Creato da Tamboccina il 08/10/2006

Tamboccina

............ La vita vista da un metro e sessantadue centimetri ............

 

 

Post N° 84

Post n°84 pubblicato il 18 Gennaio 2007 da Tamboccina

Diciotto Gennaio Duemilasette

Mmmmmm... quando sento certe frasi mi si attorcigliano le budella (immagine pulp).
E' più forte di me, mi accartoccio ovunque io mi trovi.
Ieri sera, come al solito, non avevo sonno.
Così ho deciso di seguire la trasmissione di "approfondimento" M., condotta da E.M., su C.C.... Porca paletta!!!
Mi è salita una carogna.
Mea culpa, me la sono cercata.
Perchè io non tollero, fisicamente e razionalmente, frasi del tipo "... quelli là sono delle bestie", cui spesso si accompagna la versione integrale "... quelli là sono bestie, anzi no perchè le bestie sono meglio!!", cui segue l'oscillamento rassegnato della testa.


Ecco, io considero frasi di questo tipo il rozzo manifesto di superficialità,
banalità, retorica e ipocrisia.
Tutte cosine allegre...pericolossissime.
Pronunciare parole di quel tipo è un modo vergognoso (anche se
comprensibile, per carità!!) per allontanare certi avvenimenti da sè, sottolineare che non c'entrano nulla con noi, sono a noi estranei.
Un modo per non ammettere che ognuno, in particolarissime condizioni (di degrado sociale, di patologia...) potrebbe macchiarsi di feroci crimini. Catalogando "quelli là" come mostri, affermiamo che sono altro rispetto a noi, rispetto alla società.
Noi uomini loro bestie.

 
Non vorrei essere fraintesa, non sto trovando alcuna giustificazione a certi orrori.
Voglio solo sottolineare come l' umanità (intesa non come insieme di uomini ma come "essere" uomini) porti in sè anche questo aspetto.
Su un piatto della bilancia stanno esempi estremi di virtù, sull' altro gesti atroci, feroci.
Pur sempre umani.
Nascondere la testa sotto la sabbia, voltare lo sguardo altrove, non serve a nulla, anzi.
Riflettere può essere faticoso e può portare a conclusioni dolorose.
E' facile e comodo individuare i mostri perchè ciò evita di affrontare la realtà. Evita che sorgano dubbi, per esempio che essi siano immersi nella società e, in questa, trovino terreno fertile.

...

...

"... La bestia che è in noi vuole essere ingannata;
la morale è la menzogna necessaria perchè essa non ci sbrani.
Senza gli errori insiti nella ipotesi della morale,
l'uomo sarebbe rimasto animale.
In tal modo però si è considerato superiore,
e si è imposto leggi più severe.
Per questo egli prova odio per i livelli rimasti più vicini
all'animalità
..."
. Friedrich Wilhelm Nietzsche, "Umano, troppo umano" .

 
 
 

Post N° 83

Post n°83 pubblicato il 17 Gennaio 2007 da Tamboccina

Diciassette Gennaio Duemilasette

Sissì, Keats, hai detto proprio bene...
 
"lasciare che la mente sia una strada percorribile da tutti i pensieri".
Sisssì...
Uhmmmm... allora ai miei pensieri piace percorrerla... e devo dire
che sono piuttosto indisciplinati.
Forse, per caso, non hanno la patente?
Tabèc...
Non è possibile rimanere sveglia fino alle quattro di mattina, prillandoti nel letto, sperando che sia la posizione a tener lontano il sonno ma sapendo che non riesci a dormire perchè ogni singolo neurone è surriscaldato.
Credo che la mia fronte avrebbe potuto essere paragonata al cofano di un' auto in Agosto.
La solita storia dell' uovo fritto.
Le ho provate tutte, dall' ennesima visione di un filmazzo che potrei recitare a memoria, alla conta delle pecore...
Ebbene sì, mi sono abbassata a tanto.
Solo che anche lì, porca paletta, non mi sono messa d' accordo con la mia immaginazione.
Primo: quante bianche, quante nere?
No, nessuna nera, solo io.
Poi sarebbe complicato cambiar colore ad una pecora in corsa e addio
sonno.
Secondo: le mie belanti amiche saltano un ostacolo.
Ma quanto alto?
Non molto, valà, e poi assolutamente di legno, più bucolica come immagine.
Balzellano di notte o di giorno?
Facile!
Di notte, con un bel cielo stellato.
Da ultimo... quanti salti faranno prima di trovarsi aldilà dell' ostacolo?
Ecco, questo dettaglio mi ha mandato in crisi, un tilt totale.
Non ho trovato il numero giusto di salti.
Risultato?
Qualcuna si schiantava contro l' ostacolo, qualcuna gli arrivava davanti e lo scartava.
Proprio come facevano Rita e Francesco.
Che non sono la parrucchiera e il fornaio ma i cavalli che usavano affibbiarmi  quando saltavo gli ostacoli.
Proprio come le mie pecorelle...


