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IL DIMENTICATO POPOLO DEI GUANCHES: PARTE PRIMA

Post n°228 pubblicato il 01 Novembre 2010 da Terpetrus

Uno dei popoli antichi o extraeuropei (in questo caso, entrambe le cose) che mi ha sempre affascinato di più, è il popolo dei Guanches, cioè gli aborigeni delle Isole Canarie.

In italiano vengono detti Guanci, ma io li chiamerò con l’originale nome spagnolo, perché in Italia sono quasi completamente sconosciuti dalla nostra provincialissima e xenofoba cultura, che fa finta di interessarsi di ciò che viene dall’estero, mentre in realtà l’unico vero interesse esterofilo che ha, è nei confronti dei prodotti televisivi e cinematografici americani.

I Guanches, come dicevo, sono sconosciuti in Italia. Se digitate il termine “Guanches” su di un motore di ricerca come Google, con una ricerca estesa a tutto il web, esso vi darà uno stravento di siti di ogni tipo e in ogni lingua: innanzitutto spagnolo, naturalmente, ma anche inglese, francese, tedesco e altro ancora, con innumerevoli foto.

I Guanches hanno un loro fascino tutto particolare, come le magiche sette isole atlantiche in cui vivevano, e quindi è naturale che abbiano successo sul net.

Se invece digitate lo stesso termine a una ricerca ristretta all’italiano, o se digitate il termine “Guanci”, non troverete quasi niente!

Le uniche notizie che troverete in lingua italiana, saranno che i Guanci abitavano nelle Canarie o saranno riferite ai siti turistici delle Canarie, cioè si tratterà di siti locali che si preoccupano di tradurre informazioni per gli italiani, quindi non si tratta anche qui di italiani che siano interessati all’argomento. Non ce ne sono, punto!

Inoltre, troverete  qualche vaga notizia riguardo i Guanches nei siti di scienze “alternative” dove, fra un’informazione falsa e una scorretta, si vuole sostenere che i Guanches erano i discendenti degli Atlantidi sfuggiti allo sprofondamento della loro isola…. Il sistema migliore per far credere che si tratti di un argomento poco serio e non degno di nota.

In pratica, in Italia di questo popolo non se ne sa niente. A contribuire a questa ignoranza ci pensano i custodi della cultura televisiva italiana, che combattono strenuamente ogni giorno per convincere gli italiani che fuori dell’Italia esiste semplicemente l’Unione Europea (e neanche tanto, esiste…) qualche località turistica, un po’ di morti di fame nel Terzo Mondo impegnati a massacrarsi l’un l’altro e gli Stati Uniti con le sue paranoie, nient’altro.

In particolar modo, bisogna ricordare l’ineffabile Alberto Angela, che crede che l’unica civiltà degna di essere ricordata sia quella antica romana, come dimostrano i suoi documentari che parlano solo delle glorie della Lupa, sia essa antica o rinascimentale, e quando va all’estero sembra che le uniche cose che gli interessino siano eventuali rovine romane trovate sul posto. Una volta ha accennato all’emigrazione degli indoeuropei in Asia Centrale, e un’altra volta ha addirittura parlato dell’isola di Pasqua, ma probabilmente era perché aveva visto il film di Kevin Kostner….

Perciò credo che sia inconcepibile che un giorno possa parlare di quei poveri selvaggi dei Guanches che nessuno conosce a parte quei fanatici che credono nell’Atlantide….

Del suo ipernazionalismo storico non mi sembra si sia mai lamentato nessuno…

Persino una trasmissione seria come Mediterraneo non mi sembra si sia mai interessata, che so, di mostrare il museo della cultura guanche nelle Canarie (non mi ricordo se è a Tenerife o nella Gran Canaria). E sì che ogni tanto delle Canarie parla, dato che, anche se sono nell’Atlantico, fanno comunque parte dell’area mediterranea, dato che appartengono alla Spagna e sono a soli 80 km dal Marocco.

Ma perché bisognerebbe interessarsi ai Guanches più che di altre popolazioni antiche o extraeuropee? Più o meno per lo stesso motivo per cui bisognerebbe interessarsi a tutti i popoli della Terra, innanzitutto. Perché fanno parte del nostro mondo e della nostra storia, la storia di un mondo globalizzato.

E poi perché le Canarie sono una meta turistica molto nota e frequentata, e conoscere la storia e la cultura dei paesi che si visitano più spesso non è mai una brutta cosa, anzi.

E poi perché la storia e la cultura dei Guanches è senz’altro affascinante e piena di punti di domanda, a tratti davvero sorprendente, in quanto si tratta di una cultura dai tratti anomali.

Inoltre perché i Guanches furono il primo popolo extraeuropeo ad essere vittima del colonialismo europeo, se si eccettuano i palestinesi sotto le Crociate. In ogni caso, furono i primi a subire il colonialismo spagnolo, poco tempo prima che l’America venisse scoperta.

