Pensieri & Parole

Pensieri e Parole in libertà

Creato da valesaber il 11/02/2010

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(Gortoz a ran - Genez Prigent feat. Lisa Gerrard)

'Aspetto'
(traduzione a cura di Leonardo Venturi)

Aspettavo, aspettavo da tanto tempo
nell'ombra scura delle torri grigie
nell'ombra scura delle torri grigie

Nell'ombra scura delle torri di pioggia
mi vedrai aspettare per sempre
mi vedrai aspettare per sempre

Un giorno tornerà
sulle terre, sui mari
sulle terre, sui mari

A portarmi sui sentieri
tornerà carico di spruzzi di mare
nell'ombra scura delle torri nere

Tornerà il vento azzurro
e porterà con sé il mio cuore ferito

Sarò spinto via dal suo respiro
lontano nella corrente, in un altro paese

Sarò spinto via dal suo respiro
lontano nella corrente, ovunque voglia

Ovunque voglia, lontano da questo mondo
tra il mare e le stelle.

 

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Mi manchi...

Post n°100 pubblicato il 24 Marzo 2014 da valesaber
Foto di valesaber

...dicono che ci si renda conto del valore di quello che avevamo solo una volta che lo si è perso...
Io mi rendevo perfettamente conto di quello che avevo... della mia fortuna.
Di quanto amore ricevevo e riversavo nel nostro rapporto...
Sono passati 3 anni eppure mi sembra non sia passato neppure un minuto. Il dolore non va via... è solo diventato un pò più sopportabile. O meglio, passa solo un pò più di tempo prima che ne senta la grave, opprimente presenza... inesorabilmente... incessantemente.
Mi manchi tanto papà...

 
 
 

Non deve vincere la paura...

Post n°99 pubblicato il 19 Luglio 2013 da valesaber
Foto di valesaber

"E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti" (P.Borsellino)
...
Quanta verità in questa frase di Borsellino...
Ora più che mai, dopo l'esperienza del terremoto, posso apprezzarla nella sua interezza... Ho imparato a dominare la mia paura e ad andare avanti... tutti qui l'abbiamo fatto...
Ma non dobbiamo dimenticare che il coraggio di Paolo è stato qualcosa di molto più grande.
Paolo non ha dovuto sopraffare la sua paura per necessità, per poter continuare a vivere, ma per scelta... La scelta di servire la giustizia e di sacrificare tutto per il suo raggiungimento, con la certezza che quella strada l'avrebbe portato inesorabilmente alla sua morte.
Questo sacrificio, non imposto, non costretto ma semplicemente accettato da un uomo che credeva nel suo lavoro, in un sogno di giustizia per tutti e su tutti... è un qualcosa che non dobbiamo mai lasciare cadere nell'oblio... ma continuare a onorare con la nostra memoria affinchè nessuno possa dimenticare.
Grazie Paolo, per il tuo coraggio... non ti dimenticheremo.

 
 
 

29 maggio (seconda parte...)

Post n°98 pubblicato il 29 Maggio 2013 da valesaber
Foto di valesaber

...

 
 
 

Non si muore se le proprie idee sopravvivono...

Post n°97 pubblicato il 23 Maggio 2013 da valesaber
 
Foto di valesaber

Faccio fatica ultimamente a ritagliarmi il tempo necessario per scrivere nel blog, ma oggi è un giorno speciale e il tempo va trovato.
Ci deve essere sempre tempo per la memoria, specie quando si tratta dell'anniversario della morte di un paladino della giustizia come Giovanni Falcone, un uomo di ideali e coraggio, che la mafia ha voluto eliminare inaugurando con quella morte la sua buia stagione delle stragi. La stagione degli abbandoni, di uno stato latitante che invece di ricordarsi dei suoi eroi li ha lasciati soli, dimenticandoli nell'angolo più oscuro delle coscienze, quello dove seppellire i personaggi più scomodi, coloro che con la volontà e l'esempio delle loro vite riescono a indicare la giusta via anche agli altri, facendo risvegliare le coscienze e liberarle dal giogo del potere e della corruzione.
E la nostra memoria deve far rivivere non solo Falcone, ma anche tutti quelli che sono morti con lui: sua moglie Francesca Morvillo, agli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo morti nell'adempimento del loro dovere... 
E non deve scordare neppure chi è sopravvissuto e porterà sempre quelle ferite aperte dentro di sè: Giuseppe Costanza, l'autista di Falcone e poi Paolo Capuzzo, Angelo Corbo e Gaspare Cervello.
La nostra memoria deve onorare questi uomini che hanno sacrificato le loro vite per perseguire e realizzare un ideale di giustizia e legalità che deve essere anche il nostro e quello dei nostri figli.
Sono uomini come questi che ti fanno sentire orgoglioso di essere italiano. 

"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"

 
 
 

...2 anni...

Post n°96 pubblicato il 24 Marzo 2013 da valesaber
Foto di valesaber

2 anni. E mi sembra sia passato un solo giorno.
Il dolore non va via, solo passa un pò più di tempo prima di sentirlo nuovamente dentro.
Riesco a vivere la mia vita come prima ma mi rendo conto che tutto non sarà più come prima.
Mi manca, mi manca terribilmente.
Mi manca la sua presenza, la sua intelligenza come la sua cocciutaggine... le nostre chiaccherate come le litigate.
Mi manca...
Ogni altra parola è superflua.
Ciao papà...