 
 
 

Post N° 82

Post n°82 pubblicato il 16 Gennaio 2007 da Tamboccina

Sedici Gennaio Duemilasette

E' assodato, naturale, fisiologico, nell'ordine delle cose.
E' puramente vero, sebbene non ci siano studi o statistiche che lo dimostrino.
E' una di quelle cose che sappiamo tutti, dall' alto o dal basso delle nostre esperienze.
E' uno dei primi insegnamenti che riceviamo...
Vero come è vero che se si corre a testa bassa prima o poi, sulla nostra strada, troviamo un muro.
Se ci va particolarmente bene travolgiamo qualcuno... o ne rimaniamo travolti.
Sempre di botta si tratta.
Vero come è vero che se si cammina sui sassi, quelli piccolini e taglienti, all' inizio si prova un leggero dolorino... poi a quel dolorino ci si abitua e diventa piacevole come un massaggio.
Olio di mandorla...
Che se ci si tuffa al largo senza saper nuotare, fra le onde alte, si affonda.
Che a volte si sbaglia tutto ma si può sempre riprovare.
Così si dice... o semplicemente si spera.
Vero come è vero che chi cerca trova... anche se non sempre si trova quel che si cerca...
E, facendo un po' di copiaincolla, si può dire che i cocci siano i suoi.
Ma proprio suoi, nel senso che a volte qualcosa di noi si spezza.
In genere, per fortuna, per ogni cosa che si rompe esiste una colla che una mano gentile ha inventato apposta, per farla tornare come prima.
Cicatrici a parte...


 
 
 

Post N° 81

Post n°81 pubblicato il 15 Gennaio 2007 da Tamboccina

Quindici Gennaio Duemilasette

"...In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
..."Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono così triste..."
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
..."Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami..."
"Creare dei legami?"

"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".
 
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
...la volpe ritorno' alla sua idea:
..."...se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

... Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".

"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore...."...
...Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangero'".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti
addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".

E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".

"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo...".

.  Antoine de Saint-Exupéry, "Il piccolo principe" .

 
 
 

Post N° 80

Post n°80 pubblicato il 14 Gennaio 2007 da Tamboccina

Quattordici Gennaio Duemilasette
[...tabèc...]


Era da un pezzo che non dormivo fino a mezzogiorno la domenica mattina.
E avrei continuato a ronfare a oltranza se non mi fosse arrivato l' esseemmeesse di un amico.
Ore 11.56...
La vibrazione del cellulare mi getta nel panico perchè, al suo segnale telefonico, sarei dovuta andare da lui.
Sorvolo sulla piega del cuscino stampata su metà faccia.
Per fortuna mi avvertiva che, anche per oggi, il suo regalo di NataleCapodannoEpifaniaeccecc avrebbe aspettato ancora sulla cassapanca di camera mia.

Era da un pezzo che non dormivo fino a mezzogiorno la domenica mattina.
Sarà forse colpa del fatto che ieri sera ho preso una ciucca smodata? Sangiovese del duemila, origine Bertinorense, leggermente marsalato. Quattordici gradi di morbidezza vissuta tutta sulle mie povere gambette.
Poi il ritorno a casa, cercando di fingere una sobrietà che ancora manca per evitare scompensi alla madre.
Lei ancora mi immagina astemia.
Oddìo, fisicamente lo sarei, visto che non reggo l' alcol.
Tuttavia  non demordo, il mio fegato si abituerà...

