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Le isole di plastica nel mondo

Post n°111 pubblicato il 21 Maggio 2019 da tikaele
 

Queste isole sono immense, nocive per l'ecosistema marino e stanno conquistando gli oceani seguendo le correnti naturali Ogni anno, 8 milioni di tonnellate di rifiuti invadono le acque dei mari di tutto il mondo e con le correnti creano delle concentrazioni di spazzatura in zone specifiche. Non si tratta di nuove terre emerse, o di superfici calpestabili, ma di vere e proprie "zuppe" di rifiuti e detriti che si accumulano e rimangono intrappolati in vortici acquatici, anche per diversi anni. Purtroppo ci sono frammenti microscopici di plastica, che si disperdono ovunque: dalla superficie sino al fondo del mare. Questi frammenti piccolissimi e leggerissimi vanno così a mescolarsi e confondersi con il plancton: le particelle elementari da cui si rigenera la vita negli oceani; la base, quindi, di tutta la catena alimentare. Non solo: ogni anno diverse migliaia di animali marini (mammiferi, uccelli e tartarughe), vengono uccisi da oggetti di plastica di cui si nutrono per sbaglio o in cui rimangono intrappolati. La microplastica si trova anche nei cibi che mangiamo.

1. L'isola più grande è la Great Pacific Garbage Patch, chiamata anche "Pacific Trash Vortex". Le sue dimensioni sono immense: si stima che potrebbe occupare dai 700 mila km2 fino ai 10 milioni di km2. In pratica quanto la Penisola Iberica, o gli Stati Uniti d'America. La concentrazione massima raggiunge un milione di rifiuti per km2, per un totale di immondizia che oscilla tra i 3 e i 100 milioni di tonnellate di rifiuti complessivi. La sua esistenza è nota già dagli anni '80, ma la sua scoperta risale al 1997, quando il velista Charles Moore si trovò circondato da milioni di pezzi di plastica, durante una gara in barca dalle Hawaii alla California. Si trova nell'oceano Pacifico, tra la California e l'Arcipelago Hawaiano, e si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep), l'isola di rifiuti del Pacifico, starebbe crescendo molto in fretta, alimentata da circa una tonnellata di rifiuti al giorno, tanto che presto potrebbe essere visibile anche dallo spazio.

2. South Pacific Garbage Patch: Scoperta recentemente al largo del Cile e del Perù, è grande 8 volte l'Italia. Ha una superficie che si aggira intorno ai 2,6 milioni di km2 e contiene prevalentemente microframmenti di materie plastiche.

3. North Atlantic Garbage Patch: Scoperta nel 1972, è la seconda isola più grande per estensione, (stimata sui 4 milioni di km2). È però famosa per l'alta densità di rifiuti: ben 200 mila detriti per km2. Viene mossa dalla corrente oceanica nord atlantica.

4. South Atlantic Garbage Patch: Si trova tra l'America del Sud e l'Africa meridionale. Si estende per oltre 1 milione di km2 e viene mossa dalla corrente oceanica sud atlantica.

5. Indian Ocean Garbage Patch: Anche se la sua esistenza era stata ipotizzata fin dal 1988, è stata scoperta nel 2010. Quest'isola si estende per più di 2 km, con una densità di 10 mila detriti per km

6. Artic Garbag e Patch: Scoperta nel 2013, si trova nel mare di Barents in prossimità del circolo polare artico. È l'isola di plastica più piccola e più recente. I detriti che la compongono provengono dall'Europa e dalle coste del Nord America

Cosa si può fare?

Un modo più efficiente per affrontare il problema è quello di impedire che ulteriori quantità di plastica finiscano in mare. Gli oggetti di plastica monouso costituiscono il gruppo più numeroso di rifiuti trovati lungo le coste marine: prodotti come posate di plastica, bottiglie, mozziconi di sigaretta o cotton fioc costituiscono, tutti insieme, più della metà dei rifiuti marini totali.

Cambiare con urgenza le nostre abitudini di consumo. Se continua così in pochi decenni avremo più plastica che pesci.

Alcune iniziative stanno organizzando operazioni di pulizia di grandi dimensioni. La più famosa è quella di Boyan Slat, fondatore di Ocean Cleanup. La sua organizzazione ha progettato una barriera a forma di U gigante per raccogliere la spazzatura con l'aiuto delle correnti marine. I rifiuti raccolti vengono poi venduti alle organizzazioni che riutilizzeranno i rifiuti. Il sistema verrà lanciato nel 2018 e, secondo Slat e il suo team, rimuoverà il 50% del Great Pacific Garbage Patch entro cinque anni.

È evidente tuttavia che l'azione preventiva è quella comunque da intraprendere. Ridurre drasticamente il consumo di materie plastiche monouso potrebbe ridurre l'inquinamento plastico del 50%.

Tuttavia, portare un cambiamento nel comportamento umano individuale su una scala così vasta rimane un compito difficile.


 

 

 
 
 
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