IL DIMENTICATO POPOLO DEI GUANCHES: SECONDA PARTE

Post n°229 pubblicato il 01 Novembre 2010 da Terpetrus

Fatto sta che i caratteri originari dei Guanches sono andati persi, a causa della forte immigrazione spagnola, irlandese e di altre etnie europee. Tuttavia molti abitanti delle Canarie si considerano discendenti dei Guanches e arrivano ad adottare ciò che si può recuperare della cultura antica, unendosi a movimenti indipendentistici e facendo opposizione alla cultura spagnola.

È bene qui allora parlare del “mistero” dell’origine dei Guanches e di come si è potuti arrivare alla rivendicazione e alla restaurazione della cultura guanche.

Quando in Europa si cominciarono a studiare le origini e le classificazioni dei popoli, si cercò di classificare anche i Guanches, la loro cultura costituiva di fatto un mistero.

Uno studioso di lingua germanica cercò di portare acqua al mulino del germanesimo: secondo lui, i Guanches erano discendenti degli antichi Vandali che invasero il Nord Africa ai tempi della caduta dell’Impero Romano, il che spiegava il loro aspetto: alti, robusti, fortissimi, con i capelli e le barbe fulvi o biondi e gli occhi chiari.

Ma fu una teoria che durò poco: nella loro lingua non c’era traccia di alcuna influenza germanica, e anche nella loro cultura non c’era niente in proposito, dato che invece sembrava assomigliare molto di più alle antiche culture mediterranee.

Tantomeno si poteva pensare a Vichinghi venuti là dalla Scandinavia, che magari non erano riusciti ad arrivare in Sicilia, o Celti provenienti dalla Spagna.

La loro lingua sembrava invece assomigliare a una sorta di berbero, l’antica lingua del Nord Africa, ancora parlata sulle montagne dell’Atlante e dell’Algeria, e in alcune altre regioni del Africa araba.

Inoltre, i Guanches non sapevano navigare, quindi non si capiva neanche come avessero fatto ad arrivare fin là….

La soluzione del “mistero” la si ebbe quando l’antropologia scoprì che la forma dei crani e degli scheletri variava a seconda del tipo razziale a cui si apparteneva, e quindi era possibile capire qualcosa della provenienza dei popoli dall’esame delle ossa e in particolar modo dei crani.

Quello che fu scoperto riguardo i Guanches, dall’esame delle ossa e delle mummie, fu davvero sconcertante.

Si scoprì che gli antichi Guanches appartenevano all’antica razza europea dei Cro-Magnon, esattamente come vi appartenevano i Longobardi (sì, lo so che sono classificati fra i popoli germanici, ma si suppone che in realtà si sia trattato di una popolazione di origine non-indoeuropea che, emigrando a Occidente partendo forse dalla Siberia, sia stata germanizzata a contatto con popolazioni appunto germaniche), gli indiani Dakota (più noti con il nome di Sioux) e certe culture siberiane come quella di Togar….

Confrontando poi la cultura e la lingua guanche con le culture berbere del Nord Africa, e man mano che anche queste venivano sottoposte a studi, risultò la sorprendente verità sull’origine dei Guanches.

In effetti, si poteva dire che la loro antica origine era in Europa… ma bisognava risalire ad almeno 18.000 anni indietro nel tempo!

Le popolazioni Cro-Magnon furono le prima popolazioni di Homo Sapiens che popolarono l’Europa durante l’Era Glaciale. Alti, depigmentati, dalla muscolatura possente, per immaginarli basta che pensiate a un tipico rappresentante delle tribù di Pellerossa del Nord America, con il grosso naso aquilino e il volto quadrato, dai tratti arcaici, ma anziche scuro, immaginatelo con una pigmentazione nordica, e comunque abbigliato in un modo simile.

Queste popolazioni, molte migliaia di anni fa, discesero dalla Francia e dalla Spagna verso lo Stretto di Gibilterra e popolarono il Nord Africa, portandovi la loro cultura e i loro caratteri genetici.

Vi rimasero fino al sorgere delle grandi civiltà. Gli Egiziani, che dovevano essere in parte imparentati con loro, dicono che ad ovest dell’Egitto vivevano i Libu, loro acerrimi nemici, dai capelli biondi o rossi, e dagli occhi azzurri , e che portavano in testa diademi di piume….

