore di tartarughe.
Durante una spedizione insieme ai ricercatori e ai giornalisti di questo articolo, Jesus è riuscito a pescare, afferrandoli con le mani, cinque esemplari di tartaruga, Terecay e carbonaria (Chelonoidis carbonaria), tuffandosi a due metri di profondità in un “igapó” (foresta sommersa) del Lago Verde. La sua capacità visiva, che gli permette - dove due ricercatori e un giornalista non vedono nulla - di individuare i cheloni che si avventurano nell’acqua verde terrosa, rivela la capacità che ha sviluppato come cacciatore per la sopravvivenza e con la sua attuale attività, la cattura di pesci ornamentali. Oggi la sua esperienza è al servizio della scienza, e forse per questo elude la domanda sulla possibilità di riprendere a mangiare tartarughe. I cheloni catturati vengono identificati, misurati, marcati e riportati nel luogo in cui sono stati trovati dalla ricercatrice Leite, che da settembre si dedica alla loro ricerca in diverse zone del Lago Verde. All’inizio era “esasperante, non riuscivamo a vedere gli animaletti”, ricorda. Più tardi, i pescatori le hanno spiegato che gli animali erano “sotterrati nel fango”: era il periodo di bassa marea, quando il livello delle acque del Lago può scendere fino a sei metri.
Adesso, con la crescita del fiume Tapajós, che alimenta il lago, è più facile trovarli sugli alberi, a prendere il sole, o sott’acqua. Lo studio di Leite stimerà la popolazione delle cinque specie trovate nel Lago Verde, la loro distribuzione geografica e stagionale. Le misurazione e la marcatura del guscio di ogni esemplare permetteranno di conoscere la sua crescita al momento della successiva cattura, spiega la biologa.
Per la ricerca sulla riproduzione, Leite conta sull’aiuto di Maranhão, un altro esperto pratico che riesce ad individuare i nidi dove gli altri intravedono appena qualche alterazione della spiaggia. Durante le sue passeggiate notturne, non si limita a trovare i nidi, ma cancella anche le tracce lasciate dalle femmine per impedire che i cacciatori trovino le uova. La vocazione di Maranhão gli ha anche permesso di diventare educatore ambientale: porta bambini e turisti a vedere la nascita delle piccole tartarughe. La sua grande esperienza viene confermata anche da Roberto Santos, il barcaiolo che ha guidato l’equipe di ricercatori e giornalisti nell’osservazione di cinque nidi, in due dei quali erano nati 10 piccoli, condotti poi alla “culla” di Maranhão. Santos si “emoziona” vedendoli, e dopo questa esperienza si dichiara “difensore delle tartarughe”. “Adesso vedo la vita che nasce, prima non ne avevo coscienza”, spiega.

Fonte: http://ipsnotizie.it

 

 

 
 
 

BELLE IMMAGINI

Post n°1268 pubblicato il 03 Marzo 2009 da G_ietta
 

 
 
 

Tartarughe Meeting 2009

Post n°1267 pubblicato il 24 Febbraio 2009 da G_ietta

Sabato 28 febbraio, dalle ore 11 alle ore 18,30, presso la sala conferenze dell’Acquario di Cattolica, il Tarta Club Italia in collaborazione con Jemmi Acquario, Sera Italia e Tetra organizza il Tartarughe meeting 2009, una giornata aperta a tutti interamente dedicata al mondo delle tartarughe. Esperienze a confronto tra esperti, ricercatori, allevatori amatoriali e legislatori.
La situazione italiana delle tartarughe terrestri è ad un passo dal disastro a causa della diminuzione degli habitat, degli incendi, del bracconaggio, degli abbandoni in zone non adeguate e delle leggi che di fatto incentivano l’illegalità ed il mercato nero. Di tutto questo si parlerà al meeting di Cattolica.
La scelta dell’Acquario romagnolo nasce dalla collaborazione attiva con il Tarta Club Italia, l’associazione naturalista “no-profit” che con i suoi oltre 1100 soci si batte per la tutela, il recupero, l’adozione delle tartarughe e si adopera per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche legate alla sopravvivenza ed all’abbandono di questi rettili.
La collaborazione con l’Acquario nasce dalla volontà e dall’intento di aiutare tutte quelle persone che non riescono più a gestire animali come le tartarughe di acqua dolce o sono in procinto di adottarne qualche esemplare. Per maggiori

informazioni: www.tartaclubitalia.it
Fonte: http://www.mareinitaly.it
Autore: Claudio Gallucci

 
 
 

BELLE IMMAGINI

Post n°1266 pubblicato il 11 Febbraio 2009 da G_ietta
 

 
 
 

