"La sua mano cammina lungo la schiena e i fianchi, scioglie i lacci del costume, scende verso i miei abissi e inciampa; anche lei ha paura. Schiaccio il mio corpo contro di lui, mi rifugio nella sua carne. E non c'è nessuna parte di me, non una sola cellula a dirmi "Scappa!" Resto. Ci mettiamo sul mio letto, un po' impolverato forse, ma che importa? Mi sdraio su di lui, nuda, e sento il suo corpo accendersi, stuzzicato da un'idea, la stessa mia. Mi fermo. Ho ancora i suoi occhi attenti addosso. Lui mi bacia e mi accarezza i capelli, non mi mette fretta. "Se ti faccio male dimmelo, smettiamo subito.." ripete. Faccio segno di sì con la testa, risparmio parole: voglio regalare a lui ogni mio respiro. Gli sfilo un po' maldestra il costume e mi vergogno di quel gesto imbranato. E non so cosa fare con quel corpo così diverso dal mio. Carlo si fa spazio tra le mie gambe, mi scivola dentro piano. Chiudo gli occhi e stringo i denti per controllare il dolore. I muscoli del collo tirati, la schiena tesa come la corda di un violino. Il pugno chiuso intorno a un angolo di lenzuolo. Il mio respiro diventa il suo, la nostra carne un bene comune. E non distingui più se è la tua gamba o la sua, si diventa un corpo solo. I nostri piaceri si bagnano insieme. Ce ne stiamo così, abbandonati, in quelle lenzuola sporche d'amore, che non sanno tenere un segreto. Mi tengo alle sue spalle e lui poggia il suo orecchio stanco sui miei seni. Non ci sono canzoni da sottofondo, solo quel mare che inciampa e continua a cercare. E forse, quello che lui cerca, io l'ho già trovato. "Sono qui" dice Carlo e mi guarda, mi guarda come se non ci credesse."
Post N° 32
"La sua mano cammina lungo la schiena e i fianchi, scioglie i lacci del costume, scende verso i miei abissi e inciampa; anche lei ha paura. Schiaccio il mio corpo contro di lui, mi rifugio nella sua carne. E non c'è nessuna parte di me, non una sola cellula a dirmi "Scappa!" Resto. Ci mettiamo sul mio letto, un po' impolverato forse, ma che importa? Mi sdraio su di lui, nuda, e sento il suo corpo accendersi, stuzzicato da un'idea, la stessa mia. Mi fermo. Ho ancora i suoi occhi attenti addosso. Lui mi bacia e mi accarezza i capelli, non mi mette fretta. "Se ti faccio male dimmelo, smettiamo subito.." ripete. Faccio segno di sì con la testa, risparmio parole: voglio regalare a lui ogni mio respiro. Gli sfilo un po' maldestra il costume e mi vergogno di quel gesto imbranato. E non so cosa fare con quel corpo così diverso dal mio. Carlo si fa spazio tra le mie gambe, mi scivola dentro piano. Chiudo gli occhi e stringo i denti per controllare il dolore. I muscoli del collo tirati, la schiena tesa come la corda di un violino. Il pugno chiuso intorno a un angolo di lenzuolo. Il mio respiro diventa il suo, la nostra carne un bene comune. E non distingui più se è la tua gamba o la sua, si diventa un corpo solo. I nostri piaceri si bagnano insieme. Ce ne stiamo così, abbandonati, in quelle lenzuola sporche d'amore, che non sanno tenere un segreto. Mi tengo alle sue spalle e lui poggia il suo orecchio stanco sui miei seni. Non ci sono canzoni da sottofondo, solo quel mare che inciampa e continua a cercare. E forse, quello che lui cerca, io l'ho già trovato. "Sono qui" dice Carlo e mi guarda, mi guarda come se non ci credesse."