 

 

 
 
 

Quando la terra trema (parte 1)...

Post n°95 pubblicato il 31 Gennaio 2013 da valesaber
 
Foto di valesaber

E’ tanto che non scrivo nel mio blog…  ma non credo sia solo per semplice mancanza di tempo.
Credo piuttosto sia stata la difficoltà nel ritrovare in me stesso e nell’ambiente che mi circonda quella serenità e obiettività che sono assolutamente necessarie per affrontare quell’argomento con cui avrei dovuto necessariamente confrontarmi, per poter tornare nuovamente a scrivere in libertà come facevo prima…
Qualcosa che mi ha coinvolto personalmente e pesantemente, come uomo e come cittadino : il  terremoto che ha sconvolto la mia Emilia nel maggio dello scorso anno.
Tanto se ne è scritto e parlato… ma a volte tutte le parole del vocabolario davvero non bastano per rappresentare, anche solo parzialmente, l’enormità di certe tragedie.
Sono nato e vivo nel territorio maggiormente colpito dal sisma, quello di Finale Emilia e quella notte del 20 maggio ero in casa.
La prima scossa, l’avvertimento dell’una, ci ha colto subito dopo essere andati a dormire. La casa ha tremato ma è stata troppo breve per averne paura. Il nostro unico commento, svegliandoci di soprassalto, è stato pensare che visto quanto l’avevamo avvertita, ovunque avesse colpito, di certo lo aveva fatto pesantemente… Non potevamo ancora sapere che si trattava del preludio di un disastro locale.
E non potevamo sospettarlo perché siamo cresciuti, e credo di poterlo dire a nome di tutti gli abitanti della mia zona, nella convinzione popolare che dalle nostre parti i terremoti, quelli seri, di grandi proporzioni, disastrosi... non potessero mai verificarsi. I nostri vecchi ripetevano sempre (e lo ricordo anche nelle parole di mio padre e prima di lui, di mio nonno) che il nostro era un territorio ingrato come clima, freddissimo d’inverno e caldissimo d’estate, con un’umidità tale da portare bestie e uomini all'esasperazione, ma che per la sua conformazione, un sottosuolo fatto di sabbia e una pianura piatta come una tavola, ci teneva al sicuro da tutti quei cataclismi gravi che affliggevano altre zone d’Italia, come inondazioni, frane e soprattutto terremoti.
In verità dalle nostre parti lievi scosse di terremoto ci sono sempre state, ma sempre deboli, appena accennate. Ricordo un anno in cui hanno insistito per tutta un’estate e più volte al giorno... Ma proprio questa sabbia, che nel territorio di Finale affiora letteralmente (la "sabbionara"), rendendo la terra meno fertile di altre aree della nostra pianura, permette di assorbire, ammortizzare i colpi più duri, lasciandone avvertire sì il tremore, ma solo sottoforma di una lieve vibrazione… Almeno questo credevamo fino al 20 maggio 2012.
In ogni modo, ritornando a quella notte, dopo la prima scossa, forte ma breve, siamo rimasti a letto e ci siamo riaddormentati, senza pensarci troppo e soprattutto senza alcun timore residuo. Si era verificato 
sicuramente altrove... Egoistico di sicuro come pensiero, ma certamente pratico e tranquillizzante.
Così quando la fortissima scossa delle 4:15 ha colpito, ne siamo stati presi completamente di sorpresa.
Il letto sobbalzava come fosse stregato, la stessa stanza sembrava essersi animata e avere vita propria. Il rumore di vetro che cozzava, di oggetti e porte che sbattevano era fortissimo e terrorizzante.
Ma ancora più forte era il cupo boato del terremoto. Un rumore che non scorderò mai più.
E cosa ancora peggiore, è stata la sua durata. Sembrava non finire mai. Abbiamo avuto il tempo di alzarci, fuggire dalla camera da letto, aprire le porte (interna e esterna) comprese le serrature di sicurezza ed uscire in giardino, con la terra che ancora tremava.  Sono stati secondi lunghi come minuti…
Una volta usciti la mia compagna è collassata dalla paura mentre le urla dei nostri vicini mi riportavano lentamente alla realtà… Sì perché la scossa, vissuta nell’intorpidimento del sonno, ci aveva lasciato come intontiti, quasi fossimo in catalessi. Siamo scappati meccanicamente, senza renderci conto di cosa stava succedendo davvero… per puro e semplice istinto di sopravvivenza.
Eppure, nonostante la gravità dell’evento, della sua evidente potenza… nessuno voleva ancora credere che ne fossimo stati colpiti in prima persona. Siamo rientrati in casa per vestirci, nonostante le continue forti scosse che avvertivamo (attorno alle 5 una più forte delle altre ci ha davvero spaventato… gli alberi del giardino hanno ondeggiato come capelli al vento) e siamo rimasti lì fuori, al freddo, impotenti testimoni di una natura impazzita come nessuno aveva mai visto prima, se non alla televisione.
Ma è stato solo quando abbiamo letto i primi resoconti del sisma su internet, che abbiamo iniziato a comprendere la reale portata di quanto era successo.
E apprendendo che l’epicentro era stato a Finale Emilia, a meno di 7/8km in linea d’aria da noi, nel paese dove abitano i miei genitori, dove ho tanti amici e che conosco così bene per avervi passato la gioventù…  la nostra paura è divenuta panico. Ci siamo messi subito in viaggio per raggiungerli.
Entrando in Finale ci siamo resi maggiormente conto, se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, della gravità dell’evento. Tutto attorno era un suono di sirene, un saettare di lampeggianti che squarciavano le ombre di una notte da incubo che finalmente stava finendo, per lasciare spazio a un giorno di tragedia come non avevamo mai visto prima.
