Forza Juve

Juve in crisi: Moggi 'Colpa del mercato'


Avevamo detto, ancor prima dell’inizio del campionato, che la Roma non ci convinceva per come aveva cercato di rafforzarsi. Avevamo detto che la Juve avrebbe già fatto tanto ripetendo il campionato dello scorso anno, quando opinionisti di ogni genere e allenatori di grido sostenevano che i bianconeri sarebbero stati gli avversari dell’Inter per il titolo. Adesso si legge che si è rotto qualcosa: signori la Juve è questa, non si è rotto niente, è inutile cercare di mischiare le carte. La squadra farà sicuramente il suo bel campionato con i limiti della potenzialità attuale. Comunque non c’è solo la Juve che sta male, ma è il tonfo bianconero che ha fatto più sensazione. Dopo la sconfitta con il Palermo Tuttosport ha dato seguito alla campagna innescata contro l’allenatore. Il titolo “Ranieri via” non lascia scampo al tecnico e l’aggiunta che mai nella storia della Juve il risultato era stato più deludente, dopo sei giornate, sembra l’epitaffio all’allenatore. Non ricordo a memoria una contestazione di pari misura nei confronti di un tecnico. Un mare di critiche “La Stampa”, viceversa, ha tirato abbondantemente il freno. Il giudizio sulla Juve, e dunque su Ranieri, resta pesante (“squadra senza personalità”, “crisi solare, tentazione forte” immagino di far fuori l’allenatore) ma accanto al titolo “Grigio Juventus”, c’è un emblematico “Ma licenziarlo non servirebbe a nulla”. Bisogna andare avanti, dice in sostanza il giornale, esattamente come proclamato nel dopo-partita da Cobolli Gigli. Ma attenzione: “La Stampa” ne ha anche, e non è proprio “normale”, per l’attuale direttivo. «C’è bisogno – scrive - di dirigenti con gli attributi, capaci di difendere, non solo o non tanto a parole, la credibilità del progetto ma anche l’autorevolezza del mister». Sembrerebbe un avviso ai naviganti, ma non sta a me dirlo, semmai mi verrebbe di aggiungere che forse qualcuno pensava che fosse più facile. Qui c’è solo da salvare la Juve, tirarla fuori dalle secche in cui si è cacciata. (FONTE: EuroSport)Di Juventus se ne intende. L'ha diretta per 12 anni ed è stato costretto a lasciarla per lo scandalo Calciopoli. Luciano Moggi, appena rinviato a giudizio, parla della crisi del club bianconero spiegando quali sono, secondo lui, le ragioni di questo pessimo avvio di campionato. "Leggo che si è rotto qualcosa: signori la Juve è questa, non si è rotto niente, è inutile cercare di mischiare le carte. La squadra farà sicuramente il suo bel campionato con i limiti della potenzialità attuale", spiega l'ex direttore generale nella sua rubrica ospitata dal quotidiano Libero. Moggi parla anche delle critiche nei confronti di Ranieri e spiega di non ricordare "una contestazione di pari misura nei confronti di un tecnico". Secondo Moggi il problema della Juve è "nella capacità di ricostruzione sulla quale l'attuale dirigenza mostra purtroppo di aver fallito. Bastava tenere Mutu e non svenderlo - scrive Moggi -, era sufficiente non comprare Amauri, che non serviva, risparmiando così un mucchio di quattrini che andavano investiti per acquistare un bravo difensore e soprattutto un centrocampista capace di dettare i tempi alla squadra e non sacrificare, come spesso accade, Camoranesi in un ruolo a lui non congeniale. Così facendo si sarebbe raggiunto un doppio obiettivo: bilancio a posto e squadra più competitiva. E invece si è portato avanti un mercato bislacco". Moggi dà anche un consiglio all'ambiente Juve: "i successi nascono spesso nello spogliatoio - scrive -, tocca ai dirigenti, se sono capaci, trovare un rimedio". L'ex dg bianconero si spinge anche oltre e parla delle altre "malate" del campionato. "Juve, Roma e Milan soffrono dello stesso male: una campagna di rafforzamento che non ha rafforzato un bel niente".(FONTE: ParmaOK)Anche per questo, secondo Moggi, "l'i***r vincera' il campionato con facilita'. da Mancini a Mourinho non e' cambiato niente, colui che deve cavare le castagne dal buco e' sempre lo stesso, e se lo fa come l'ha fatto, con quel colpo di tacco, vero colpo di genio, capisco ilrammarico di Berlusconi ("Ah se Ibra l'avessi preso io"). A me un Ibra in rossonero, anziche' in nerazzurro, avrebbe fatto assai piu' piacere". (AGI)