Era da un pezzo che non dormivo fino a mezzogiorno la domenica mattina.
Penso di aver sognato che qualcuno mi soffiava la Pentax e con essa scattava inutili foto consumando in maniera criminale il mio rullino B&W.
Sangiovese?
Uhm... lo penso anche io...

Era da un pezzo che non dormivo fino a mezzogiorno la domenica mattina.
Ieri sera, prima di uscire, ho sentito una carizzzima amica che compiva gli anni.
La prima ad aver varcato la soglia dei ventotto.
Minuti e minuti passati a lagnarci al limite delle lacrime.
Tra poco saremo trentenni.
In fondo un po' lo siamo già...
Che amarezza...
Però le donne del settantanove erano, sono e saranno sempre le migliori.
A parte qualcuna...

POST SCRIPTUM V.M. 18, ovvero le scoperte di una Tamboccina:
Devo dire che sono arrivata ai ventisette (appunto) snobbando l' esistenza di un accessorio che, da ieri sera, reputo essenziale.
Nasce tutto da un mio colpo di
genio, o istinto di sopravvivenza.
Vuoi lo stress sfogato su schifezze varie, vuoi la dieta schizofrenica di Bologna, vuoi il metabolismo che comincia a scioperare.
Il fatto è che negli ultimi mesi mi sono fatta più donna.
Detta come va detta, ho preso qualche chiletto.
Il che provocava un sensualissimo effetto salamella tutte le volte che mettevo i collant.
Poi l' illuminazione e mi sono fatta il mio primo paio di autoreggenti.
Con il pizzo...
Quel che si dice "Problem Solving".
Porca paletta, mi piacciono tantissimo!!
Metterle è stata un' impresa, la scena si è svolta tra i vapori della doccia e alla radio passava "I'm a Believer", colonna sonora di Shrek... e ho detto tutto.
Poi, appena ho infilato le scarpette alte c'è stato il cambio di atmosfera, oltre che d' identità.
"Personal Jesus" dei Depeche...
Un consiglio a tutti i donnini: usateleeeeee!
Fanno sentire troppo grrrrrr...

 
 
 
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TAMBOCCINA? COSA ESSERE TAMBOCCINA?

Tamboccina: dicesi di bambina, ragazza o donna che non superi il metro e sessantacinque centimetri. Per essere tamboccine non bisogna essere troppo esili; un pò di sane manigliette sono condizione imprescindibile dell'essere tamboccina. Ed è fondamentale quel tanto che basta di pura scioccaggine... o scioccheria... vabbè... Da ultimo: non vedrete mai una tamboccina musona (se non per motivi gravi o per un'inevitabile momento di sconforto e comunque non troppo a lungo). Avvertenza:una tamboccina che si rispetti è VERAMENTE permalosa. Avvertenze speciali: non deludetela mai; una tamboccina non vi perdonerà! Precauzioni d'impiego:se notate un certo nervosismo in una tamboccina siate cauti, soppesate le parole che le dite e, se non ve la sentite, allontanatevi lentamente...Interazioni: in genere la tamboccina è socievole, si adatta alla baracca (ma senza esagerare perchè è consapevole dei suoi limiti... quasi sempre!) ma quando prende in antipatia una persona non c'è verso, non la vuole vedere, al massimo può sopportare di incontrarla di sfuggita! Dose, modo e tempo di somministrazione: mooolto variabile, da valutare giornalmente.
Sovradosaggio: a volte può capitare che la tamboccina sia scassapalle... ma senza cattiveria!
Effetti indesiderati: alla tamboccina piace parlare, parlare, parlare...Istruzioni per l'uso:trattatela come si deve e farà di tutto per voi; al contrario: kaputt!

N.B. La versione maschile (il tamboccino) non esiste...

 

TAMBOCCINA'S EVOLUTION

Intamboccirsi o Intambocciarsi: mettere su qualche chiletto. Versione autocritica "Mi sono intamboccita...". Versione acidulo-cattivella: "Guarda quella come si è intamboccita!!"...

Intamboccinarsi: capitombolare, perdere il filo...
(Usquè..grazie della concessione!!)

 

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