La cosa più impressionante era la polvere dei crolli che ancora si muoveva nell’aria e la gente che si muoveva come tanti zombi in mezzo ad essa.
Arrivato a casa dai miei, li ho trovati tutti in cortile. Mio fratello sconvolto, con in braccio il figlio di pochi mesi, la sua compagnia che piangeva a dirotto… Tutto attorno il bailamme degli animali selvatici, con sopra a tutti i fagiani che facevano un rumore d'inferno (in seguito abbiamo imparato ad ascoltare proprio i versi dei fagiani per prevedere, di pochi secondi, l'arrivo di una scossa).
Solo mia madre manteneva il controllo e la lucidità. Il suo personale terremoto l’aveva già vissuto un anno prima… e niente poteva scuoterla maggiormente.
Ci hanno raccontato la nostra stessa esperienza, peggiorata dal fatto di essere quasi nell’esatto epicentro del sisma e dal fatto che le loro camere da letto sono al primo piano della casa, che ha ondeggiato come fosse fatta di paglia.
Al chiarore delle prime luci la casa sembrava a posto e l’agriturismo pure quindi, si è deciso di andare a in paese per capire meglio la situazione.
Abbiamo trovato ancora scene di panico devastanti. La gente era tutta in strada allo stesso modo in cui ci si era precipitata alcune ore prima. Pochi avevano avuto il coraggio di rientrare per cambiarsi… danni alla casa permettendo.
La cittadina risuonava di un'unica voce rotta dall’emozione per un’esperienza incredibile, difficile se non impossibile da descrivere a chi non l’ha vissuta… Ci si raccontava l’un l’altro le proprie sensazioni come se non fossero state identiche per tutti, ma con l’intima convinzione che raccontarla, ripeterla, forse più a se stessi che all’interlocutore, potesse in qualche modo esorcizzarne la paura e allontanarla.
Ho visto la Torre dei Modenesi spezzata in due nella sua lunghezza… un’immagine tragica e evocativa di quanto era stato, che si è impressa a fuoco nella nostra mente… Poi, poco più in là il nostro antico castello in ginocchio, con un torrione rovinato sulla strada… e ancora le chiese crollate, per primo il duomo, circondate dal fumo dei calcinacci, dai pezzi delle loro stesse antiche facciate.
E insieme allo sfregio portato alle nostre antiche vestigia, la terribile visione dei palazzi abitativi danneggiati o parzialmente crollati. palazzo Veneziani, rimasto uno dei più antichi del paese insieme a palazzo Rossi, era collassato sul suo ingresso, bloccandovi all’interno i condomini.
E muri crollati, calcinacci rovinati ovunque sulle strade e marciapiedi…  
E quella polvere nell’aria, un odore di cemento e di vecchio che ristagnava tutto attorno, creando uno scenario surreale e ancor più doloroso, se possibile…
E in questo scenario da incubo per un paese solitamente tranquillo e sereno, era già iniziata la frenetica attività dei soccorritori. Prima improvvisati, vicini e amici che si preoccupavano di soccorre chi era in difficoltà, anche solo con il conforto di una parola, poi con l’apporto dei professionisti del settore, vigili del fuoco e forze dell’ordine che in attesa dell’arrivo dei rinforzi della protezione civile, si erano messi a scavare nelle macerie a mani nude. E in un clima di isteria generale era iniziata la peregrinazione della ricerca dei parenti, amici o anche semplici conoscenti, la cui vista riempiva gli animi di una gioia insperata… specie per le persone più anziane, ancora scioccati dal tradimento di una terra dura ma in cui avevano sempre confidato e di cui si erano fidati, fino ad allora… “E’ una terra dura ma almeno non ci mette in pericolo”…
Quando anche la certezza ti abbandona, quando ti senti tradito da un punto di riferimento così importante, da quello che ha guidato tutta la tua vita… cosa ti resta dopo?
E in queste storie semplici di uomini si sono prodotti quegli atti spontaneo eroismo che elevano l'uomo nelle situazioni di pericolo...  E ci si è trovati a scavare a mani nude tra le macerie della torre crollata, per cercare una bambina travolta dal crollo nella sua cameretta. E si scavava per liberare le persone rimaste ostaggi del loro palazzo ferito mortalmente e si entrava nei palazzi colpiti profondamente e pericolanti per portare fuori gli anziani rimasti in casa o gli infermi boccati a letto…  E questo incuranti delle continue scosse, del loro rombo cupo… dei suoni agghiaccianti e assordanti delle sirene, incuranti delle urla di isteria tutto attorno e di quell’odore di gas che con un odore di zolfo evocava immagini diaboliche perse nel tempo e nel nostro subconscio di bimbi della bassa…
E alle storie di ordinario eroismo, si sono mescolate quella dettate da una paura cieca, mai pensata, che ha portato molti a fuggire dal paese con ogni mezzo, per rifugiarsi in aperta campagna dove il rischio del collassare dei palazzi non faceva più paura, ma dove il cupo rombo delle scosse di assestamento era ancora più terrorizzante. Reazioni naturali e umane che fanno ugualmente parte della stessa natura umana e che ci ricordano, se mai ce ne fosse il bisogno, che siamo uomini, fatti di carne, ossa e emozioni e non macchine…
