Finire un libro a metà per me è un sacrilegio. Terminarlo poco prima della fine è inammissibile. Se poi stiamo parlando di un autore di cui sono fan di vecchia data, stiamo vaneggiando. Ma questo è quello che è successo con "Tortuga" del grande inventore (o re-inventore) di Eymerich. Pieno zeppo di termini nautici (... fuori i grappini!, cime, griselle, ...si gettarono sulla tolda dalle coffe, borda sottovento!, vela di trinchetto, terzarolare la contromezzana... ?!) non è tanto una storia, ma piuttosto una successione di avvenimenti. Basta, rivogliamo il perfido inquisitore! Ritorno così al vecchio buon fantasy. O meglio, mica tanto vecchio... qui stiamo parlando della nuova promessa del fantasy mondiale. Parlo di Patrick Rothfuss e del suo "Il Nome del Vento". Un fantasy che parte da premesse classiche per tessere una storia scritta con eleganza e maestria. Il mistero del passato di Kvothe ci fa voltare pagina dopo pagina, impazienti di scoprire le sue vere origini avvolte nel mistero e nella magia. Un grosso tomo, il primo della saga di "Cronache del Re Assassino" (oltre 850 pagine) da assaporarsi lentamente e in tranquillità. Signori, non ho mai paragonato Tolkien a nessuno scrittore in circolazione, ma vidirò...