TARTARUGHE EMIGRARONO PASSANDO PER IL POLO

Post n°1265 pubblicato il 11 Febbraio 2009 da G_ietta
 

Circa 90 milioni di anni fa, colonie di testuggini originarie dell'Asia partirono alla volta del Nord America. Mentre fino ieri si pensava che questi rettili avessero attraversato il globo passando per lo stretto che collega la Russia all'Alaska, oggi una nuova scoperta suggerisce che questi animali - e forse molti altri - possano aver usato una scorciatoia. Lo studio e' stato pubblicato sulla rivista 'Science'. Il nuovo scenario migratorio, ipotizzato da ricercatori della University of Rochester di New York, presuppone che all'epoca esistesse un fitto arcipelago di isole vulcaniche in un mare artico molto piu' caldo di oggi e che quindi le testuggini siano passate per il mare artico. Le conclusioni sono basate sul ritrovamento di un fossile di tartaruga sull'isola di Axel Heiberg, che si trova a ovest della Groenlandia. Il fossile sembra essere quello di una particolare specie di tartaruga, l'Aurorachelys gaffneyi, vissuta circa 120 milioni di anni fa in Mongolia. Gli scienziati pensano che all'epoca parte dei vulcani fosse emersa creando cosi' un fitto arcipelago di isole; inoltre, a causa della loro intensa attivita', il Polo Nord doveva essere privo di ghiacci e la temperatura di circa 30 gradi superiore all'odierna, con frequenti precipitazioni. Un clima insomma molto piu' ospitale per il 'viaggio' di questi animali

Fonte: http://www.ansa.it

 
 
 

Recuperate due tartarughe marine nelle acque dell'Argentarola

Post n°1264 pubblicato il 11 Febbraio 2009 da G_ietta
 

Porto Ercole: Nella serata di ieri, a largo dell’Argentarola e di Porto Ercole, il Motopesca di Porto Santo Stefano “Nuova Provvidenza” ha pescato accidentalmente 2 tartarughe marine del tipo “caretta caretta”.
La Guardia Costiera ha provveduto ad affidare i due esemplari, della lunghezza rispettivamente di 38 e 59 cm ed in apparente buona salute grazie anche al prezioso primo intervento dell’equipaggio del suddetto peschereccio, alla Clinica Veterinaria del Centro Recupero Tartarughe Marine del Parco della Maremma di Talamone, per i trattamenti sanitari del caso.   
Con quelle di ieri, sono ben 7 le tartarughe marine recuperate dal mese di dicembre ad oggi nelle acque dell’Argentario.

 
 
 

BELLE IMMAGINI

Post n°1263 pubblicato il 07 Febbraio 2009 da G_ietta
 

 
 
 

FOSSILE TARTARUGA PROVA ANTICO EFFETTO SERRA

Post n°1262 pubblicato il 04 Febbraio 2009 da G_ietta
 

WASHINGTON.
L'Artide 90 milioni di anni fa era un posto molto piu' temperato: senza ghiacci e con passaggio migratorio degli animali preistorici. Lo sostengono alcuni scienziati dopo la scoperta di un fossile di tartaruga asiatica nell'Artide canadese. Secondo i ricercatori, tra cui Donald Brinkman del Royal Tyrell Museum dell'Alberta, la tartaruga tipica della Mongolia, chiamata 'tartaruga aurora', con il guscio quasi perfettamente rotondo, esistente all'epoca dei dinosauri e da tempo estinta, avrebbe percorso migliaia di chilometri dal suo habitat originario nelle acque dolci dell'Asia passando non dall'Alaska ma direttamente dal polo Nord. Questo proverebbe che nel polo Nord le temperature in passato erano molto piu' temperate, al punto da rendere l'Artide un percorso migratorio delle creature preistoriche. Secondo i ricercatori un 'super effetto serra', forse originato da eruzioni vulcaniche, causo' 90 milioni di anni fa un'enorme emissione di anidride carbonica scaldando i poli ed aprendo nuovi passaggi per gli animali migratori, comprese le tartarughe.

Fonte: http://www.ansa.it

 
 
 

PULIZIA ACQUARIO

Post n°1261 pubblicato il 25 Gennaio 2009 da G_ietta
 

La puliazia dell'acquario ha un ruolo fondamentale nell'allevamento delle tartarughe (come di ogni altro suo ospite, ovvio), un acquario sprorco e mal manutentato può provocare danni alla salute degli esemplari, ma anche cattivi odori nell'ambiente in cui è ospitato, nonchè il mal funzionamento ed il deterioramento degli apparecchi come filtro, lampade e riscaldatori.
I tempi e le modalità di pulizia dipensono da molti fattori: dal numero di esemplari ospitati, dalla qualità del filtro ecc...
Generalmente ogni 2-3 mesi (così opero io) svuoto l'acquario grazie ad un tubo di gomma, pulisco i vetri (interni ed esterni), spazzolo le aree emerse ed i sassi, inoltre smuovo la sabbia per far si che i detriti riemergano per essere poi aspirati; la pulizia del filtro è l'operazione che richiede più tempo (1 ora circa).
Una volta l'anno butto le spugne, il carbone ed i cannolicchi per essere sostituiti.

