Falesie della mente

Il solista del mitra


“La mia prima pistola è stata un regalo, una Smith & Wesson calibro 45 a canna lunga, innocua perchè i proiettili adatti erano introvabili. L’ho usata comunque. La mia prima rapina: un ufficio postale. Ero entrato per pagare una bolletta. Il cassiere ha intravisto la canna sotto il cappotto, si è spaventato e mi ha messo davanti dei mazzetti di banconote. Io ho preso i soldi e me ne sono andato”. Da allora ne ha fatta di strada Luciano Lutring: macchine, banche, gioielli e alcuni colpi da maestro. Come quando s’infilò con la sua banda in mezzo al concorso di Miss Italia. Salsomaggiore era assediata da fotografi e polizia. Al momento giusto spazzolò i gioielli delle ragazze e salutò con un sorriso.Luciano Lutring ha “festeggiato” a Settembre i 40anni dal sua arresto a Parigi.Alto, capelli ricci scuri, oggi Lutring non dimostra i suoi 68 anni. “E’ perchè mi sono conservato bene al fresco”, dice sorseggiando un bicchiere di spumantino. Dopo gli anni della galera, il solista della rapina si è dato alla pittura e alla scrittura. La sua seconda autobiografia s’intitola “Una storia da dimenticare”, ma si capisce che all’epoca degli assalti alle banche guarda ancora con affetto.“I miei avevano una latteria in via Novara. Mio padre era ungherese, un fantino poliglotta, mia madre milanese. Mi ha cresciuto nel ricordo della figlia morta sei anni prima. Forse sono state tutte le bambole che ho ereditato da mia sorella a trasformarmi in un bulletto. In casa le cose non andavano bene. Quando le ho presentato Yvonne, un’indossatrice di Zurigo che avevo conosciuto rubandole le valige, mi ha detto: la svizzera in casa mia non entra. Allora i rapporti si sono definitivamente interrotti e le cose sono andate come tutti sanno”. La riconciliazione arriverà anni dopo. Nel 1976 Lutring ottiene quattro giorni di permesso premio. Passa le ultime ore di libertà al cimitero, sulla tomba della madre. “Chiesi al guardiano di occuparsi dei fiori, ma lui non volle soldi. Per te lo faccio gratis, disse”. Dopo il primo colpo all’Ufficio postale, la carriera di Lutring decolla. Lutring, negli anni ’60, rubò di tutto di più, passando disinvoltamente dalle rapine (anche tre gioiellerie alla settimana) alla Ferrari mordi-e-fuggi per un solo giro di notte con la bella, o la pelliccia in vetrina per la sua fidanzata, “per galanteria” : “Noi ex ladri gentiluomini non c’entriamo niente con la malavita di oggi. Avevamo un codice e guai a chi non lo rispettava: niente droga ai ragazzi, amicizia e senso dell’onore ferrei, nessuno avrebbe mai colpito una persona inerme. E poi oggi, chi ruberebbe per galanteria? Quando la mia donna, una vigilia di Natale vide una pelliccia etc. le dissi di andare a casa. Alle 5 del mattino, quando non c’era più nessuno, spaccai la vetrina e le portai la pelliccia”.Nel ’65 viene arrestato in Francia. La polizia lo cerca nei bassifondi, lui invece è al Grand’Hotel e firma con il suo nome vero. Condannato a 22 anni di carcere, nel ’73 ottiene la grazia dal presidente Pompidou e nel ’77, dopo l’estradizione in Italia, da Leone.Una volta libero, torna da Yvonne. “Ma ad aprirmi la porta trovai un altro uomo”  ricorda. “E pensare che lei veniva a farmi visita in carcere tutte le settimane. Non mi ha mai detto niente per non farmi soffrire”. Intanto, con i soldi guadagnati lavorando in carcere, Lutring apre un negozio con quella che diventerà la sua seconda moglie, Dora. Ma la legge antimafia lo costringe a chiudere. Nonostante la delusione, si mette a scrivere e dipingere. “E’ una passione maturata in carcere, figlia dell’arte di arrangiarsi: il mercuriocromo per il rosso, lo zafferano per il giallo, l’insalata per il verde, la suola delle scarpe per il nero. Il primo Cristo l’ho regalato al mio avvocato. Anche per la mia prima autobiografia c’è voluto un colpo di genio – aggiunge –. Per farla uscire dal carcere di massima sicurezza la scrivevo sulla carta igienica e la facevo uscire un pezzo alla volta”.Oggi l’americano che negli anni Cinquanta guidava Cadillac, si prende cura delle figlie diciassettenni, Natasha e Katiusha, che gli sono state affidate dopo il divorzio dalla terza moglie. Vive dignitosamente, non svaligia più banche col mitra nascosto nella cistoria del violino e rimpiange la vecchia Milano. “Non ci sono più le botteghe di quartiere, le balere, i ristorantini e i trani dove si andava con gli artisti a tirare le sei del mattino – dice -. Niente risottino e ossibuco. Ma non mi posso lamentare. A mio modo una vita artistica da raccontare l’ho avuta anch’io. Un tempo offrivo champagne a tutti, avevo sempre una parola per le ragazze che vendevano fiori, e le violette appassivano se non c’era Mr. Lutring a comprarle”.Sicuramente una vita movimentata e, per un certo verso, davvero affascinanste, una carriera da vero “Lupin” all’italiana.Ma nonostante i sorrisi che, adesso, si possono fare pensando ad un ladro “gentiluomo” come Lutring, nasce sicuramente anche una riflessione inevitabile pensando alla sua vita : com’è che un povero disperato che ruba, e lo fa pure male, viene considerato un esempio assoluto di educazione al disvalore del furto, mentre uno che ruba sistematicamente auto d’epoca o di grossa cilindrata, oppure svaligia una banca prestando però attenzione all’incolumità dei clienti presenti è definito “ladro gentiluomo”, quasi a nobilitarne le gesta semplicemente finalizzate ad arricchirsi e a vivere nel lusso ???  Ricordiamoci sempre che di malviventi si parla e questi soggetti malviventi restano, anche se cosiddetti “gentiluomini”, e quindi tutte le loro gesta sono da deplorare in modo netto ed energico, monito forte per i giovani d’oggi, che volessero vivere nell’agiatezza e nel lusso senza sudare per guadagnarsi la pagnotta.