I Libu dettero il nome alla Libia.

Le antiche popolazioni del Marocco e dell’Algeria parlano una lingua che deriva dalla lingua dei Libu, e a volte, se andate sulle montagne dell’Atlante o della Kabilia in Algeria, vi capiterà di incontrare persone con i capelli e gli occhi chiari.

Gli arabi li chiamano “berberi”, nome che deriva dal termine “barbaro”, e che quindi ha un significato dispregiativo.

Infatti questi popoli rifiutano ormai decisamente questo nome e chiamano se stessi “popoli amazigh”, o “Imazighen” e la loro lingua, considerata appartenente alla famiglia camitica, è chiamata “tamazight”, ed è affine all’antico guanche, che ora viene chiamato “insuloamazigh”.

Oggi esiste un movimento di liberazione e indipendenza degli Imazighen che si unisce al movimento di liberazione canario, e anche se noi qui in Italia non ne sappiamo un tubo di niente come di tutto quello che viene fuori, tali movimenti stanno dando parecchio filo da torcere ai governi spagnolo e nordafricano, soprattutto algerino.

Digitate Amazigh in lingua francese o spagnola, e avrete modo di vedere quanto vasto e importante sta diventando la cultura amazigh, prima repressa dal dominio arabo e dimenticata dagli europei.

I Guanches sarebbero appunto un popolo amazigh che, provenendo dal Nord Africa in un’epoca antecedente all’invasione araba, è poi rimasto là isolato.

Qualcuno sospetta che, siccome loro non conoscevano l’arte della navigazione, siano stati i navigatori Fenici a portarli là, per farli lavorare nelle miniere locali, così che, una volta dimenticate, i deportati hanno potuto viverci indisturbati fino all’arrivo degli Spagnoli.

Spiegati dunque così i caratteri particolarissimi della cultura guanche: non sono essi che provengono da chissà dove, ma semmai sono il resto di antichissime culture mediterranee ormai scomparse. Discendenti di uomini preistorici europei, possedevano i caratteri culturali delle antiche civiltà mediterranee, alla cui origine forse i loro antenati hanno contribuito.

Forse la cultura egiziana e la loro cultura venivano da una comune cultura nordafricana, e forse furono i contatti con i Romani a portare presso di loro l’ordine delle Vestali.

Il loro arrivo comunque risale ai primi secoli avanti Cristo, quindi può essere vero che i Fenici, quando arrivarono alle Canarie, le trovarono deserte.

E viene invalidata così anche la teoria secondo cui i Guanches sarebbero i discendenti dei superstiti di Atlantide, dato che l’isola sommersa, secondo la leggenda, scomparve ben 11.500 anni fa circa…

Ma è possibile che questa cultura antichissima, che ha strane somiglianze con l’Egitto, possa derivare da una cultura più antica, posta sull’Atlante, che possa aver generato il mito di Atlantide stesso, nei tempi in cui il mare aveva un livello molto inferiore durante l’Era Glaciale, e dove forse una cultura Cro-Magnon può avere gettato le basi delle future civiltà mediterranee?

Questa è una questione fin troppo complessa, e non voglio affrontarla qui.

Mi basta aver parlato del dimenticato popolo dei Guanches.

 

 
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IL DIMENTICATO POPOLO DEI GUANCHES: PARTE PRIMA

Post n°228 pubblicato il 01 Novembre 2010 da Terpetrus

Uno dei popoli antichi o extraeuropei (in questo caso, entrambe le cose) che mi ha sempre affascinato di più, è il popolo dei Guanches, cioè gli aborigeni delle Isole Canarie.

In italiano vengono detti Guanci, ma io li chiamerò con l’originale nome spagnolo, perché in Italia sono quasi completamente sconosciuti dalla nostra provincialissima e xenofoba cultura, che fa finta di interessarsi di ciò che viene dall’estero, mentre in realtà l’unico vero interesse esterofilo che ha, è nei confronti dei prodotti televisivi e cinematografici americani.

I Guanches, come dicevo, sono sconosciuti in Italia. Se digitate il termine “Guanches” su di un motore di ricerca come Google, con una ricerca estesa a tutto il web, esso vi darà uno stravento di siti di ogni tipo e in ogni lingua: innanzitutto spagnolo, naturalmente, ma anche inglese, francese, tedesco e altro ancora, con innumerevoli foto.