La domenica l’abbiamo poi passata dai miei, all’agriturismo, rifugiati sotto ad un gazebo, vista la pioggia e il vento freddo, di fronte all’agriturismo che abbiamo scoperto poi aver subito dei danni anche se, per fortuna, non troppo gravi.
Ma le scosse, anche forti (attorno alle 13 ce ne stata una particolarmente forte e lunga), che si sono alternate per tutta la giornata ci hanno fatto pensare il peggio. Vedere quel “mostro” (perché è una costruzione di una volta, imponente e per fortuna ben fatta) tremare come un fuscello sotto la spinta della terra è stato qualcosa di incredibile.
A ogni rombo i nostri occhi fissavano le sue mura, quasi a volerlo sostenere con lo sguardo per proteggerlo. Siamo riusciti a puntellare la zona più danneggiata grazie alla falegnameria della zona, che nonostante fosse anch’essa pesantemente danneggiata ha tenuto aperto per offrire supporto ai suoi concittadini, fornendo le travi necessarie a puntellare le loro case, i loro fienili, il loro lavoro…
Per tutta la giornata siamo rimasti all’aperto, al freddo… mentre a Finale iniziava ad arrivare la macchina dei soccorsi nazionali e le strade iniziavano a vuotarsi dalla gente che veniva orientata verso i primi campi di raccolta…
Quando la torre è crollata completamente è stato come perdere qualcosa di più. Il suo sostenersi, quasi al limite della gravità era come un simbolo della nostra resistenza, della volontà di non arrendersi. E tra la sua polvere tutto è sembrato ancora più tragico.
Poi le notizie arrivate dagli altri comuni, quelle dei primi morti. Il sapere che uno di questi era il marito di una mia amica d’infanzia ha gettato il mio animo in uno sconforto ancora peggiore, disperato. E non è bastato il pensare che sarebbe potuto andare molto peggio. Che quella domenica era giorno di comunioni e visti i crolli subiti da tutte le chiese del nostro territorio, se il sisma avesse colpito solo alcune ore più tardi, dopo le 9, il bilancio sarebbe stato molto più grave e ancora più triste…
Qualcuno parla di fatalità, di destino. Ci si può credere o meno…
Certo ascoltando la cronaca dei fatti successi non si può non pensare a come è stato beffardo questo destino. Ha mietuto le sue vittime tra chi era al lavoro, tra chi quel sabato notte c'era andato per scelta o per sostituire un amico… Altrimenti non ci sarebbero state morti, nonostante i danni enormi al territorio, alle vestigia del passato, alle strutture private e pubbliche... e la disperazione per quanto perso sarebbe stata, per certi versi, più sopportabile…
La mia azienda ha avuto lo stabile parzialmente danneggiato, ma ci siamo subito attivati per risolvere la situazione, cercando immediatamente delle tensostrutture in cui spostare le aree di produzione che non erano più agibili. E nonostante i danni in una sola settimana eravamo nuovamente operativi al cento per cento, come nulla fosse accaduto e questo per tante altre imprese che come la nostra avevano subito danni gravi ma non mortali…
Non dobbiamo dimenticare che questo grande terremoto ha colpito una zona altamente industriale: Mirandola è il più importante centro biomedicale d’Italia, un eccellenza nel settore. A Finale ci sono alcune delle ceramiche più importanti e così nelle altre aree colpite. E non dimentichiamo che siamo nel centro della produzione del parmigiano reggiano e del grana padano, oltre che della produzione di salumi famosi in tutto il mondo…
Il giorno successivo al terremoto è stato il tempo dei calcoli dei danni, della loro verifica effettiva con un animo meno provato, non certo riposato (e chi ha dormito?) ma almeno meno agitato del giorno prima.…
Fortunatamente la mia casa non ha avuto alcun danno, nonostante, nell’immediatezza della scossa, al risveglio dal sonno, ero convinto di aver visto cadere calcinacci o cose simili… Non abbiamo trovato la benché minima crepa e neppure un soprammobile rotto. Tutto spostato ma integro.
A casa dai miei invece l’agriturismo ha subito danni a una colonna portante e ha richiesto decisi lavori di ripristino e di messa in sicurezza.  E un nostro fienile, con 20kw di fotovoltaico sul tetto, è crollato come un castello di carte, causando, oltre al danno dell’impianto distrutto, altri notevoli alle attrezzature agricole di mio fratello che vi trovavano riparo.
Ma questo è niente in confronto al danno subito da di chi ha perso la casa, da chi ha perso il lavoro perché l’azienda in cui lavorava era stata distrutta.  Molti si sono visti spazzare via in un minuto il traguardo di una vita, la casa e un lavoro per sostentare la propria famiglia.
Ho visto vecchi piangere come bambini di fronte alle loro case inagibili… persone  sconvolte ancora vestite come la notte del terremoto, per non essere potute rientrare nelle loro case inagibili, che facevano la fila davanti alle tende della protezione civile con lo sguardo perso nel vuoto… increduli e impotenti.
Ma su tutto… l’unico pensiero che poteva aiutare era che nonostante tutto, eravamo ancora qui.
Che ormai il peggio era passato…
Tutti, nonostante la paura per le continue scosse di assestamento e la disperazione per la situazione che stavamo vivendo, con la casa danneggiata o crollata e con il presupposto di dover vivere in una tenda per chi sa quanto tempo, ci sentivamo ancora vivi e padroni del nostro destino…
Sì, nonostante tutto quello che era successo, nessuno poteva davvero pensare che il peggio dovesse ancora venire…

