Qualche mese fa giocavo a Sim City, un bellissimo videogioco gestionale il cui scopo è amministrare una città fin dai suoi albori per poi portarla al benessere economico e sociale. La mia cresceva molto bene. Sono riuscito a tenere sotto controllo il debito fino a raggiungere (a fatica!) il segno + sul bilancio delle casse cittadine. È diventata una grande metropoli con servizi, fabbriche, attività ed attrazioni. Poi, però, mi sono accorto che il terreno edificabile a mia disposizione stava per terminare, non c'era quasi più spazio per la coltivazione e le acque erano sempre più inquinate. Se non fossi stato rigoroso nell'organizzare lo stoccaggio dei materiali, i rifiuti mi avrebbero sommerso. Insomma, vivevo un momento di stallo. Non crescevo più. Stavo per raschiare il fondo del barile delle risorse naturali a mia disposizione. In più, se avessi continuato a costruire, avrei corso il grave rischio di sovrapprodurre, creare disoccupazione e accumulare montagne di debito. A quel punto, però, il gioco, non prevedeva opzioni che mi permettessero di rallentare e di garantire il mantenimento del benessere, quindi sostenibilità ambientale, sociale e produttiva, ma solo altra inarrestabile crescita. Così decisi che poteva bastare. Il gioco, per me, era finito. Non avevo più obiettivi, se non quello di garantire il lvello di benessere della gente e di innovare al fine di rendere migliore la vita in città. Lì ho toccato con mano l'essenza e i limiti del nostro Sistema. Non si può crescere per sempre. A meno che non si premano i tasti "dichiara guerra" o "disastro ambientale".
COME IN SIM CITY
Qualche mese fa giocavo a Sim City, un bellissimo videogioco gestionale il cui scopo è amministrare una città fin dai suoi albori per poi portarla al benessere economico e sociale. La mia cresceva molto bene. Sono riuscito a tenere sotto controllo il debito fino a raggiungere (a fatica!) il segno + sul bilancio delle casse cittadine. È diventata una grande metropoli con servizi, fabbriche, attività ed attrazioni. Poi, però, mi sono accorto che il terreno edificabile a mia disposizione stava per terminare, non c'era quasi più spazio per la coltivazione e le acque erano sempre più inquinate. Se non fossi stato rigoroso nell'organizzare lo stoccaggio dei materiali, i rifiuti mi avrebbero sommerso. Insomma, vivevo un momento di stallo. Non crescevo più. Stavo per raschiare il fondo del barile delle risorse naturali a mia disposizione. In più, se avessi continuato a costruire, avrei corso il grave rischio di sovrapprodurre, creare disoccupazione e accumulare montagne di debito. A quel punto, però, il gioco, non prevedeva opzioni che mi permettessero di rallentare e di garantire il mantenimento del benessere, quindi sostenibilità ambientale, sociale e produttiva, ma solo altra inarrestabile crescita. Così decisi che poteva bastare. Il gioco, per me, era finito. Non avevo più obiettivi, se non quello di garantire il lvello di benessere della gente e di innovare al fine di rendere migliore la vita in città. Lì ho toccato con mano l'essenza e i limiti del nostro Sistema. Non si può crescere per sempre. A meno che non si premano i tasti "dichiara guerra" o "disastro ambientale".