Sette Dicembre DuemilaseiOggi camminavo per Bologna al solo scopo di iscrivermi ad un esame... potenti mezzi dell' università italiana...
Mentre trotterellavo per via Zamboni a ritmo di musica, come al solito, ho notato un losco figuro in piedi su un panettone (di cemento... tanto per non confondersi, visto il periodo!!!); era pervaso dal sacro fuoco del comizio, gli occhi spiritati, così mi sono fermata ad ascoltare. Se lo meritava.Diceva che noi non siamo più capaci di godere della vita, che questa è fatica, che le vere soddisfazioni si raggiungono faticando ("nello studio, nella ricerca in fisica"... suppongo fosse un cenno autobiografico...), che le scoperte si fanno in una vasca da bagno, come capitò ad Archimede, e non facendosi una pera (eravamo in piazza Verdi). Poi è sceso e si è avvicinato con aria minacciosa, urlando "LA VITA E' UNA SFIDAAAA!".Rimesse le cuffie, ho ripreso a camminare pensando che io adoro Bologna. Piena di difetti ma avvolgente. Sotto i suoi portici, infilando viuzze e viottoli, riesco a confondermi tra la gente e, allo stesso tempo, a ritrovarmi. La mente si svuota ma formula pensieri che difficilmente avrei fatto in un contesto diverso. E il panettiere di fiducia mi saluta se mi incontra per strada. Camminando per questa città riscopro chi sono, ricordo quello che vorrei essere. Perdo consistenza, mi faccio semplice pensiero e divento parte di lei. Avverto un pizzicorino sulla nuca, percepisco una voce calda che mi dice che tutto andrà bene, faticando appunto, ma andrà bene. Bologna è la mia chioccia, la mia cura. Mi fa sentire libera, mi regala respiro. I suoi spazi sono immensi ma non mi sento mai piccola... solo protetta e sicura.Amo anche la mia Ravenna...
la trovo semplicemente magica, come possono esserlo le luci che nascono da un riflesso su un piccolo diamante. L' ultima volta che ho passeggiato per il centro, da una finestra si spargevano musica e parole di un' opera lirica. Ravenna mi fa provare la stessa sensazione che proverei per la carezza di un batuffolo sulle guance. E' casa mia. Ma provo un odio profondo e viscerale per la fauna ravennate, non tollero i miei concittadini.Parlo soprattutto di quelli più o meno coetanei.Ravenna è ricca, molto borghese, molto poco Sangiovese. Quando torno, spesso mi sento un' estranea, guardata dall' alto in basso. Ha perso semplicità, ha assunto un piglio snob. Non posso fare di tutti i concittadini un fascio, ma hanno l' aria altezzosa di chi si basa solo sull' apparenza. Chi porta una maschera non può fare diversamente. Vestono tutti la stessa divisa e chi ancora non ce l' ha lotta anche solo per fingere di averla. I ravennati hanno smarrito la personalità chissà dove e pensano di ritrovarla in una cintura di Gucci, un berrettino di Armani o una borsetta di Fendi. E' triste ma reale. I miei concittadini, in larga parte, dimostrano di essere dei contenitori griffati ma assolutamente vuoti. Molti sono così, non tutti. Molti cercano disperatamente di esserlo e mi intristiscono più degli altri. Per questo motivo non frequento molti "posti in", perchè mi sembra di assistere ad un teatrino di macchiette. E' un peccato, la mia città ha perso spontaneità ed è diventata pretenziosa. Per questo mi piace Bologna.Perchè ti accetta così come sei e, senza chiederti nulla, ti accoglie comunque dandoti una poderosa pacca sulle spalle.