 
 
 

Giornata della Memoria 2013

Post n°94 pubblicato il 25 Gennaio 2013 da valesaber
 
Foto di valesaber



Todesfuge
von "Mohn und Gedachtnis"

Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends
wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts
wir trinken und trinken
wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar
Margarete
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne
er pfeift seine Rüden herbei
er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich morgens und mittags wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar
Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein Grab in den Lüften
da liegt man nicht eng

Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags und morgens wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith er spielt mit den Schlangen

Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags der Tod ist ein Meister aus Deutschland
wir trinken dich abends und morgens wir trinken und trinken
der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft
er spielt mit den Schlangen und träumet der Tod ist ein Meister
aus Deutschland
dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith



Fuga di morte
da "Papavero e memoria"

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive e va sulla soglia e brillano stelle e richiama i suoi mastini
e richiama i suoi ebrei uscite scavate una tomba nella terra
e comanda i suoi ebrei suonate che ora si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Egli urla forza voialtri dateci dentro scavate e voialtri cantate e suonate
egli estrae il ferro dalla cinghia lo agita i suoi occhi sono azzurri
vangate più a fondo voialtri e voialtri suonate che ancora si balli

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca coi serpenti
e gli urla suonate la morte suonate più dolce la morte è un maestro tedesco
egli urla violini suonate più tetri e poi salirete come fumo nell’aria
e poi avrete una tomba nelle nubi lì non si sta stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
egli ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell’aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith.

Paul Celan

...Quale tagliente, tragica ironia che una delle poesie più struggenti e evocative sull'Olocausto sia scritta in tedesco... la stessa lingua che ha accompagnato alla morte milioni di ebrei...

 
 
 

E' giÓ passato un anno...

Post n°93 pubblicato il 29 Marzo 2012 da valesaber
Foto di valesaber

E' passato un anno...
Ma davvero non saprei dire se questo tempo è troppo poco o se è già un abisso.
Ogni cosa mi sembra quasi sospesa come in una lunga attesa…Tutto è indefinito come in un sogno confuso da cui riemergi dopo una notte agitata e che provi a ricordare.
Non sono più un bambino... e questo ormai da tanto, troppo tempo ormai.
Ho imparato a conoscere la vita, in tutti i suoi aspetti: da quello più spensierato, fatto di luci e leggerezza sia in quello più impietoso, fatto di cupe e fredde zone d’ombra.
So bene che siamo qui solo di passaggio... e che nessuno può conoscere la data del suo ritorno...
Ma pur nella sua piena coscienza… a volte può essere così faticoso da accettare tutto questo. Specie se il viaggio è già iniziato per le persone che amiamo.
Qualcuno potrà chiamarlo egoismo, se preferite ipocrisia... o cos’altro. E forse lo è, in parte... ma a me piace pensare che possa essere soltanto puro e  semplice amore.
Quell'amore che nasce dallo stare bene con una persona. Uno star bene che si identifica in particolare in quei sentimenti di fiducia, di stima, di rispetto... che quando sono veri, reali, sono alla base di ogni rapporto speciale.
E un rapporto è speciale quando c’è scambio di idee, quando si parla liberamente e si espongono le proprie idee senza dover nascondere o tacere nulla. E’ parlando e confrontandosi che si riescono a superare tutte le difficoltà e ogni possibile incomprensione. Anche quando questo parlarsi si trasforma in discussione prima e magari litigio poi.
 
