Tallund

Post N° 23


1DrenSkota, la gazza ladra, si posò su di un ramo spoglio. Mi sta facendo faticare quel ragazzaccio umano!, pensò il pennuto. Però era anche divertente seguirlo. Guardò giù e vide lo smilzo umano dai capelli rosso fuoco imboccare un nuovo sentiero. Eccolo che cambia di nuovo direzione!, Skota era esasperata. In un baluginio di penne bianche e nere si ritrovò in poco tempo posata su di un altro abete.  * * *- Nynia! – Dren Beorksson scostò un ramo e si guardò in giro. Timidi raggi solari, divincolandosi attraverso i fitti rami degli abeti, andavano a illuminare uno spesso tappeto di felci e muschio. Una vertigine gli fece piegare le ginocchia e il ramo gli schizzò in pieno volto. Maledizione!Ancora non si era del tutto ristabilito, aveva già il fiatone dopo una semplice corsetta nel bosco. Ma vertigini e spossatezza non lo avrebbero di certo fermato. Mise le mani a cono attorno alla bocca e gridò di nuovo il nome della vecchia: - Nyniaa!            Strinse forte la borsetta di cuoio e riprese a correre, ma dovette fermarsi dopo neanche venti passi. Si sedette su di una pietra muschiata, aspettando che il mondo smettesse di sobbalzare. Osservò di nuovo il sacchetto: le dimensioni all’incirca della sua testa, cuoio reso liscio e scuro dall’usura e dal tempo, lacci ballerini che stringevano l’apertura. Dren non aveva dubbi: quello era il misterioso skynja na woolga, il sacchetto di pelle di gufo dei Camminatori. Al suo risveglio lo aveva trovato sotto le pieghe della coperta, come c’era andato a finire rimaneva un mistero. Di sicuro l’anziana sciamana non glielo aveva lasciato appositamente. O almeno credo…, no, che andava mai pensando! I Camminatori trattavano lo skynja come una parte del loro corpo anzi, di più, come un frammento della loro anima. Da quando erano in grado di camminare – ossia molto presto – lo portavano con sé, imbottendolo, anno dopo anno, di pietruzze, foglie, piume, talismani e qualsiasi altro oggetto che ritenessero, in qualche modo, speciale. In punto di morte, lasciavano in eredità lo skynja al parente più stretto, o meglio, l’involucro di pelle. Le chincaglierie al suo interno venivano sepolte con il loro legittimo proprietario.Dren si rigirò tra le dita lo skynja, chiedendosi quanti secoli potesse avere e quali misteriosi oggetti racchiudesse. Non osava aprirlo ma, scuotendolo, si percepiva un lieve tintinnio metallico e dalla sua apertura spuntava l’estremità di un rametto. Fossi costretto ad attraversare mezza Tallund riporterò lo skynja alla sua legittima proprietaria! La vecchia Camminatrice lo aveva salvato da morte certa, restituirle il sacchetto era il minimo che poteva fare per sdebitarsi. Inoltre, in quei tempi, era diventato pericoloso per quei bizzarri nomadi frequentare i centri abitati. Certo, se Bron lo avesse visto adesso, sudato e senza forze, all’inseguimento di una di loro, chissà quante gliene avrebbe dette. Suo fratello maggiore, a differenza di Dren, non era mai andato pazzo per i Camminatori, ritenendoli ladri, pagliacci e con la mente vacillante.Alla faccia di Bron! , si rialzò e riprese a correre. Ma dopo una decina di minuti, dovette arrendersi. Si scostò i capelli rosso fuoco dagli occhi e chiamò un’ultima volta la vecchia.Nulla.La luce cominciava a scarseggiare e le sue forze erano allo stremo. Non vide altra scelta che ritornare indietro, verso casa, con la coda fra le gambe. Avrebbe trovato un sistema per ritrovarla, magari con l’aiuto di Treed. O forse, semplicemente, Nynia si sarebbe accorta di aver lasciato lo skynja a casa Beorksson e sarebbe tornata indietro. Fiducioso che le cose si sarebbero risolte, ritrovò quel po’ di forza che gli diede la spinta per tornare a Riddar-Dalen. Prima che faccia buio starò a casa, davanti un bel piatto di stufato di mamma Dara. Il suo esigente stomaco di quattordicenne brontolò, ricordandogli che era convalescente e che aveva bisogno di nutrimento. Dren si sentiva più magro del solito: la magia di Nynia aveva eliminato il veleno della vipera di montagna ma, con esso, sembrava fossero sparite anche un bel po’ di calorie.A non oltre un miglio da casa sentì i rumori. Stava scendendo lungo la dorsale di Monte Caprone, in lontananza le abitazioni si abbellivano di luci accoglienti. A Dren sembrava già di sentire l’odore della cucina di sua madre, e le parole di scherno di suo fratello rivolte al padre: quell’ inetto starà in cerca di un’altra vipera! Agli inferi Bron! Come se suo fratello non si fosse mai cacciato nei guai…Un brivido, non sapeva se di freddo o dovuto alla debolezza, gli corse dietro la nuca quando entrò in una zona più buia del sentiero. Il crepuscolo era alle porte, ma lì in mezzo sembrava notte inoltrata. Alti abeti danzavano al ritmo di un vento nordico. Un rapace notturno, da qualche parte dietro quei rami, pronunciò il suo giuramento: quella notte un roditore sarebbe morto.Dren cercò di allontanare quei pensieri lugubri, ancora due curve, una a sinistra e l’altra a destra, e sarebbe rientrato nel cerchio protettivo di Riddar-Dalen. Ma dovette fermarsi: quello che sentiva ora erano risate di uomini intervallate da un ringhio terrorizzante.Una premonizione lo spinse a lasciare il sentiero e ad andare a vedere.  * * *Il suo primo istinto fu quello di gridare. Gridare a squarciagola, come un bambino, tutta la sua paura e la sua rabbia. Ma poi, l’adulto che era in lui, lo spinse dietro un masso.Non appena aveva lasciato il sentiero aveva dovuto fare solo pochi passi per scoprire l’origine degli schiamazzi. La visione lo colpì all’improvviso con la rudezza di un colpo allo stomaco: un Segugio Nero era intento a strappare brandelli di carne umana. Un soldato thuryanar rideva con le braccia incrociate sul petto, osservando compiaciuto la scena, un altro teneva al guinzaglio la bestia e farfugliava qualcosa contro il cadavere. Contro il corpo un tempo appartenuto a Nynia.Dren era appoggiato con la schiena contro il masso e si sentiva come se qualcuno gli avesse strappato via il fiato. Annaspava alla ricerca disperata di aria, ma il suo respiro rimaneva bloccato. Dei onnipotenti! Se un Segugio era presente a Riddar-Dalen, significava che i thuryanar sapevano già tutto. Quei cani enormi e neri come la peste erano già riusciti a scovare l’origine della magia e a portarvi i loro padroni.Strinse forte lo skynja e lo guardò, cercando di resistere all’istinto di gridare. Quando la vecchia Camminatrice era passata di lì per caso e aveva deciso di aiutare Dren, aveva firmato la sua condanna. Un conto era operare la magia in luoghi remoti e inaccessibili, un altro era metterla in atto in un centro abitato e frequentato dai thuryanar.Dren maledisse se stesso per essere stato così sciocco da farsi mordere da quella vipera.Maledisse i suoi per aver lasciato che la vecchia usasse la sua magia per guarirlo.Maledisse Nynia per essere stata così avventata – o così terribilmente buona – di usare il suo potere oramai fuorilegge.Ma più di chiunque altro maledisse il nuovo governo folle di Thuryan.Si affacciò cauto da dietro la pietra. Si rese conto troppo tardi che non avrebbe dovuto muoversi.Il Segugio l’aveva visto, ne era sicuro. Lo scintillio degli occhi spaventati di Dren, i suoi capelli rossi, un movimento, qualcosa aveva attratto l’attenzione del mostro e per un terribile millesimo di secondo si erano guardati.È la fine., constatò il ragazzo. Si ritrasse immediatamente dietro il masso, chiuse gli occhi e pregò Mijir. Fa che non senta troppo dolore!Una mano rude gli tappò la bocca, impedendogli di strillare. Aprì gli occhi e…… Bron! – Zitto, scemo! – bisbigliò suo fratello. – Il tuo respiro sveglierebbe un morto.Bron tolse la mano e si accovacciò accanto a Dren. Questi, gli occhi sgranati e il volto pallido, disse: - E’ un…un…-          Lo vedo cos’è, carota secca. È un Segugio Nero, e ora zitto per piacere.Bron si azzardò a sporgersi di poco oltre la pietra. Dren si sporse dall’altro lato.Il Segugio aveva perso interesse per il cadavere e ora annusava in direzione del loro nascondiglio. Lo spesso guinzaglio di cuoio tenuto da uno dei thuryanar era tirato al massimo. L’altro soldato, che era accovacciato accanto al corpo martoriato della vecchia in cerca di qualcosa, si alzò e indicò il riparo dei fratelli Beroksson. – Ha visto qualcosa. Skylder, lascialo libero.Dren e Bron si acquattarono dietro la pietra, guardandosi terrorizzati. E ora?, chiedeva Dren con lo sguardo. Bron si scostò una lunga ciocca corvina dal suo sguardo, rivelando uno smarrimento totale. E questo fece sgomento a Dren ancora più che la presenza del Segugio. Mai e poi mai aveva visto suo fratello, sempre così fiero e sicuro di sé, disorientato o spaventato.Un lampo bianco e nero li distrasse per qualche attimo. Si ritrovarono una enorme gazza ai loro piedi. Il pennuto li puntava con il becco nero e gli occhi luccicanti di un innegabile intelligenza. Poi fece due piccoli salti, agitò le ali e spiccò il volo in direzione del Segugio.- Skrat. Skraaat!I due fratelli, troppo stupiti, si affacciarono dal loro riparo senza badare troppo a non farsi notare. Segugio e thuryanar, di cui uno senza elmo, guardavano in direzione della gazza che si allontanava velocemente. -          Hai visto? – chiese stupito il thuryanar senza elmo. – Mi ha portato via l’elmo.L’altro esplose in una risata grassa. – Ah, ah, ah! Appena torniamo alla guarnigione, questa la devo raccontare!In quell’istante Dren e Bron si erano già allontanati e seguivano di corsa il sentiero che portava verso casa. -          Mettersi a seguire una Camminatrice! – stava brontolando Bron. – Brutta e vecchia per giunta!Dren, sorretto dal fratello, si guardava alle spalle per assicurarsi che il Segugio non li stesse seguendo.-          Spera solo che si accontentino della vecchia e che lascino stare noi. Dren non ebbe la forza di replicare. Avrebbe voluto prenderlo a pugni, ma tutto quello che fece, fu socchiudere gli occhi e perdere, lentamente, i sensi.Il buio aveva inghiottito il crepuscolo e, con esso, il verde brillante degli abeti. Alti e scuri, tutti intorno a loro, simili a tetri guardiani di cripte, sussurravano parole di linfa e resina: come il corpo della vecchia, le Vene del Drago si sfilacciano in mille brandelli…