 
 
 

Trani, rinvenuta una tartaruga Caretta Caretta

Post n°1260 pubblicato il 18 Gennaio 2009 da G_ietta
 

Sulla scogliera nei pressi della Cattedrale
Nell'ambito dei controlli per la tutela delle coste dall'inquinamento predisposti dalla Guardia Costiera è stata rinvenuta nella mattina del 15 gennaio, sugli scogli nei pressi della Cattedrale di Trani, una tartaruga Caretta Caretta di circa 70 centimetri di carapace, con 5 scudi costali e del peso di 40 chilogrammi.
La tartaruga era ormai morta ed in avanzato stato di decomposizione.
La stessa non presentava segni di ami conficcati o ferite in genere.
Subito il Maresciallo Rocco Rizzo, dell'Ufficio Locale Marittimo, ha allertato il WWF ed attivato la procedura per il recupero dell'animale.
Il Comandante dell'Ufficio Circondariale Marittimo, Giuseppe Stola, evidenzia che si tratta del terzo ritrovamento di tartarughe morte dall'inizio dell'anno, un vero record per il circondario di Barletta.

Fonte: http://www.bat24ore.it


 
 
 

Post N° 1259

Post n°1259 pubblicato il 04 Gennaio 2009 da G_ietta
 

 
 
 

Jonathan, 176 anni e non sentirli

Post n°1258 pubblicato il 04 Gennaio 2009 da G_ietta
 

Che le tartarughe fossero creature longeve lo sapevamo, ma ce n'è una che di anni ne ha addirittura 176. Si chiama Jonathan, e a quanto pare sarebbe l'esemplare di tartaruga terrestre più vecchio al mondo.
Vive a St. Helena, l'isola del Sud Atlantico famosa per avere ospitato Napoleone durante il suo esilio, in compagnia di altre tartarughe: David, Speedy, Emma, Fredricka e Myrtle. Sull'isola Jonathan è una vera celebrità e per la sua età gli sono riservati moltissimi onori.
È l'unica delle tre tartarughe che arrivarono nell'isola nel 1882, dalle Seychelles, ed all'epoca aveva circa 50 anni. Sono state ritrovate delle fotografie di fine '800 che lo ritraggono, già settantenne, intento a sgranocchiare un po' d'erba, mentre alle sue spalla passavano dei prigionieri di guerra boeri.
Jonathan è stato inconsapevole spettatore dell'incoronazione di otto regnanti (da Giorgio IV ad Elisabetta II). Fu il governatore Sir Spencer Davis a ribattezzarle questa tartaruga Jonathan nel 1930.
Centosettantasei anni e non sentirseli addosso, sarebbe il caso di dire, dal momento che Jonathan ha ancora le energie necessarie per accoppiarsi con le tre tartarughe femmine della comunità.

Autore: Ornella Lodin
Fonte: http://www.tifeoweb.it

 
 
 

Centrochelys sulcata

Post n°1257 pubblicato il 03 Gennaio 2009 da G_ietta
 

Questa specie di Tartaruga, dopo quelle Galapagos, è sicuramente la più grossa in circolazione, infatti raggiunge gli 85 centimetri di lunghezza e un peso fino ai  100kg.  Generalmente le femmine rimangono più piccole rispetto ai maschi!
L'area di distribuzione si estende a sud del deserto del Sahara occidentale Senegal in Etiopia orientale.
Il biotopo della Centrochelys sulcata spazia dal deserto alla savana secca. 
Nel deserto la tartaruga scava dei passaggi sotterranei lunghi diversi metri in modo da evitare il caldo del giorno e allo stesso modo il freddo della notte.
L'allevamento non è impossibile, basta avere molto spazio per consentire a questa tartaruga di potersi muovere e scavare rifugi.
L'alimentazione è simile a quella di tutte le terresti: verdure, frutta, erbe selvatiche, fiori, amano il foraggio ed il fieno (che aiuta la digestione di questi bestioni speronati!)


