L'ex dg della Juve a Sportitalia attacca tutti: «Volevo Andrea Agnelli nel cda Juve, Berlusconi mi aveva chiamato al Milan nel 2005… Poi ecco che scoppia Calciopoli!» MILANO, 5 ottobre - Luciano Moggi a 360 gradi, salva pochi, affossa il mercato Juve, concede la condizionale a Ferrara non a Melo e Poulsen. E boccia Mourinho e il Milan. Pronosticando anche una stagione dallo scudetto pazzo («può scapparci la sorpresa, visto come giocano Inter e Juve»). AUREOLA - Tra sette giorni si torna in aula per proseguire il processo di Calciopoli e Moggi si presenta in tv a Sportitalia per un duello dialettico con Maurizio Pistocchi (tra i due finisce quasi in lite). «La richiesta di condanna a mio carico per le plusvalenze non la capisco: io ero responsabile dell'area tecnica... Le intercettazioni? Ce ne sono di interessanti: in alcune mio figlio si lamentava perché non gli avevo detto dell'arrivo di Capello e Ibrahimovic... Ma non eravamo d'accordo su tutto? Vedrete che presto proprio dalle intercettazioni avrete grandi sorprese. E io alla fine della vicenda processuale avrò l'aureola in testa: avete mai sentito una mia intercettazione in cui prometto a qualche arbitro un 7 in pagella sui giornali o in cui chiedo ad un assistente di alzare o abbassare la bandierina? Mie intercettazioni così non ce ne sono... Adesso l'accusa si regge sulle parole dei Paparesta: avevo dato un telefono al padre che faceva il moviolista, ma gli parlavo di tutti tranne che del figlio che ovviamente faceva sempre tutto bene... Infatti ci ha sempre danneggiato: Paparesta ha fatto perdere una Coppa Italia nel 2004 alla mia Juve, proprio in finale». ZAMPA NO - Amico dei Menarini, amico di Zamparini: «Ma Maglione al Bologna non è un uomo mio, anzi. Zamparini non dà retta a nessuno, non dà retta nessuno. Se ha tenuto Cavani e Simplicio non è perché glielo ho detto io». JUVE, COSI' NO - Moggi è implacabile con le grandi. A partire dalla sua Juve. «La Juve? Il suo problema è sugli esterni, che non andavano bene lo si sapeva dall'estate. Non si vede il gioco perché Melo, oltre all'errore sul gol a Palermo, non imposta: potrebbe stare bene con Sissoko, a proteggere Sissoko. Il gioco latita. Non c'è il regista, anche quest'anno. Eppoi c'è Poulsen: non è di questa categoria, il danese. Ha grandi colpitori di testa, la Juve, e ha tolto giocatori che vanno sulle fasce. Amauri è a digiuno da febbraio perché non ha i palloni dalle fasce per i colpi di testa che sono la sua specialità. Io Diego lo conosco, ho visto cosa ha fatto in Germania: ma lì è più semplice, ma è una mezza punta un centrocampista? Ora devono toglierlo perché non è in forma: rischiano di bruciarlo. Ferrara alla Juve? L'hanno nominato questi dirigenti. Lo zampino di Lippi? Può anche darsi che abbiano chiesto consiglio a Marcello, ma da dirigente avrei deciso io e credo che così abbiano fatto. Non credo che abbiano dato retta a Lippi. Ferrara in crisi? Io penso che qualunque allenatore va gestito: se gestito bene anche Ferrara può fare bene. Ed è in difficoltà perchè la Champions e le gare di mercoledì tagliano le gambe ai giocatori. La Juve a Palermo non correva, ferma nei propositi e nelle azioni». INTER MINIMA - «Anche l'Inter sabato mica ha giocato bene: avere o non avere Ibra fa la differenza. Giocavano palla a Ibra e ricompattavano la squadra, ora Mou deve far attaccare in massa e prende grandi contropiede pure lui. Occhio: Inter e Juve con queste difficoltà possono lasciar aperto il campionato a qualche sorpresa per la vittoria finale. Mourinho è un sopravvalutato: dopo quella linguaccia per un gol all'ultimo su Libero l'ho definito Minimum One: dà la sensazione di avere paura matta degli avverssari e poca fiducia nei propri giocatori se fa gesti del genere». DISASTRO MILAN - «Il Milan? E' proprio fuori dal seminato... Un pasticcio come quello che sto vedendo in questi giorni, con tutti che parlano male di tutti è una cosa senza precedenti al Milan. Eppoi hanno sbagliato a scegliere Ronaldinho, ma i miei consigli non li ascolta nessuno. E comunque il MIlan non può fare molto anche a gennaio: è una squadra che va rifondata. Io e il MIlan? Siamo stati molto vicini: era il settembre 2005 e mi hanno visto tutti a Palazzo Grazioli, mi ha chiamato Berlusconi e ci ho parlato. Mi disse: ti porto al Milan, ne avrebbe parlato con