I Guanches hanno un loro fascino tutto particolare, come le magiche sette isole atlantiche in cui vivevano, e quindi è naturale che abbiano successo sul net.

Se invece digitate lo stesso termine a una ricerca ristretta all’italiano, o se digitate il termine “Guanci”, non troverete quasi niente!

Le uniche notizie che troverete in lingua italiana, saranno che i Guanci abitavano nelle Canarie o saranno riferite ai siti turistici delle Canarie, cioè si tratterà di siti locali che si preoccupano di tradurre informazioni per gli italiani, quindi non si tratta anche qui di italiani che siano interessati all’argomento. Non ce ne sono, punto!

Inoltre, troverete  qualche vaga notizia riguardo i Guanches nei siti di scienze “alternative” dove, fra un’informazione falsa e una scorretta, si vuole sostenere che i Guanches erano i discendenti degli Atlantidi sfuggiti allo sprofondamento della loro isola…. Il sistema migliore per far credere che si tratti di un argomento poco serio e non degno di nota.

In pratica, in Italia di questo popolo non se ne sa niente. A contribuire a questa ignoranza ci pensano i custodi della cultura televisiva italiana, che combattono strenuamente ogni giorno per convincere gli italiani che fuori dell’Italia esiste semplicemente l’Unione Europea (e neanche tanto, esiste…) qualche località turistica, un po’ di morti di fame nel Terzo Mondo impegnati a massacrarsi l’un l’altro e gli Stati Uniti con le sue paranoie, nient’altro.

In particolar modo, bisogna ricordare l’ineffabile Alberto Angela, che crede che l’unica civiltà degna di essere ricordata sia quella antica romana, come dimostrano i suoi documentari che parlano solo delle glorie della Lupa, sia essa antica o rinascimentale, e quando va all’estero sembra che le uniche cose che gli interessino siano eventuali rovine romane trovate sul posto. Una volta ha accennato all’emigrazione degli indoeuropei in Asia Centrale, e un’altra volta ha addirittura parlato dell’isola di Pasqua, ma probabilmente era perché aveva visto il film di Kevin Kostner….

Perciò credo che sia inconcepibile che un giorno possa parlare di quei poveri selvaggi dei Guanches che nessuno conosce a parte quei fanatici che credono nell’Atlantide….

Del suo ipernazionalismo storico non mi sembra si sia mai lamentato nessuno…

Persino una trasmissione seria come Mediterraneo non mi sembra si sia mai interessata, che so, di mostrare il museo della cultura guanche nelle Canarie (non mi ricordo se è a Tenerife o nella Gran Canaria). E sì che ogni tanto delle Canarie parla, dato che, anche se sono nell’Atlantico, fanno comunque parte dell’area mediterranea, dato che appartengono alla Spagna e sono a soli 80 km dal Marocco.

Ma perché bisognerebbe interessarsi ai Guanches più che di altre popolazioni antiche o extraeuropee? Più o meno per lo stesso motivo per cui bisognerebbe interessarsi a tutti i popoli della Terra, innanzitutto. Perché fanno parte del nostro mondo e della nostra storia, la storia di un mondo globalizzato.

E poi perché le Canarie sono una meta turistica molto nota e frequentata, e conoscere la storia e la cultura dei paesi che si visitano più spesso non è mai una brutta cosa, anzi.

E poi perché la storia e la cultura dei Guanches è senz’altro affascinante e piena di punti di domanda, a tratti davvero sorprendente, in quanto si tratta di una cultura dai tratti anomali.

Inoltre perché i Guanches furono il primo popolo extraeuropeo ad essere vittima del colonialismo europeo, se si eccettuano i palestinesi sotto le Crociate. In ogni caso, furono i primi a subire il colonialismo spagnolo, poco tempo prima che l’America venisse scoperta.

Le Isole Canarie e i suoi abitanti furono scoperti, o meglio ri-scoperti all’inizio del XIII secolo, quando il Medioevo non era ancora finito. Anche Petrarca ne parla in uno dei suoi scritti.

Le Sette Isole erano conosciute dai Fenici, dai Greci e dai Romani, che li chiamavano le Isole Fortunate, che ci hanno lasciato sul loro conto diverse testimonianze, fra di loro contraddittorie.