E con il “caratteraccio” che condividevamo a noi capitava spesso…
Ma come mi mancano quelle nostre litigate. Non ci siamo mai risparmiati il nostro pensiero, anche se questo significava, a volte, esagerare e ad andare anche oltre. Ma l'amore, quando ha solide basi, non permette che una discussione si prolunghi oltremisura e diventi magari irreparabile, lasciando tracce o risentimento.  Come nascevano, così finivano, velocemente. Non è mai successo che superassero confini temporali troppo ampi. L’essere padre e figlio ha questa prerogativa, almeno nel nostro rapporto… la prerogativa di  chiudere una discussione senza alcuna conseguenza, con un semplice abbraccio e magari un bacio...
E non importava chi dei due rinunciasse per primo alla tenzone… l’altro lo rispettava sempre senza condizioni.
Poi, se posso dirlo, il discutere con lui mi accresceva ogni volta.
Era una persona così intelligente, colta, estremamente abile nella dialettica e preparata negli argomenti. E questo mi gratificava tanto. Perché non c’è niente di più bello di avere un contradittorio con qualcuno che parla assennatamente e espone le sue idee con chiarezza e propriamente. Forse si può non condividerle… magari anche rifiutarle… ma da un idea espressa con lucidità, senza esagerazioni o vaneggiamenti, credo che qualcosa se ne ricavi sempre, fosse anche un solo, piccolissimo concetto. E questo con lui mi capitava sempre anche nei momenti di maggior distanza di pensiero...
Ma non posso pensare solo a me e al  mio dolore.
Non sono l’unico a cui manca… Manca a mio fratello e sopratutto manca a mia madre, che è la persona che soffre maggiormente, di certo quella che si sente più sola… Erano sposati da 50 anni, praticamente più di un’intera vita. Ed erano legatissimi, sempre insieme, nella vita come nel lavoro, nella buona come nella cattiva sorte...nel pieno rispetto del sacramento del matrimonio in cui credevano davvero. E tanto tempo insieme non può non creare simbiosi, dipendenza… ma di quella buona, positiva. Quella che nasce appunto dall’amore.
Lei è forte, continua la sua vita con dignità e continua a partecipare con passione al suo lavoro… Ma ci sono momenti in cui vedo incrinarsi questa forza, anche se per un attimo... e la sento piangere. Si può sopportare il dolore, si può immagazzinarlo anche a lungo ma prima o poi bisogna tirarlo fuori per non impazzire e così fa lei. Io la capisco e la lascio fare…  Credo sia importante esprimerlo liberamente. Nasconderlo solo per non creare imbarazzo o compassione negli altri, anche per quelli che ti vogliono più bene, che ti vorrebbero forte e superiore a tutto, non serve a nulla, anzi è controproducente. C’è passione nel pianto e compassione per sé stessi. E ce ne vuole tanta di questa compassione di sé, poter andare avanti con queste premesse.
Certo so bene che questo dolore non è certo una prerogativa personale… quanto piuttosto una peculiarità umana. Ed umano è il cedervi. Cedervi in tutti quei momenti che ognuno sente come insostenibili, ma che non devono diventare il comune denominatore della propria vita. La vita deve continuare, pur con uno spazio vuoto dentro, con quella malinconia che deriva dalla consapevolezza di aver perso una presenza importante per la propria vita ma che, da cristiano, sono convinto potrò tornare a riavere un giorno…
Quante ne avremo da raccontarci allora… davvero tante.

Ciao papà…

We Remember Them

At the rising of the sun and at its going down
We remember them.
At the blowing of the wind and in the chill of winter
We remember them.
At the opening of the buds and in the rebirth of spring
We remember them.
At the blueness of the skies and in the warmth of summer
We remember them.
At the rustling of the leaves and in the beauty of autumn
We remember them.
At the beginning of the year and when it ends
We remember them.
As long as we live, they too will live;
for they are now a part of us
as we remember them.
When we are weary and in need of strength
We remember them.
When we are lost and sick at heart
We remember them.
When we have joy we crave to share
We remember them.
When we have decisions that are difficult to make
We remember them.
When we have achievements that are based on theirs
We remember them.
As long as we live, they too will live;
for they are now a part of us
as we remember them.

(Sylvan Kamens/Rabbi Jack Riemer)

 
 
 

L'ottimismo Ŕ il profumo della vita...

Post n°92 pubblicato il 22 Marzo 2012 da valesaber
Foto di valesaber

Un altro grande vecchio ci ha lasciato...
Tonino Guerra è morto ieri in quella sua terra di romagna che ha tanto amato e che lo aveva benedetto dandogli quella sagacità ed estro artistico che è caratteristica inconfondibile di tanti sui figli.
Viene da lontano l’estro di Tonino, da quegli anni 40 di cui aveva sperimentato l’amarezza con un lungo periodo di internamento in Germania, a cui forse però deve l’iniziazione della sua carriera artistica.
Figlio di Romagna prigioniero nella Germania nazista, vera icona dell’oscurantismo della fantasia come della ragione, ha sperimentato proprio in quei duri giorni di prigionia quel suo sviscerato amore per i componimenti dialettali...amore che ha partorito gli “Scarabócc”, forse la sua opera dialettale più famosa (almeno quella che io amo di più…) con cui si è fatto conoscere negli ambienti letterari dell’immediato dopoguerra e che lo ha legato indissolubilmente, come immagine evocativa, a quella cultura popolare di cui sarà portabandiera per tutta la vita.
E’ stato un artista eclettico Tonino : poeta, pittore, prolifico creatore di quei percorsi artistici che lui chiamava “i luoghi dell’anima”, dove arte e natura si fondono in un intrigante e magico connubio… ed è stato anche un affermato sceneggiatore. Forse non tutti sanno che ha lavorato con alcuni tra i più grandi registri della sua epoca, ricordo fra tutti Antonioni e Fellini (con cui fece li grande “Amarcord”…). Al suo estro creativo ci sono le sceneggiature di quasi 100 film, dai più famosi a quelli ormai dimenticati…
Eppure, paradossalmente, un artista del suo livello ha conosciuto la ribalta del grande pubblico solo grazie all’apparizione nella pubblicità di una nota catena di supermercati, per la quale ha creato un tormentone, quello sull’ottimismo, che è diventato in breve il suo elemento identificativo.
In ogni modo, la sua ascrizione alla mia personale galleria dei ricordi lo deve a tutte le emozioni che mi ha donato attraverso l’intera sua “produzione", a partire dai grandi film che ha sceneggiato, passando per quella sua narrativa semplice ma capace di ridare colore al mondo, descrivendolo con gli occhi di chi, quel mondo, lo ha vissuto davvero in prima persona… fino ad arrivare a quella sua straordinaria capacità di elevare il dialetto al rango di lingua vera e propria, affrancandolo da ogni sudditanza e riverenza rispetto alla lingua ufficiale. Il dialetto di Tonino va assunto come espressione della potenzialità di trasmettere interamente e senza la costrizione nella etichettatura della lingua "colta" tutte quelle emozioni reali che troppo spesso perdono forza e sostanza nella resa con le parole... rimanendo, grazie al dialetto, più a misura d’uomo rispetto ad una lingua italiana, troppo spesso usata (beh, questo forse più in passato) per creare barriere tra i vari ceti ed elevare alcune persone sulle altre…
E di Tonino prendo spesso a prestito le frasi, quelle più celebri come questa che voglio ricordare ora :
“non è vero che uno più uno fa sempre due, una goccia più una goccia fa una goccia più grande”.. . Non voglio richiuderla tra le sbarre della mia personale interpretazione… preferisco lasciare ad ognuno la libertà di goderne appieno interpretandola a proprio piacimento. Mi permetto solo di aggiungere che questa frase la dice lunga sul suo modo di vedere la vita, fuori dagli schemi, completamente immerso in quella saggezza popolare di cui lui è stato uno dei massimi esponenti.
E non me ne vogliate, se mi permetto di chiudere questo suo ricordo con quel suo “canto ventiquattro” tratto da “La valle del Kamasutra”, una delle sue ultime opere, dove emerge prepotente la sua personalità giocosa e vivace. Tonino aveva quel senso della vita che gli permetteva di trattare in modo semplice e poetico anche gli argomenti più complessi o scabrosi, questo senza mai cadere nella trappola della licenziosità e della cafonaggine, proprio come nel componimento che segue, dove l’uso del dialetto gli permette di descrivere, con tratti ora poetici ora leggeri un “argomento” così… delicato, riuscendo a renderne intatto il valore e
aggungende semmai spessore e, appunto, poesia...

