Ho sempre amato Roma. Sin da piccolo.Forse perché sapevo che era il luogo in cui i sogni (quelli come i miei) prendevano vita.L'ho sempre identificata con l'immagine di un pino marino. Anzi, di molti pini. Quelli che si vedono in lontananza percorrendo l'Aurelia.Per me significavano i sogni, il futuro. Un futuro non ben definito, ma che sentivo incredibilmente vicino.Oggi. Cammino lungo via Amidei.E' sera, non da molto. C'è ancora qualche sprazzo di azzurro in lontananza. La gente torna a casa, si riposerà dopo il sesto ed ultimo giorno di lavoro della settimana. Alcuni hanno appena finito di fare la spesa e, carichidi buste, rientrano a casa.Avevo voglia di qualcosa di dolce, una torta o un semifreddo che ovviassero alla mancanza di affetto e di attenzioni di quando sono solo. Ho evitato. Brucia tanto la taglia 46 che non entra più.Così sono andato all'ilimentare dell'asiatico giusto di fronte al portone di casa. Ho preso del latte ei biscotti al riso che mi piacciono. Se ne avrò bisogno, li avrò con me.Saranno i biscotti che ho in mano, non lo so, ma nell'aria c'è il profumo che si espande quando si prova qualcosa di positivo. Tante cose insieme...Tè, vaniglia, farina, pane caldo, aria pulita e fresca in un antipasto di Primavera.Sorrido.Pochi minuti prima, tra i prati del pigneto, ho camminato riflettendo sulla mia vita, i miei sogni, su quello che sto facendo. Guardavo la cupola di San Pietro illuminata di arancione e azzurro, le luci della città di sotto e la Balduina alla mia sinistra.Un piccolo alberello dal fusto debole, ma dalla corteccia dura.L'ho sentito familiare. E mi ci sono messo vicino. Mi rilassavo e respiravo a fondo, e così, senza accorgermene, è iniziataa una lunga preghiera lenta con un filo di voce soffiata. A chi, non so...C'erano dentro le speranze, le richieste di aiuto. Parlavo alla città che si estendeva sotto il mio sguardo. Una città che non voglio diventi una scommessa persa, ma che diventi parte di me.Ho aspettato che facesse buio e me ne sono andato salutando quell'alberello solitario. Forse anche lui come me è lì a guardare Roma. Non so cosa le chieda, ma sento che mi somiglia tanto.Il fusto debole, ma la corteccia dura.E qualche gemma che tra non molto fiorirà.Guardando Roma.
I PINI MARINI
Ho sempre amato Roma. Sin da piccolo.Forse perché sapevo che era il luogo in cui i sogni (quelli come i miei) prendevano vita.L'ho sempre identificata con l'immagine di un pino marino. Anzi, di molti pini. Quelli che si vedono in lontananza percorrendo l'Aurelia.Per me significavano i sogni, il futuro. Un futuro non ben definito, ma che sentivo incredibilmente vicino.Oggi. Cammino lungo via Amidei.E' sera, non da molto. C'è ancora qualche sprazzo di azzurro in lontananza. La gente torna a casa, si riposerà dopo il sesto ed ultimo giorno di lavoro della settimana. Alcuni hanno appena finito di fare la spesa e, carichidi buste, rientrano a casa.Avevo voglia di qualcosa di dolce, una torta o un semifreddo che ovviassero alla mancanza di affetto e di attenzioni di quando sono solo. Ho evitato. Brucia tanto la taglia 46 che non entra più.Così sono andato all'ilimentare dell'asiatico giusto di fronte al portone di casa. Ho preso del latte ei biscotti al riso che mi piacciono. Se ne avrò bisogno, li avrò con me.Saranno i biscotti che ho in mano, non lo so, ma nell'aria c'è il profumo che si espande quando si prova qualcosa di positivo. Tante cose insieme...Tè, vaniglia, farina, pane caldo, aria pulita e fresca in un antipasto di Primavera.Sorrido.Pochi minuti prima, tra i prati del pigneto, ho camminato riflettendo sulla mia vita, i miei sogni, su quello che sto facendo. Guardavo la cupola di San Pietro illuminata di arancione e azzurro, le luci della città di sotto e la Balduina alla mia sinistra.Un piccolo alberello dal fusto debole, ma dalla corteccia dura.L'ho sentito familiare. E mi ci sono messo vicino. Mi rilassavo e respiravo a fondo, e così, senza accorgermene, è iniziataa una lunga preghiera lenta con un filo di voce soffiata. A chi, non so...C'erano dentro le speranze, le richieste di aiuto. Parlavo alla città che si estendeva sotto il mio sguardo. Una città che non voglio diventi una scommessa persa, ma che diventi parte di me.Ho aspettato che facesse buio e me ne sono andato salutando quell'alberello solitario. Forse anche lui come me è lì a guardare Roma. Non so cosa le chieda, ma sento che mi somiglia tanto.Il fusto debole, ma la corteccia dura.E qualche gemma che tra non molto fiorirà.Guardando Roma.