Esisto e Resisto

Facebook: rapporto on line/off line


di Giulietta Capacchione su PsicoCafé Gli psicologi si affannano molto a cercar di capire quanto la vita sociale on line incida su quella offline e uno dei nodi centrali su cui si accapigliano è se gli effetti di questa “ingerenza” siano nella direzione di un depauperamento o di un potenziamento. La risposta non è e non può essere univoca e rappresenta uno di quei casi in cui non ha ragione nessuno. L’altro giorno un amico mi racconta di essersi iscritto su Facebook al gruppo “Vorrei andare a vedere una mostra, ma non trovo nessuno con cui andarci” o qualcosa del genere. Nella bacheca del gruppo ha lasciato un messaggio del tipo: “c’è questa mostra, in questo posto alle ore tot, qualcuno ci vuol venire?”. A quel punto una ragazza ha detto “ci vengo io” ed ecco qui che due internauti sconosciuti sono usciti dal cyberspazio e sono diventati due persone in carne ed ossa che vanno a vedersi una mostra insieme. Un’esperienza uguale e contraria è però altrettanto possibile con i propri amici con cui si comincia a vivere un intenso rapporto telematico. Si conoscono i dettagli della loro giornata, aggiornati ogni cinque minuti, si vedono le fotografie del viaggio che hanno fatto questo weekend, si vede il video della loro bambina che ha compiuto un anno, eccetera eccetera, eccetera. Il pericolo che la frequentazione telematica, se si manifesta in questa forma così puntuale e saliente, induca una certa pigrizia alla frequentazione offline esiste ed è innegabile. Esiste il pericolo che incontrarsi dal vero diventi tutto sommato superfluo, perché il bisogno di socializzazione e frequentazione è in qualche modo soddisfatto. Soddisfatto dalla vicinanza telematica con l’amico in questione e soddisfatto perché “riempito” dalla moltitudine di altri legami telematici esistenti. Naturalmente la qual cosa è interpretabile come “pericolo” se si dà per scontato che la frequentazione vis a vis sia in generale più opportuna, più sana, più completa, più. Lo è? Io direi che possiamo concederlo questo, pur senza sminuire l’intensità e la rilevanza delle frequentazioni on line. Un abbraccio, un bacio o una stretta di mano non sono esattamente un dettaglio nei rapporti fra le persone, come non è un dettaglio poter condividere le esperienze, oltre che osservarsi reciprocamente mentre le si vive, in solitudine. La vignetta che illustra questo post è ironica, ma, come tutte le rappresentazioni umoristiche, intercetta con l’estremizzazione una verità. E’ indubbio che chi ha cerchie sociali molto ristrette per motivi personali o lavorativi o logistici, possa trovare su un social network il modo di circondarsi di persone che svolgano il famoso ruolo di supporti sociali. Funzione di vitale importanza per le persone da cui dipende in definitiva la loro capacità di affrontare le vicissitudini dell’esistenza, la loro “tenuta” psicologica in termini di benessere e qualità della vita e persino la loro salute. E resta altrettanto indubbio che lo spazio psichico delle persone non è infinito e quanto più è saturato di update, chat, messaggi, gruppi, eventi, applicazioni e chincaglierie telematiche tanto meno ne rimane per un caffè al bar. La variabilità delle possibilità in questo senso è però il vero motivo per cui non si può sancire una volta per tutte che la socialità su internet è depauperante o facilitante. All’interno di un ipotetico continuum osserveremo la massima diversità delle circostanze e delle scelte, modulate incessantemente dalla personalità degli utenti, dai loro scopi e dai loro bisogni.