Dietro l'angolo

IL TACCUINO


RACCONTO
IL TACCUINO    Non aveva mai voluto confessarlo nemmeno a se stessa, ma nel momento in cui aveva infilato la mano nella tasca di quella giacca già sapeva che la sua vita non sarebbe stata più quella di sempre...quasi una sorta di premonizione, o forse puro istinto, quell'intuito misterioso che nei momenti topici della nostra esistenza emerge dal lato più oscuro e nascosto di tutti noi.Aveva cercato le chiavi di casa e invece, per caso, aveva tirato fuori un taccuino nero, il moleskine per appunti del marito, in cui erano rimaste impigliate: la pagina aperta e segnata le era balzata subito agli occhi a da allora lei non era più stata lei, ma un'altra persona che aveva osservato da dietro uno specchio lo sgretolarsi di un rapporto costruito con anni di fatiche e conquiste...Lui era innamorato di un'altra, era scritto lì, nero su bianco, non aveva potuto negare l'evidenza, nè rimettere quel taccuino in quella stessa tasca e riavvolgere il filo degli eventi come se niente fosse accaduto: non le era restato altro che affrontare la lunga discesa nel suo personale inferno, trascinando con sè nella caduta tutto ciò che di più caro aveva al mondo.Quando le capitava di ricordare gli avvenimenti di quella sera provava ancora un senso di malessere profondo, nonostante gli anni trascorsi: si chiedeva ancora perchè non avesse aperto la porta di casa e non se ne fosse andata via, immediatamente, lontano da menzogne e penosi tentativi di spiegazioni...invece era rimasta e aveva seguito tutto l'iter consueto della moglie tradita...domande, sospetti, incredulità, rabbia sorda, paura, dolore, minacce...che banalità! Che inutile spreco di tempo e di energie! A che era servito rimestare in quel calderone di umori bollenti, veleni e lacrime? Solo a rimandare di anni l'inevitabile , in uno sfibrante alternarsi di riappacificazioni e liti, euforia e noia, passione e indifferenza...e il dubbio, il sospetto sempre lì, un tarlo rovinoso dentro la sua testa, una compagnia scomoda con cui fare i conti per cinque anni.Figli non ne avevano avuti, per fortuna...un bambino in quella situazione sarebbe stata solo un'interferenza in più, un ulteriore motivo di scontro e ne sarebbe uscito sicuramente segnato...no, grazie a Dio almeno questa forma di egoismo loro se l' erano risparmiata!Scosse la testa, ancora incredula di come sia facile perdere le proprie certezze da un giorno all'altro : un attimo prima la tua vita scorre su binari lisci come l'olio e l'istante dopo ti trovi imprigionata dentro una specie di incubo che invece è la tua realtà. Del resto il marito non aveva nemmeno tentato di negare: l'aveva guardata in maniera disarmante, quasi fosse un adolescente al primo amore...come si fa ad accusare qualcuno di essersi innamorato? Quel sentimento non l'aveva cercato, era arrivato all'improvviso e aveva stravolto tutto il suo modo di vivere e di pensare...ma per lei non cambiava niente, non avrebbe mai potuto lasciarla...erano due cose distinte e separate...Distinte e separate?...aveva detto proprio così, assolutamente convinto delle sue parole...!Quasi rise al ricordo...risate per la sua ingenuità di donna innamorata, risate per gli innumerevoli e sfibranti tentativi di capire, risate ancora per le lunghissime notti insonni e le occhiaie profonde che l'avevano segnata per anni, per quei capelli bianchi apparsi all'improvviso tutti insieme e per le rughe profonde ai lati degli occhi e della bocca....e naturalmente poi le cose erano peggiorate come era facile immaginare: la fiducia se ne era gradatamente andata, il rancore ingigantito ogni giorno di più fra i silenzi, l'amore dissolto chissà dove, perso per infinite strade tortuose. Non aveva retto alle assenze e agli abbandoni, non aveva retto alle prove che aveva dovuto affrontare. Che senso aveva ora continuare?Si alzò dal letto quasi sollevata, rinfrancata, quell'immersione nel passato era stata dolorosa ma salutare, l'aveva aiutata a prendere finalmente una decisione, ma prima doveva fare un'ultima cosa, il cerchio doveva ricomporsi là dove era stato spezzato, lei doveva ricominciare da dove tutto era iniziato. Decisa, senza più incertezze si avvicinò al cassetto del marito, senza battere ciglio tirò fuori il taccuino nero, rimasto sempre allo stesso posto in quegli anni, lo aprì all'ultima pagina, prese una penna e in maniera netta e precisa, senza sbavature o tremori, gli affidò il suo ultimo, definitivo messaggio, una sola parola: “Addio.”Eccitata, quasi euforica si guardò intorno: no, non valeva nemmeno la pena di prendere una valigia, doveva essere completamente libera per poter ripartire da zero...aprì la porta di casa lasciando le chiavi sul tavolo dell'ingresso e uscì a passo sicuro e testa alta, ora poteva farcela, ne era certa... con un lieve sorriso negli occhi richiuse di scatto la porta dietro di sè.