Le Isole Canarie e i suoi abitanti furono scoperti, o meglio ri-scoperti all’inizio del XIII secolo, quando il Medioevo non era ancora finito. Anche Petrarca ne parla in uno dei suoi scritti.

Le Sette Isole erano conosciute dai Fenici, dai Greci e dai Romani, che li chiamavano le Isole Fortunate, che ci hanno lasciato sul loro conto diverse testimonianze, fra di loro contraddittorie.

A sentire gli autori classici, le Isole Fortunate erano un paradiso, e pare che siano state loro a ispirare la leggenda delle Isole dei Beati nel Mare Oceano d’Occidente, leggenda che si trova sia nell’antichità classica, sia nei miti celtici della Gallia e delle Isole Britanniche.

Secondo la leggenda, erano state abitate dalle Sette Figlie di Atlante, le Pleiadi, che dopo aver generato una stirpe di giganti ed eroi, furono assunte in cielo sotto forma di stelle.

Naturalmente, con tutte queste leggende, i partigiani di Atlantide pensano a un possibile collegamento con la leggenda platonica. Ma questo è un altro discorso, e ne parlerò un’altra volta…

Sempre secondo uno degli autori classici, i Fenici le trovarono deserte, ma con grandi rovine di una civiltà scomparsa…. un altro invece riferisce che i Greci le trovarono popolate da “rossi satiri”, probabilmente genti dai capelli rossi e villose…

I navigatori europei invece trovarono una cultura e una popolazione stranissime, dai caratteri davvero singolari.

I Guanches erano rimasti isolati per secoli e secoli, e nemmeno gli arabi che avevano conquistato il vicino Marocco li avevano mai raggiunti. La loro cultura era unica e completamente diversa da quelle araba ed europea, ma aveva delle stranissime somiglianze con culture molto lontane, sia nel tempo che nello spazio.

Tecnologicamente, erano un popolo dell’età della pietra, nel senso letterale del termine. Non conoscevano i metalli, non conoscevano il vetro, non conoscevano i mattoni di terracotta, non conoscevano la ruota, non conoscevano l’arte della navigazione, a tal punto che le popolazioni delle varie isole non si conoscevano fra di loro! Pare che non conoscessero neanche il tornio del vasaio.

Vivevano per lo più in grotte, sia naturali che artificiali, che poi dipingevano con figure astratte e geometriche, con misteriosi simboli costituiti da triangoli e spirali, esattamente come facevano un tempo in Europa gli uomini dell’Era Glaciale.

Ci sono rimasti alcuni esempi di questa strana architettura scavata nel tufo, con colonnati quadrati scolpiti nelle pareti di roccia.

I loro strumenti erano quindi tutti di pietra, legno, osso, conchiglie e terracotta. Vivevano di agricoltura, coltivando soprattutto l’orzo, oltre che di pesca e di pastorizia. Aravano i campi con le corna dei capri. Vestivano di pelli e si adornavano di conchiglie.

In pratica, apparivano come uomini e donne delle caverne.

Ma la loro cultura era invece stranamente, assurdamente complessa ed evoluta.

Le popolazioni tribali cosiddette primitive (oggi si usa il termine “primario” e non “primitivo” per evitare pregiudizi di tipo razzistico), si sa, non hanno classi e gerarchie, normalmente.

I Guanches invece avevano re, principi, nobili, dinastie, un clero organizzato, classi di artigiani, di agricoltori e altro. Come una società urbana.

Inoltre, possedevano una scrittura alfabetica, il che è sconcertante. La scrittura alfabetica appartiene agli stadi evoluti di una civiltà, e ci sono civiltà evolute, come quella cinese, che nemmeno sono riuscite ad evolvere una scrittura alfabetica, ma sono rimaste a una scrittura di tipo ideogrammatico, dove ogni segno corrisponde a una parola o a un concetto, e non a un suono o a una sillaba.

Quando si è  potuto analizzare questo alfabeto, si è scoperto che somigliava stranamente all’antico alfabeto libico praticato in Nord Africa ancora prima dei Romani e dei Greci.

La loro religione aveva delle caratteristiche altrettanto sconcertanti, dato che assomigliava a religioni di popoli urbanizzati. Aveva strane somiglianze con il Cattolicesimo e la religione dell’antico Egitto.

Credevano in un Dio Creatore chiamano Acoran o Achaman, che forse può essere identificato con il Dio Creatore degli Egiziani, Amun o Ammon-Ra.

Adoravano però anche il Sole, che chiamavano Magec. Essi credevano che l’anima immortale di tutti gli esseri umani provenisse dalla luce del sole, e fosse fatta della stessa sostanza, e che quindi tutti gli uomini erano figli immortali e divini di Magec e che dopo morti sarebbero tornati nel regno della Luce.