A sentire gli autori classici, le Isole Fortunate erano un paradiso, e pare che siano state loro a ispirare la leggenda delle Isole dei Beati nel Mare Oceano d’Occidente, leggenda che si trova sia nell’antichità classica, sia nei miti celtici della Gallia e delle Isole Britanniche.

Secondo la leggenda, erano state abitate dalle Sette Figlie di Atlante, le Pleiadi, che dopo aver generato una stirpe di giganti ed eroi, furono assunte in cielo sotto forma di stelle.

Naturalmente, con tutte queste leggende, i partigiani di Atlantide pensano a un possibile collegamento con la leggenda platonica. Ma questo è un altro discorso, e ne parlerò un’altra volta…

Sempre secondo uno degli autori classici, i Fenici le trovarono deserte, ma con grandi rovine di una civiltà scomparsa…. un altro invece riferisce che i Greci le trovarono popolate da “rossi satiri”, probabilmente genti dai capelli rossi e villose…

I navigatori europei invece trovarono una cultura e una popolazione stranissime, dai caratteri davvero singolari.

I Guanches erano rimasti isolati per secoli e secoli, e nemmeno gli arabi che avevano conquistato il vicino Marocco li avevano mai raggiunti. La loro cultura era unica e completamente diversa da quelle araba ed europea, ma aveva delle stranissime somiglianze con culture molto lontane, sia nel tempo che nello spazio.

Tecnologicamente, erano un popolo dell’età della pietra, nel senso letterale del termine. Non conoscevano i metalli, non conoscevano il vetro, non conoscevano i mattoni di terracotta, non conoscevano la ruota, non conoscevano l’arte della navigazione, a tal punto che le popolazioni delle varie isole non si conoscevano fra di loro! Pare che non conoscessero neanche il tornio del vasaio.

Vivevano per lo più in grotte, sia naturali che artificiali, che poi dipingevano con figure astratte e geometriche, con misteriosi simboli costituiti da triangoli e spirali, esattamente come facevano un tempo in Europa gli uomini dell’Era Glaciale.

Ci sono rimasti alcuni esempi di questa strana architettura scavata nel tufo, con colonnati quadrati scolpiti nelle pareti di roccia.

I loro strumenti erano quindi tutti di pietra, legno, osso, conchiglie e terracotta. Vivevano di agricoltura, coltivando soprattutto l’orzo, oltre che di pesca e di pastorizia. Aravano i campi con le corna dei capri. Vestivano di pelli e si adornavano di conchiglie.

In pratica, apparivano come uomini e donne delle caverne.

Ma la loro cultura era invece stranamente, assurdamente complessa ed evoluta.

Le popolazioni tribali cosiddette primitive (oggi si usa il termine “primario” e non “primitivo” per evitare pregiudizi di tipo razzistico), si sa, non hanno classi e gerarchie, normalmente.

I Guanches invece avevano re, principi, nobili, dinastie, un clero organizzato, classi di artigiani, di agricoltori e altro. Come una società urbana.

Inoltre, possedevano una scrittura alfabetica, il che è sconcertante. La scrittura alfabetica appartiene agli stadi evoluti di una civiltà, e ci sono civiltà evolute, come quella cinese, che nemmeno sono riuscite ad evolvere una scrittura alfabetica, ma sono rimaste a una scrittura di tipo ideogrammatico, dove ogni segno corrisponde a una parola o a un concetto, e non a un suono o a una sillaba.

Quando si è  potuto analizzare questo alfabeto, si è scoperto che somigliava stranamente all’antico alfabeto libico praticato in Nord Africa ancora prima dei Romani e dei Greci.

La loro religione aveva delle caratteristiche altrettanto sconcertanti, dato che assomigliava a religioni di popoli urbanizzati. Aveva strane somiglianze con il Cattolicesimo e la religione dell’antico Egitto.

Credevano in un Dio Creatore chiamano Acoran o Achaman, che forse può essere identificato con il Dio Creatore degli Egiziani, Amun o Ammon-Ra.

Adoravano però anche il Sole, che chiamavano Magec. Essi credevano che l’anima immortale di tutti gli esseri umani provenisse dalla luce del sole, e fosse fatta della stessa sostanza, e che quindi tutti gli uomini erano figli immortali e divini di Magec e che dopo morti sarebbero tornati nel regno della Luce.

Questo concetto li avvicina alla religione egiziana e agli antichi culti solari mediterranei, di cui Giuliano l’Apostata fu l’ultimo grande rappresentante in Occidente.