Cantèda vintiquàtar


La figa l'è una telaragna
un pidriùl ad sàida
e' sgarzùl ad tótt i fiéur;
la figa l'è una pórta
ch'la dà chissà duvò
o una muràia
ch'u t tòcca buté zò.

U i è dal fighi alìgri
dal fighi mati s-cènti
dal fighi lèrghi e strètti,
fighi de cazz

ciacaròuni ch' al tartàia
e quèlli ch'al sbadàia
e a n dói una paróla
gnénca s'ta li amàzz.

La figa l'è una muntagna
biènca ad zócar
una forèsta in dò ch'e' pasa i lóp,
l'è la caróza ch'la tóira i caval;
la figa l'è una baléna svóita
pina ad aria nira e ad lózzli,
l'è la bascòza dl'usèl
la su cóffia da nota,
un fòuran ch'e' bréusa iniquèl.

La figa quand ch'e' tòcca
l'è la faza de' Signour,
la su bòcca.
L’è da la figa ch’l’è avnéu fur
è mònd sa i èlbar. Al nóvli, e' mèr
e i óman éun a la vólta
e at tòtt al razi.
Da la figa l’è avnù fura énca la figa.
Os-ia la figa!

Ciao Tonino…

 

 
 
 

"L'impresa eccezionale, dammi retta, Ŕ essere normale..."

