Un libro deve dare, non prendere. E su questo non ci piove, almeno sui lidi di Emilio. Dare cosa? Intrattenimento, ovviamente. Avventura, divertimento, evasione, certo. E profondità. Per profondità, intendo far riflettere. Un libro deve far riflettere, se non lo fa, è un libro morto, inutile, fine a sé stesso.Far riflettere su cosa? Sulle cose che non vanno nella nostra società, sulle potenzialità che noi abbiamo per rendere questo mondo un paradiso e che non usiamo, sulla natura che è la Dea della Bellezza. Ovviamente sto parlando di fantasy, ragazzi, quindi la profondità sarà rivestita del manto giocoso dell'avventura e della magia!Ci sono due tipi di libri che trasmettono la "profondità" sopra elencata (con tutte le sfumature di grigio possibili): 1- quello che mostra quanto bella possa essere la bellezza e 2- quello che ti mostra quanto la bruttura possa essere brutta, per poter apprezzare di più la bellezza che abbiamo. Per "bruttura", intendo guerra, malattie, inquinamento, scenari apocalittici e chi più ne ha più ne metta. Un esempio lampante del primo gruppo: Il Signore degli Anelli. Tolkien, nel suo capolavoro, spinge l'acceleratore sulla Bellezza: la bellezza della Natura, la bellezza dell'amore, la bellezza dell'amicizia.Dell'altro gruppo potrei citarvi la trilogia di Magdeburg, di Alan Altieri. Scenari cupi, gotici, violenza, cattiveria pura. A volte ci si può sentire stranamente attirati da questo genere. Io lo leggo quando sento il bisogno di un'immersione nel buio e una rinascita nella luce. Al di là di ogni dubbio, c'è da dire che questo secondo gruppo ha riequilibrato un po' il genere fantastico: prima gli scenari sembravano un medioevo uscito dalla penna di Walt Disney. Ora invece, abbiamo un po' più di realismo.Perchè vi sto dicendo tutto questo? Vabbeh, ve lo dico: volevo solo darmi una spiegazione del perchè ho lasciato neanche a metà Metallo Urlante di Evangelisti. Troppa bruttura. In questo momento sono più per il primo gruppo. Quasi, quasi mi sparo un vecchio Terry Brooks
Smeagol Thoughts
Un libro deve dare, non prendere. E su questo non ci piove, almeno sui lidi di Emilio. Dare cosa? Intrattenimento, ovviamente. Avventura, divertimento, evasione, certo. E profondità. Per profondità, intendo far riflettere. Un libro deve far riflettere, se non lo fa, è un libro morto, inutile, fine a sé stesso.Far riflettere su cosa? Sulle cose che non vanno nella nostra società, sulle potenzialità che noi abbiamo per rendere questo mondo un paradiso e che non usiamo, sulla natura che è la Dea della Bellezza. Ovviamente sto parlando di fantasy, ragazzi, quindi la profondità sarà rivestita del manto giocoso dell'avventura e della magia!Ci sono due tipi di libri che trasmettono la "profondità" sopra elencata (con tutte le sfumature di grigio possibili): 1- quello che mostra quanto bella possa essere la bellezza e 2- quello che ti mostra quanto la bruttura possa essere brutta, per poter apprezzare di più la bellezza che abbiamo. Per "bruttura", intendo guerra, malattie, inquinamento, scenari apocalittici e chi più ne ha più ne metta. Un esempio lampante del primo gruppo: Il Signore degli Anelli. Tolkien, nel suo capolavoro, spinge l'acceleratore sulla Bellezza: la bellezza della Natura, la bellezza dell'amore, la bellezza dell'amicizia.Dell'altro gruppo potrei citarvi la trilogia di Magdeburg, di Alan Altieri. Scenari cupi, gotici, violenza, cattiveria pura. A volte ci si può sentire stranamente attirati da questo genere. Io lo leggo quando sento il bisogno di un'immersione nel buio e una rinascita nella luce. Al di là di ogni dubbio, c'è da dire che questo secondo gruppo ha riequilibrato un po' il genere fantastico: prima gli scenari sembravano un medioevo uscito dalla penna di Walt Disney. Ora invece, abbiamo un po' più di realismo.Perchè vi sto dicendo tutto questo? Vabbeh, ve lo dico: volevo solo darmi una spiegazione del perchè ho lasciato neanche a metà Metallo Urlante di Evangelisti. Troppa bruttura. In questo momento sono più per il primo gruppo. Quasi, quasi mi sparo un vecchio Terry Brooks