Inoltre adoravano una Grande Dea Madre di nome Chaxiraxi, “la Madre del Sole”, e “colei che governa il mondo”, che adoravano sotto forma della Madonna, e la festeggiavano proprio il 15 agosto, festa dedicata alla Madre di Dio!

La storia ha dell’incredibile: all’inizio del XV secolo, i Guanches recuperarono dal mare una statua lignea della Madonna, evidentemente frutto di un naufragio, e la identificarono con Chaxiraxi, anche lei Madre della Luce del Mondo, in una sorta di culto sincretistico.

In questo pantheon stranamente simile al Cristianesimo e alle religioni mediterranee più evolute, c’era posto anche per il Diavolo, o meglio il suo corrispondente: il demone Guayote, rappresentato sotto forma di cane nero, che vive in fondo al vulcano Teide, a Tenerife, che non è altro che la porta dell’Inferno. Vengono in mente le leggende irlandesi, nordiche e russe del Diavolo rappresentato come cane nero, e la leggenda del cavallo nero che si portò Teodorico all’Inferno gettandosi con lui nel Vesuvio, che non era altro che l’entrata all’Inferno stesso.

Ma quel che è più sconcertante, è che nella classe sacerdotale dei Guanches c’era un ordine di monache sacerdotesse, che vivevano in un monastero dove nessun uomo poteva entrare o anche solo avvicinarsi.

Esse erano considerate le “spose del Sole” e nessun uomo poteva toccarle, e il loro compito era quello di tenere sempre acceso un fuoco, simbolo della vita eterna del Sole.

Tuttavia il loro incarico era a termine e quando uscivano dall’ordine, potevano sposarsi e avere una vita normale.

In ogni caso, la somiglianza con le Vestali dell’antica Roma è impressionante.

I Guanches avevano tecniche primitive, ma sapevano mummificare i morti come gli antichi Egiziani e gli antichi Peruviani.

Come loro adoravano il Sole, come loro credevano nella vita eterna, come loro preservavano i morti, forse in attesa di una futura resurrezione. Ci sono rimaste alcune delle loro mummie eccezionalmente ben preservate, che si possono “ammirare” nel museo guanche.

Le donne pare godessero degli stessi diritti dell’uomo, e forse in passato la società guanche aveva una struttura matriarcale. Pare, per esempio, che un uomo non potesse mai rivolgere per primo la parola a una donna che non fosse sua parente, ma che dovesse ogni volta aspettare che fosse lei a decidere di parlargli.

Ma la cosa forse più strana, era il loro aspetto fisico: generalmente, erano piuttosto alti di statura, i maschi pare avessero una media che andava da 1,75 a 1,83 metri, di corporatura robusta e possente. Avevano la pelle bianca, e molti di loro avevano i capelli biondi o rossi, e gli occhi grigi o azzurri. Gli uomini portavano inoltre lunghe e folte barbe.

La loro provenienza era sconosciuta, e i Guanches non avevano leggende che potessero fornire chiarimenti in proposito.

Certamente, con un aspetto del genere, non ci si aspettava che potessero venire dal Marocco o da altre parti della vicina Africa.

Quando gli spagnoli vennero a conquistare e colonizzare le Isole Canarie nel XV secolo, si comportarono come si sarebbero comportati poi nelle Americhe. Imponendo la loro cultura, schiavizzando, deportando e reprimendo ogni ribellione nel sangue.

Pare però che i Guanches, possenti e valenti guerrieri, nonostante le loro armi di pietra, legno e osso, siano stati in grado di dar loro molto filo da torcere, a tal punto di massacrarne parecchi prima di cedere.

Ancora adesso vengono ricordati gli antichi re ed eroi che governarono prima degli Spagnoli o condussero la resistenza contro di loro. Tinerfe, Pelinor, Bencomo, Achaimo, Doramas e altri sono nomi noti a chiunque si interessi della storia guanche e se andrete a Tenerife, il cui nome deriva dal re Tinerfe il Grande, potrete ammirare le statue dei re guanches sul pontile del porto, o meglio i Menceyes, come venivano chiamati i re di Tenerife. I re della Gran Canaria invece venivano chiamati Guanarteme.

La foto che ho pubblicato è appunto la statua di un Mencey, anche se c'è scritto sopra "Guanarteme".

