U2 & My Music

Post N° 33


The Arcade Fire - Neon Bible
E' la volta degli affascinanti Arcade Fire e del loro secondo lavoro "Neon Bible" , che colpisce per il suono che sembra fuori da un orizzonte temporale ben definito e da testi scritti sia francese che in inglese interpretati da voce maschile e apparizioni di voce femminile . E' un disco che per me risulta cosi delineato:I giorni seguenti al funerale, gli Arcade Fire sembrano non riuscire a svegliarsi più dall’incubo . Le notti passano immobili , oppresse dal grave peso della perdita. Tutte le parole sembrano prive di significato. Tutte le ragioni sembrano menzogne per cercare di guadagnare tempo. Si guarda in uno specchio senza riflesso: esiste ancora una scelta? Poi d’improvviso, una mattina, ritrovano la speranza. Dentro di loro una voce li esorta a reclamare e lottare per quello che gli spetta. Da questa voce interiore nasce " Neon Bible" , secondo ed attesissimo album della band canadese; continuazione concettuale e musicale di quel " Funeral " osannato da tutti.Due anni non sono molti: il dolore per la perdita è ancora troppo vicino, troppo attuale. E’naturale dunque che si parta da quelle composizioni, da quegli archi innestati su chitarre e batteria (particolarmente evidenti in “Black Wave/Bad Vibrations” e “Windowsill”); da quelle voci e da quei cori che si incontrano, partono, ritornano, si cercano e si allontanano in sontuose e maestose suite (”The Well And The Lighthouse”). Ma in due anni si possono ritrovare le risposte o almeno intravedere la luce di quei “tunnel che vanno da finestra a finestra”; guardandosi dentro e riscoprendo la fede. Ne scaturisce un confronto a distanza, tra un Dio che non manda nessun segnale, i cui piani sono spesso misteriosi, ed un buon cristiano che non trova risposte ed ha paura del tempo che vola via; confronto magnificamente reso dalla profondità delle liriche. Nell’album questa tensione si avverte negli arrangiamenti più ricchi (la band di Win Butler è infatti affiancata da un’intera orchestra ungherese); nella drammaticità dell’organo, che introduce ed accompagna gli archi di “Intervention” (canzone che da sola varrebbe l’acquisto del disco), nei veloci e taglienti blues di “(AntiChrist Television Blues)”, dove i canadesi  utilizzano strumenti d’epoca come l’hurdy-gurdy; e nell’incertezza creata da alcuni discreti inserti elettronici, individuabili soprattutto nella vena wave di “No Cars Go”.Il disco non è semplicissimo, per apprezzarlo appieno va metabolizzato con almeno tre/quattro ascolti (le canzoni più immediate sono “Keep The Car Running” ed il già citato blues). Nell’insieme, non si tratta di un cambiamento radicale rispetto al suo predecessore, ma di un piccolo passo in avanti. Una volta catturati da queste undici composizioni, sarà piacevole perdersi nella maestosità sonora della band di Montreal .Assolutamente da ascoltare!!!E per chi uscisse compiaciuto da tale ascolto, può ripartire con l'ascolto del lavoro precedente "Funeral", altrettanto ben realizzato!Ecco a voi un canzone da questo album : " My Body Is A Cage"