 
 
 

PESI ACQUATICHE 2009

Post n°1256 pubblicato il 02 Gennaio 2009 da G_ietta
 
Foto di G_ietta

____________________________________________________

02/01/2009

PIRANHA: 520g
BARRACUDA: 308g
SQUALO: 192g
MURENA: 214g
ORCA:  346g

____________________________________________________

 
 
 

Bollettino medico di Pulce

Post n°1255 pubblicato il 02 Gennaio 2009 da G_ietta
 

Pulce sta abbastanza bene, nel senso che mangia e scarica (non regolarmente), beve anche molto, quindi l'idratazione è ok, è vispa, reagisce agli stimoli e scorrazza, per quanto può, nel terrario di emergenza...
Il peso, anche se di poco aumenta...insomma, tutto va bene, zampe a parte, ma quelle penso siano irrecuperabili.

 
 
 

Post N° 1254

Post n°1254 pubblicato il 02 Gennaio 2009 da G_ietta
 

 
 
 

Post N° 1253

Post n°1253 pubblicato il 31 Dicembre 2008 da G_ietta
 

 
 
 
 
 

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Un blog di: G_ietta
Data di creazione: 31/03/2006
 

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LE MIE INTERVISTE

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CHE COS'E' LA CITES



La CITES è la convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione
(CITES= Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), firmata a Washington il 3 marzo 1973 (e per questo conosciuta in Europa anche come "Convenzione di Washington") è un trattato internazionale applicato in più di 130 Paesi del Mondo. Il suo scopo è di disciplinare il commercio internazionale di specie animali e vegetali affinché questo non ne minacci la sopravvivenza.
www.corpoforestale.it

L'Ufficio CITES puo' fornire informazioni sulle specie protette e sulle leggi in vigore.
La polizia giudiziaria ha il compito di vigilare sull'applicazione delle norme in vigore. Per quanto riguarda il possesso di animali esotici e animali selvatici nostrani protetti e' competente l'Ufficio CITES presso il Corpo Forestale dello Stato (tel. 026709479).
In particolare si ricordino alcune norme che riguardano le tartarughe:
Tartarughe di terra (genere Testudo).
Tutte le tartarughe del genere Testudo sono protette e il loro possesso deve essere denunciato all'Ufficio CITES, cosi' come, entro 10 giorni, ogni nuova nascita e i decessi.
Tartarughe esotiche d'acqua: la maggioranza delle specie di tartarughe d'acqua esotiche in commercio non sono protette. Per verificare con esattezza se la specie in possesso rientra in questa categoria e' possibile chiedere informazioni al'Ufficio CITES presso il
Corpo Forestale dello Stato tel. 026709479.
Queste tartarughe sono esotiche e non possono quindi essere rilasciate in natura a causa dei danni che provocherebbero alla fauna locale. Per questo il WWF sconsiglia l'acquisto di specie esotiche, non solo tartarughe.
Chi non fosse piu' in grado di occuparsi della propria tartaruga puo' rivolgersi a:
ENPA sede di Milano tel 0297064220

Centro tartarughe CARAPAX a Massa Marittima in Toscana
tel 0566/940083 carapax@cometanet.it

 

SEI PRONTO AD ALLEVARE UNA TARTARUGA?


1-DA DOVE PROVIENE?

conoscere l'esatta provenienza dell'esemplare scelto ci farà capire meglio le sue esigenze di allevamento.
2-CHE DIMENSIONI RAGGIUNGE?
è importante sapere anticipatamente quanto crescerà la nostra tartaruga, in modo tale da essere certi di poterle offrire uno spazio adeguato, senza poi,come succede fin troppo spesso, doversene liberare.
3-SERVE IL CITES?
Prima di acquistare l'esemplare che abbiamo scelto verifichiamo se,quella specie,necessita di documentazione, e che, il negoziante o l'allevatore ce lo rilasci.
In modo da evitare sanzioni o addirittura il sequestro dell'esemplare.
4- COSA MANGIA?
La dieta deve essere varia equilibrata e deve evitare i mangimi confezionati.
Deve,per quanto possibile,racchiudere tutti i cibi che normalmente la tartaruga troverebbe  nel suo habitat naturale.Un'alimentazione errata può provocare gravi danni alla salute delle nostre Belve.
5- A CHE TEMPERATURA/UMIDITà ecc. DEVE VIVERE?
Molte persone si preoccupano solo di avere un esemplare "particolare", ignorando però che magari, quell'esemplare è nato in foreste tropicali, e che quindi, avrà molte difficoltà a vivere nei nostri climi, o comunque in piccoli terrari dove si "cerca" di ricreare l'habitat naturale.
Occorre conoscere a che temperature vanno in letargo e a quali si svegliano.
Informarsi, quindi, su tutto ciò che sono le "necessità biologiche"(passatemela!) della tartaruga.cerchiamo magari di prediligere specie autoctone.








 

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