Non si sa quanti siano stati i Guanches uccisi dagli invasori.

Sembra che prima dell’invasione gli indigeni siano stati parecchi. Alcuni dicono che i Guanches sarebbero stati in gran parte sterminati, altri invece che bene o male la maggior parte della popolazione sarebbe sopravvissuta ma sarebbe stata progressivamente assimilata dagli invasori.

FINE PRIMA PARTE

 

 


 

 

 

 

 
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COMING OUT: DICHIARARSI KULATTONI SINCERI.... SI O NO?

Post n°227 pubblicato il 23 Ottobre 2010 da Terpetrus
Foto di Terpetrus

Ha fatto un vago scalpore, molto vago, l'outing recente di Tiziano Ferro.

Niente di strano, niente che mi sorprenda. Erano anni che sapevo di Tiziano Ferro e sapevo anche che pare che sia uno sfegatato Cacciatore di Orsi, come Leo Gullotta.

Insieme, sono i due più famosi Cacciatori di Orsi d'Italia dell'ambiente "bear".

Anche qui, nel notiziario di Libero, si è fatto un breve articolo, che ho letto per curiosità. Naturalmente non hanno parlato di Orsi.... il grande pubblico italiano cosa volete che sappia del movimento degli Orsi? Credo che non ne sappiano niente neanche in America, dato che i gay dei film americani seguono quasi sempre i soliti stereotipi.... mai visto un orso gay in un film americano.

Ma quello che mi ha colpito, sono stati i commenti all'articolo.

Solo sette commenti, perché non ne sono stati pubblicati altri. Ho provato a pubblicare qualcosa io, diverse volte, ma non ci sono riuscito. A me è sembrata una nascosta operazione di censura.

Infatti, fra i sette che hanno risposto, non ce n'era uno che fosse favorevole all'idea dell'outing: tutti d'accordo nel dire che Tiziano Ferro non doveva dire pubblicamente che era gay oppure "che non ne valeva la pena perché a nessuno gliene frega niente".

Prima non mi sono mai tanto preoccupato dell'outing, perché ero convinto che ormai vivessimo in una società dove si può parlare liberamente di omosessualità, a parte su certi giornali e alla Rai. Ero indifferente alla cosa.

Ero un povero illuso. Dai commenti, mi sono reso conto che non è cambiato niente. L'omosessualità non è più un tabù dichiarato, ma si cerca di fare in modo che lo sia ancora da parte di molti.

Fra i sette anti-outing spiccava un seguace dichiarato di Scientology, una delle tante chiese anti-gay prodotte negli USA ed esportate anche in Italia. Nella fattispecie, la Chiesa di Scientologia considera i gay dei "malati" da "curare", naturalmente dietro lauto compenso immagino, come per qualsiasi altra cosa.....

Tale losco individuo (losco per il solo fatto di appartenere a una Chiesa come quella di Scientologia), diceva che siccome nessuno ha mai chiesto ai gay di dichiararsi tali, facevano bene a stare zitti, e ci definiva tutti quanti come dei "poveri esseri pieni di problemi" (chi si converte alla Scientologia e ad altre sette devianti, è notoriamente una persona molto equilibrata, ovvio.....).

La prossima volta che un personaggio pubblico allora si dichiarerà tifoso del Milan, bisognerà dirgli che nessuno gliel'aveva chiesto, di parlare dei suoi gusti carcistici, e quindi faceva bene a stare zitto.

Un'altra tizia, evidentemente un'omofoba un po' più velata, diceva che "dovevamo avere rispetto per noi stessi", cioè non andare a dire pubblicamente le nostre preferenze sessuali.

Evidentemente la signora in questione pensa che se io dico "preferisco gli uomini", manco di rispetto a me stesso, perché si sa che l'omosessualità è una cosa vergognosa da nascondere, e quindi parlando della mia omosessualità mi rendo un essere penoso, ridicolo, sconcio, come sono tutti gli omosessuali, che fanno meglio a far finta di non essere tali....

Un altro diceva semplicemente diceva che non gliene fregava niente se uno è gay o no..... già, ma allora perché non dirlo? Se uno preferisce il gelato di malaga anziché quello al pistacchio, senz'altro forse non gliene frega niente a nessuno.... ma per questo deve stare zitto????