Questo concetto li avvicina alla religione egiziana e agli antichi culti solari mediterranei, di cui Giuliano l’Apostata fu l’ultimo grande rappresentante in Occidente.

Inoltre adoravano una Grande Dea Madre di nome Chaxiraxi, “la Madre del Sole”, e “colei che governa il mondo”, che adoravano sotto forma della Madonna, e la festeggiavano proprio il 15 agosto, festa dedicata alla Madre di Dio!

La storia ha dell’incredibile: all’inizio del XV secolo, i Guanches recuperarono dal mare una statua lignea della Madonna, evidentemente frutto di un naufragio, e la identificarono con Chaxiraxi, anche lei Madre della Luce del Mondo, in una sorta di culto sincretistico.

In questo pantheon stranamente simile al Cristianesimo e alle religioni mediterranee più evolute, c’era posto anche per il Diavolo, o meglio il suo corrispondente: il demone Guayote, rappresentato sotto forma di cane nero, che vive in fondo al vulcano Teide, a Tenerife, che non è altro che la porta dell’Inferno. Vengono in mente le leggende irlandesi, nordiche e russe del Diavolo rappresentato come cane nero, e la leggenda del cavallo nero che si portò Teodorico all’Inferno gettandosi con lui nel Vesuvio, che non era altro che l’entrata all’Inferno stesso.

Ma quel che è più sconcertante, è che nella classe sacerdotale dei Guanches c’era un ordine di monache sacerdotesse, che vivevano in un monastero dove nessun uomo poteva entrare o anche solo avvicinarsi.

Esse erano considerate le “spose del Sole” e nessun uomo poteva toccarle, e il loro compito era quello di tenere sempre acceso un fuoco, simbolo della vita eterna del Sole.

Tuttavia il loro incarico era a termine e quando uscivano dall’ordine, potevano sposarsi e avere una vita normale.

In ogni caso, la somiglianza con le Vestali dell’antica Roma è impressionante.

I Guanches avevano tecniche primitive, ma sapevano mummificare i morti come gli antichi Egiziani e gli antichi Peruviani.

Come loro adoravano il Sole, come loro credevano nella vita eterna, come loro preservavano i morti, forse in attesa di una futura resurrezione. Ci sono rimaste alcune delle loro mummie eccezionalmente ben preservate, che si possono “ammirare” nel museo guanche.

Le donne pare godessero degli stessi diritti dell’uomo, e forse in passato la società guanche aveva una struttura matriarcale. Pare, per esempio, che un uomo non potesse mai rivolgere per primo la parola a una donna che non fosse sua parente, ma che dovesse ogni volta aspettare che fosse lei a decidere di parlargli.

Ma la cosa forse più strana, era il loro aspetto fisico: generalmente, erano piuttosto alti di statura, i maschi pare avessero una media che andava da 1,75 a 1,83 metri, di corporatura robusta e possente. Avevano la pelle bianca, e molti di loro avevano i capelli biondi o rossi, e gli occhi grigi o azzurri. Gli uomini portavano inoltre lunghe e folte barbe.

La loro provenienza era sconosciuta, e i Guanches non avevano leggende che potessero fornire chiarimenti in proposito.

Certamente, con un aspetto del genere, non ci si aspettava che potessero venire dal Marocco o da altre parti della vicina Africa.

Quando gli spagnoli vennero a conquistare e colonizzare le Isole Canarie nel XV secolo, si comportarono come si sarebbero comportati poi nelle Americhe. Imponendo la loro cultura, schiavizzando, deportando e reprimendo ogni ribellione nel sangue.

Pare però che i Guanches, possenti e valenti guerrieri, nonostante le loro armi di pietra, legno e osso, siano stati in grado di dar loro molto filo da torcere, a tal punto di massacrarne parecchi prima di cedere.

Ancora adesso vengono ricordati gli antichi re ed eroi che governarono prima degli Spagnoli o condussero la resistenza contro di loro. Tinerfe, Pelinor, Bencomo, Achaimo, Doramas e altri sono nomi noti a chiunque si interessi della storia guanche e se andrete a Tenerife, il cui nome deriva dal re Tinerfe il Grande, potrete ammirare le statue dei re guanches sul pontile del porto, o meglio i Menceyes, come venivano chiamati i re di Tenerife. I re della Gran Canaria invece venivano chiamati Guanarteme.

La foto che ho pubblicato è appunto la statua di un Mencey, anche se c'è scritto sopra "Guanarteme".

Non si sa quanti siano stati i Guanches uccisi dagli invasori.

Sembra che prima dell’invasione gli indigeni siano stati parecchi. Alcuni dicono che i Guanches sarebbero stati in gran parte sterminati, altri invece che bene o male la maggior parte della popolazione sarebbe sopravvissuta ma sarebbe stata progressivamente assimilata dagli invasori.

FINE PRIMA PARTE

 

 


 

 

 

 

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