UNHOLY

DEFEZIONE


Sarei dovuto essere in batteria ieri sera ma la solita spalla in frantumi e la prospettiva di imbarcarmi verso non so bene dove mi hanno convito, mio malgrado, a desistere. Arrivata mezzanotte lo stomaco mi dice che non ne posso più di stare a casa. A chiacchierata con un’amica conclusa faccio il bagno nel “OFF” e salto in macchina. Non ho voglia di andare distante ma due passi so dove andare a farmeli. Parcheggio nel solito posto di sempre e scendo. Ci sono voci lontane e luci appese in alto, tra gli alberi, gialle e confortevoli. Mi incammino, saltando da un’ombra all’altra, facendo piano. Negli ultimi anni non è più il posto tranquillo di una volta ma tutto sommato ancora adesso basta sapere dove NON andare e nessuno ti rompe le balle. Fiuto l’aria e tendo le orecchie per capire da che parte viene il vociare di una partitella di calcio notturna, confuso nello strano gioco di echi di ‘sto posto. Scivolo. Mi fermo solo ogni tanto per godermi degli scorci e domandarmi perché ami così tanto questo posto. Una sorta di recinto magico. Qualche goccia cade e mi ritrovo a sperare in una inaspettata e graditissima doccia all’aperto, ma non accade. Il vento si infila tra le foglie lassù in alto, tra i rami di questi alberi alti e dritti, scuri, e pare quasi una fontana zampillante sussurri. Rimetto in moto e arrivo a casa. Sono tranquillo. Alzo la testa e le nuvole finalmente si fanno da parte. Me ne resto beato, in silenzio, per un po’. È semplice, alle volte va così e a me non dispiace.Tell me I’m a foolWell I will be you king