Certamente non gliene frega a nessuno se il tal personaggio pubblico passa le vacanze nelle isole greche e non sul Mar Rosso e se ama la cucina cinese anziché quella francese, e se tifa per il Milan anziché per l'Inter, e se preferisce le rosse con gli occhi verdi alle bionde con gli occhi azzurri.... ma allora per questo manco deve aprire bocca??? Ma vi ascoltate mai quando parlate, o piccoli anti-gay velati?

Ehi, belli! Non è che in realtà ve ne frega eccome, se uno è gay, solo che preferite che non ve lo dica?

NON É CHE FATE FINTA TUTTI QUANTI DI FREGARVENE E IN REALTA' DENTRO DI VOI SIETE IMBARAZZATI ALL'IDEA DI DUE UOMINI CHE SI ABBRACCIANO, SI BACIANO E VANNO A LETTO INSIEME?

NON É CHE IN REALTA' SIETE DEI MALEDETTI IPOCRITI E AVETE PAURA DI PASSARE PER BIGOTTI REAZIONARI PROVINCIALI, SE DITE CHE PREFERITE NON VEDERE E NON SAPERE NULLA DEGLI OMOSESSUALI, ANCHE QUANDO SONO I VOSTRI AMICI, I VOSTRI PARENTI, I VOSTRI COLLEGHI E I VOSTRI VICINI?

Ma andate tutti affanculo, va..... ipocriti. Quindi dico: se sei gay, lesbica, transessuale, bisessuale e anche ornitorinco, dichiaralo sempre, dichiaralo ovunque, in questo mondo dove si può dichiarare ogni sorta di infame cretineria, persino quella di appartenere a sette balenghe, fuorché il proprio orientamento sessuale....

 

 
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CITAZIONE DA ME STESSO: QUAL É LA DIFFERENZA FRA UN CREDENTE E UN FANATICO

Post n°226 pubblicato il 17 Ottobre 2010 da Terpetrus
Foto di Terpetrus

Se questa frase la troverete da altre parti in giro nel web, saprete che l'ho inventata io: farà fede la data.

Qual è la differenza fra un credente e un fanatico religioso?

La differenza è che il primo crede che Dio sia dappertutto, il secondo invece crede di dover mettere Dio dappertutto.

Se conoscete un fanatico religioso, diteglielo.

 

 


 
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SONO TORNATO DA UN'AVVENTURA SU FACEBOOK

Post n°225 pubblicato il 17 Ottobre 2010 da Terpetrus
Foto di Terpetrus

Ebbene sì, sono ancora vivo e sono tornato!

Non ho proseguito questo blog per molti mesi perché sono rimasto occupato con il mio profilo su Facebook, alla disperata ricerca di notorietà. Prima c'ho provato qui, e non ottenendo risultati, sono emigrato su Facebook, tenendo però sempre da conto questo blog, per ogni evenienza.

Devo dire che con Facebook le cose sono andate meglio che con questo blog.

Probabilmente ci sono ancora parecchi sprovveduti che credono che Facebook sia un social network creato per mettere in contatto vecchi amici.... niente di più falso! Di persone che conoscevo un tempo, non ne ho trovato praticamente nessuna, e poi io non ho mai avuto nostalgia delle vecchie amicizie perdute.... sono una persona troppo anafettiva per provare simili sentimenti. E poi io non ho mai avuto amicizie superficiali.... anzi. Devo dire che sono sempre state un poco amicizie del kazzo....

Facebook è, in realtà, una specie di trade center informatico dove si mette un po' "in vendita" se stessi: la propria personalità, il proprio umorismo, la propria immagine, la propria creatività, il proprio corpo, i propri talenti.

Lo usa mia sorella per reclamizzare i propri quadri, lo uso io per reclamizzare un po' tutto di me. Alla fine forse ci riuscirò a diventare una persona famosa, chissà..... o almeno potrò inseguire i miei sogni e le mie illusioni in un modo che riempiano il vuoto della mia noiosissima e castrante esistenza.

Ma come conciliare allora l'attività su questo blog, praticamente sconosciuta, con l'attività su Facebook?

Il tempo è tiranno, e io devo darmi da fare per cose che abbiano almeno una pallida parvenza di senso....

Quindi ogni volta che scriverò qui, metterò sul mio profilo su Facebook un link a questa pagina.... e il gioco è fatto.

Au revoir.....


 

 
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