Adesso voi mi vedete qui, povero martire e mal vestito, ricurvo sulla mia vecchiaia a chiedere l'elemosina fuori dalla chiese. Ma un tempo…C'è chi il destino ce l'ha dentro, nel sangue, nel DNA, come la vocazione dei preti. Io da piccolo, un po' da solo un po' con la mia compagnia, passavo le ore a palpare il culo alle galline. Senza malizia!A scuola avevo i miei problemi e il mio papà ne ha dovuti tirare fuori di salami e cotechini per farmi prendere la licenza elementare. Che poi a cosa serve, che tanto non ci puoi vendere niente.Lo sanno anche i muri che quelli che vanno bene a scuola, poi nella vita fanno stronzate su stronzate (Silvio a scuola era un genio, uno scolaretto modello!).Io, con l'esperienza fatta da bambino ho messo su una attività tutta mia, un lavoro particolare che non la fa neppure il veterinario più laureato che ci sia. Vado in giro negli allevamenti di polli delle colline bergamasche: alle galline che hanno il culo stretto gli dò una mano a fare le uova. Mi pagano anche bene (i padroni eh….non le galline), perché a volte la gallina sotto sforzo gli muore di crepaculo, ed allora è un bel casino! Un danno economico per tutti gli allevatori che non ne hanno molte.Oltre che il suo bel guadagno, hai anche una gran soddisfazione morale: la gallina, quando l'hai sgravata, ti mette lì un “coccodèèèèèèè” che pare un gemito di piacere, e ti guarda con due begli occhini grossi.Un giorno, in un paesello della Val Brembana, una gallinella anziché il solito “coccodèèèèè” mi spara lì un “chicchiricchììììì” tipo fosse un “do-di-petto” del maestro Pavarotti. La guardo stupito; lei, un po' sorniona, mi fa: "Tranquillo, sono una gallina poliglotta: discendo da una antica famiglia della Gallia, poi emigrata nel gallese".E beh, allora….siamo apposto, penso io!!!Però un residuo di dubbio mi deve restare sul muso, perché lei scoppia a ridere (una girandola di “cò-cò-cò-chì-chì-chì”) e prosegue gioiosa: "Caro dottor professor palpa-di-dietro, ho fatto a te quello che tu hai fatto a me, no?!".Una presa per il culo, appunto.La fisso con sguardo arrabbiatuccio, tipo braci ardenti che scoppiettano sul fuoco, e subito si diffonde nell’aria un aroma di pollo allo spiedo….Lei, zitta impietrita, quasi impaurita dalla mia reazione.Quando me ne vado, chiedo al contadino se me la vende. "Neanche se me la paghi a peso d'oro!".Chissà come mai, poi?!."Mi serve per quando vado in Francia, come traduttrice".Il mio sguardo spazientito deve fargli sorgere il dubbio che io sia cannibale, perché si affretta subito a dirmi: "Per farmi perdonare, le racconto una barzelletta in argomento. Perché i galli non fanno le uova?""Quali, galli?" gli sibilo, indispettito.Non raccoglie il mio sottile sarcasmo: "Perché non sono così coglioni da spaccarsi ogni volta il culo per 20 centesimi".Non c'ho più visto….grrrrrrrrr!!!!
E' da "polli" fare l'uovo
Adesso voi mi vedete qui, povero martire e mal vestito, ricurvo sulla mia vecchiaia a chiedere l'elemosina fuori dalla chiese. Ma un tempo…C'è chi il destino ce l'ha dentro, nel sangue, nel DNA, come la vocazione dei preti. Io da piccolo, un po' da solo un po' con la mia compagnia, passavo le ore a palpare il culo alle galline. Senza malizia!A scuola avevo i miei problemi e il mio papà ne ha dovuti tirare fuori di salami e cotechini per farmi prendere la licenza elementare. Che poi a cosa serve, che tanto non ci puoi vendere niente.Lo sanno anche i muri che quelli che vanno bene a scuola, poi nella vita fanno stronzate su stronzate (Silvio a scuola era un genio, uno scolaretto modello!).Io, con l'esperienza fatta da bambino ho messo su una attività tutta mia, un lavoro particolare che non la fa neppure il veterinario più laureato che ci sia. Vado in giro negli allevamenti di polli delle colline bergamasche: alle galline che hanno il culo stretto gli dò una mano a fare le uova. Mi pagano anche bene (i padroni eh….non le galline), perché a volte la gallina sotto sforzo gli muore di crepaculo, ed allora è un bel casino! Un danno economico per tutti gli allevatori che non ne hanno molte.Oltre che il suo bel guadagno, hai anche una gran soddisfazione morale: la gallina, quando l'hai sgravata, ti mette lì un “coccodèèèèèèè” che pare un gemito di piacere, e ti guarda con due begli occhini grossi.Un giorno, in un paesello della Val Brembana, una gallinella anziché il solito “coccodèèèèè” mi spara lì un “chicchiricchììììì” tipo fosse un “do-di-petto” del maestro Pavarotti. La guardo stupito; lei, un po' sorniona, mi fa: "Tranquillo, sono una gallina poliglotta: discendo da una antica famiglia della Gallia, poi emigrata nel gallese".E beh, allora….siamo apposto, penso io!!!Però un residuo di dubbio mi deve restare sul muso, perché lei scoppia a ridere (una girandola di “cò-cò-cò-chì-chì-chì”) e prosegue gioiosa: "Caro dottor professor palpa-di-dietro, ho fatto a te quello che tu hai fatto a me, no?!".Una presa per il culo, appunto.La fisso con sguardo arrabbiatuccio, tipo braci ardenti che scoppiettano sul fuoco, e subito si diffonde nell’aria un aroma di pollo allo spiedo….Lei, zitta impietrita, quasi impaurita dalla mia reazione.Quando me ne vado, chiedo al contadino se me la vende. "Neanche se me la paghi a peso d'oro!".Chissà come mai, poi?!."Mi serve per quando vado in Francia, come traduttrice".Il mio sguardo spazientito deve fargli sorgere il dubbio che io sia cannibale, perché si affretta subito a dirmi: "Per farmi perdonare, le racconto una barzelletta in argomento. Perché i galli non fanno le uova?""Quali, galli?" gli sibilo, indispettito.Non raccoglie il mio sottile sarcasmo: "Perché non sono così coglioni da spaccarsi ogni volta il culo per 20 centesimi".Non c'ho più visto….grrrrrrrrr!!!!