Post n°91 pubblicato il 02 Marzo 2012 da valesaber
Foto di valesaber

Un grande interprete della musica italiana se ne è andato. 
Lucio Dalla ci ha lasciato a pochi giorni dalla scomparsa di un'altra straordinaria artista internazionale come lo è stata Whitney Houston, la "the voice" del mondo femminile della canzone.
Ma mentre della Houston erano note le burrascose vicende private, fatte di problemi di alcoolismo e droga, di continui eccessi e di scelte sbagliate, che ne hanno condizionato la vita privata e quella di artista, arrivando a trasformarla per lunghi periodi nell'ombra di se stessa, finendo per rendere ipotizzabile un possibile epilogo drammatico, come poi purtroppo si è verificato... per Dalla invece non è mai stato così. Lucio ha sempre mantenuto un contatto profondo con le sue radici, con la sua gente. Non si è mai lasciato travolgere dagli eccessi del mondo dello show business... e questo è stato il suo punto di forza: rimanere sempre se stesso, mantenendo l'umiltà delle sue origini, senza rinnegarle per meriti raggiunti (e non lasciatevi fuorviare dalla sua "originalità", stravaganza nel vestire o presentarsi...questo non ha niente a che vedere con gli eccessi che intendo...). 
Non ricordo quante volte l'ho visto in qualche locale di Bologna (principalmente in quell'osteria “da Vito” che per lui è stata una seconda casa) a chiaccherare con gli amici di sempre (Morandi, legatissimo come lui a Bologna ma anche Guccini, Ron e De Gregori che a Bologna erano di casa) e tutte le volte compariva come per magia un clarinetto e una chitarra, così alle chiacchere si sostituivano la musica e le canzoni, anche quelle della tradizione popolare. E subito ci si trovava tutti a cantare...uniti in quella atmosfera di magica fratellanza che la musica riesce così bene a evocare... Con la musica veniva spazzato via ogni timore e possibile referenza e anche il ragazzo della porta accanto finiva per sentirsi lui stesso un po' artista... 
Sì, non si è mai lasciato dominare dal demone del successo, riuscendo a mantenere sempre la sua ironia...quella sensibilità necessaria a calarsi completamente nella realtà senza alcuna pretesa di elevazione sugli altri, integrandosi perfettamente con la sua gente e la sua città.
Penso sinceramente che lui avesse compreso in pieno quella che è una regola d'oro per chi viene baciato dal successo e coinvolto nel difficile ingranaggio dello show business:
"l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale"... per parafrasare una strofa di una sua famosa canzone.
La sua
morte mi ha colto davvero impreparato. Sopratutto per quella sua vitalità che non si era affievolita con il passare degli anni, ma al contrario era aumentata. I suoi impegni si erano moltiplicati al passo della sua progressiva maturazione artistica. Ad una straordinaria e prolifica attività di cantante, che l'ha portato a scrivere veri e propri capolavori, ha affiancato le tante collaborazioni con altri artisti, oltre ad un infaticabile operato di produttore e di talent scout sempre alla ricerca di nuove voci... E alle escursioni nel mondo del cinema fatte principalmente in gioventù... ha aggiunto l'attività di regista e curatore di opere teatrali e musicali e tanto altro ancora...
Un artista attivo e prolifico a cui sembrava la vita avesse dato un inesauribile energia...
Lo avevo seguito con curiosità durante la sua partecipazione all'ultima kermesse sanremese e mi era parso, come al solito, molto vitale. E anche nelle successive interviste e passaggi televisivi avevo avuto la stessa sensazione, quella di avere davanti un artista eclettico e indistruttibile. Niente lasciava sospettare una scomparsa così improvvisa.
La morte fa meno paura quando è annunciata, quando è il naturale atto conclusivo di una lunga vita o quando è inseguita nel doloroso percorso di una malattia o di un decadimento impietoso. Ma quando sorprende qualcuno nel pieno o quasi delle sue forze, ad un'età non troppo avanzata... beh questo mi turba sempre tanto.
E poi a questa sensazione si accompagna il dispiacere di non poter più godere del suo genio e della sua enorme creatività. E creativo Dalla lo è stato davvero nella sua carriera. Ha sperimentato tante strade e non si è mai limitato a trincerarsi sulla strada del mero successo di un genere, spingendosi sempre un po' oltre, cambiando e mescolando i generi, intraprendendo sempre nuove vie.
E anche le collaborazioni con tanti altri artisti ne sono la riprova.
Il mio primo ricordo di lui risale tra la fine degli anni 60 e l'inizio dei 70, quando cantava la canzone “Fumetto”, che divenne la colonna sonora di "gli eroi di cartone", una trasmissione culto di cartoni animati di quegli anni.
Lo ricordo ancora quando la interpretava, lui “piccolo e peloso”... già con più barba che capelli, producendosi in tutta una serie di boccacce e di suoni indefiniti (che solo più tardi ho scoperto essere la difficile arte dello scat), creando le basi di quell'originalità e ironia di un personaggio che sarà il suo elemento identificativo nel mondo della canzone italiana. Non ricordo invece la sua partecipazione a San Remo con "4 marzo 1943", ero troppo piccolo per essere interessato alla manifestazione. ma questa canzone è ancora una delle mie preferite della sua enorme discografia.
Proprio per la sua enorme produzione artistica ci vorrebbe troppo spazio per ricordare tutte le sue canzoni, anche solo quelle che amo di più, così indico quella per cui serbo una particolare affezione... "l'anno che verrà", che è stato la colonna sonora del mio primo grande amore. Basta così, non voglio banalizzare riducendomi a fare un semplice elenco dei suoi successi...chi non li conosce? Però... almeno un altra voglio ricordarla, un'altra per tutte: “Caruso”. A mio parere questa canzone ha una capacità evocativa ed emozionale tale da poterle far reggere il paragone con le stesse liriche poetiche più impegnate.
Credo non sia necessario aggiungere altro. Scrivere epitaffi non mi piace.
E poi per un epitaffio che si rispetti è necessario conoscere personalmente e bene chi si vuole ricordare... diversamente può essere facile sconfinare nell'ipocrisia o nella esagerazione e può essere un arduo cammino.
Ma dell'epitaffio voglio recuperare i tratti fondamentali, quelli cioè che si esprimono nella volontà di onorare e ricordare un defunto.
Il mio vuole essere un sincero omaggio a un grande uomo di spettacolo che ho apprezzato e ammirato tanto.
Voglio ringraziare Lucio per tutte le canzoni che ci ha lasciato, per quelle che sono entrate a far parte della mia vita come colonna sonora degli avvenimenti che l'hanno segnata nel suo scorrere, lieti o tristi che siano stati. Credo che a tutti capiti di associare una particolare canzone a momenti specifici della propria vita, è una peculiarità umana. A me capita spesso, anzi sempre e con una pluralità di autori e  canzoni. Ma Dalla, insieme a un altro paio di grandi interpreti della musica italiana (ancora viventi per fortuna) ha avuto la caratteristica di accompagnare momenti davvero piacevoli  della mia vita e il sentire quelle canzoni mi aiuta a ricordarli ma soprattutto a non perderli.
Grazie Lucio, grazie per quella tua normalità che ci ha regalato canzoni e momenti indimenticabili...

 

 
 
 
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