Il Primo Re di Shannara raggiunge quasi i vertici delle Pietre Magiche. Dopo la grande delusione del Druido Supremo di Shannara, questo volume del 1996 mi ridona l'amore per le Quattro Terre e la stima per Brooks. Di lui devo leggere ancora la serie del Demone, alcuni titoli di Landover e la recentissima Genesi di Shannara. In barba ai vari Steven Erikson, George R.R. Martin e compagnia bella, Terry Brooks riesce a donare una profondità ai propri personaggi e una tale magia alle proprie ambientazioni che gli altri se lo sognano. Questo perché i sopra citati sommergono il lettore di una quantità esagerata di personaggi, fronti d'azione, intrecci e situazioni a scapito della psicologia e delle ambientazioni. I personaggi diventano impersonali e/o simili a tutti gli altri, le ambientazioni del tutto ininfluenti e/o asettiche. Brooks, inoltre, inserisce sempre temi attuali nei suoi lavori, cosa che io ho sempre ritenuto essenziale in un buon libro fantasy. La Caduta di Malazan, Le Canzoni del Ghiaccio e del Fuoco ti prendono, non c'è dubbio, ma alla fin fine, cosa sono? Semplice e pura evasione, punto. Scrittori come Brooks, Holdstock e Pullman hanno sempre un messaggio in più: che sia un grido di amore per la natura, per l'importanza che certi antichi archetipi hanno nella vita di tutti i giorni, per la difesa della Bellezza nel mondo.Brooks, Holdstock, Pullman. Una triade di scrittori che funge da ispirazione per il mio lavoro attuale e che ha contribuito alla formazione della mia fantasia a partire dalla prima metà degli anni ottanta.(nella foto, Terry Brooks & Philip Pullman nel museo di Oxford)