Galliani. Poi sapete come è andata, poche settimane dopo è scoppiata Calciopoli...» IO, ANTONIO E ANDREA - Gli chiedono di Montezemolo, a Sportitalia, dei paralleli tra la vicenda Juve-Caciopoli e Benetton-Briatore. Lui svicola: «No comment. Montezemolo fa parte della Famiglia Agnelli. Anche io e Giraudo facevamo parte. Dico solo che io e Giraudo volevamo Andrea in Consiglio d'amministrazione perché lui capisce di calcio. Non è stato mai messo in Consiglio e noi due abbiamo pagato l'accostamento ad Andrea Agnelli: noi eravamo un'espressione della famiglia. Se l'ad è GIraudo, se il presidente è Grande Stevens vuoi che la famiglia non sapesse niente?» ETICO E SOLLETICO - Moggi ce l'ha pure con De Laurentiis. «Non trovo etiche le esternazioni di De Laurentiis, specie quelle che hanno defenestrato Donadoni prima di una partita: certe delegittimazioni non vanno bene. Il contratto di Totti? E' l'immagine della Roma, avrà anche problemi fisici, ma è un premio alla carriera». CASSAN-ONE - «Cassano? Lippi non ha problemi personali con Antonio, c'è qualcosa che tra i due non ha funzionato. Io Cassano lo prenderei sempre nella mia squadra, lui è il miglior assist-man ma se gioca trequartista fa centravanti ed ispiratore. Ma Lippi cerca anche grandi uomini. Lippi e Capello? Marcello mugugna su tutto poi ti dice sì, Capello dice sì e basta. Gasperini è uno di quelli che sanno tanto di calcio prima durante e dopo».
Intervista a Luciano Moggi
L'ex dg della Juve a Sportitalia attacca tutti: «Volevo Andrea Agnelli nel cda Juve, Berlusconi mi aveva chiamato al Milan nel 2005… Poi ecco che scoppia Calciopoli!» MILANO, 5 ottobre - Luciano Moggi a 360 gradi, salva pochi, affossa il mercato Juve, concede la condizionale a Ferrara non a Melo e Poulsen. E boccia Mourinho e il Milan. Pronosticando anche una stagione dallo scudetto pazzo («può scapparci la sorpresa, visto come giocano Inter e Juve»). AUREOLA - Tra sette giorni si torna in aula per proseguire il processo di Calciopoli e Moggi si presenta in tv a Sportitalia per un duello dialettico con Maurizio Pistocchi (tra i due finisce quasi in lite). «La richiesta di condanna a mio carico per le plusvalenze non la capisco: io ero responsabile dell'area tecnica... Le intercettazioni? Ce ne sono di interessanti: in alcune mio figlio si lamentava perché non gli avevo detto dell'arrivo di Capello e Ibrahimovic... Ma non eravamo d'accordo su tutto? Vedrete che presto proprio dalle intercettazioni avrete grandi sorprese. E io alla fine della vicenda processuale avrò l'aureola in testa: avete mai sentito una mia intercettazione in cui prometto a qualche arbitro un 7 in pagella sui giornali o in cui chiedo ad un assistente di alzare o abbassare la bandierina? Mie intercettazioni così non ce ne sono... Adesso l'accusa si regge sulle parole dei Paparesta: avevo dato un telefono al padre che faceva il moviolista, ma gli parlavo di tutti tranne che del figlio che ovviamente faceva sempre tutto bene... Infatti ci ha sempre danneggiato: Paparesta ha fatto perdere una Coppa Italia nel 2004 alla mia Juve, proprio in finale». ZAMPA NO - Amico dei Menarini, amico di Zamparini: «Ma Maglione al Bologna non è un uomo mio, anzi. Zamparini non dà retta a nessuno, non dà retta nessuno. Se ha tenuto Cavani e Simplicio non è perché glielo ho detto io». JUVE, COSI' NO - Moggi è implacabile con le grandi. A partire dalla sua Juve. «La Juve? Il suo problema è sugli esterni, che non andavano bene lo si sapeva dall'estate. Non si vede il gioco perché Melo, oltre all'errore sul gol a Palermo, non imposta: potrebbe stare bene con Sissoko, a proteggere Sissoko. Il gioco latita. Non c'è il regista, anche quest'anno. Eppoi c'è Poulsen: non è di questa categoria, il danese. Ha grandi colpitori di testa, la Juve, e ha tolto giocatori che vanno sulle fasce. Amauri è a digiuno da febbraio perché non ha i palloni dalle fasce per i colpi di testa che sono la sua specialità. Io Diego lo conosco, ho visto cosa ha fatto in Germania: ma lì è più semplice, ma è una mezza punta un centrocampista? Ora devono toglierlo perché non è in forma: rischiano di bruciarlo. Ferrara alla Juve? L'hanno nominato questi dirigenti. Lo zampino di Lippi? Può anche darsi che abbiano chiesto consiglio a Marcello, ma da dirigente avrei deciso io e credo che così abbiano fatto. Non credo che abbiano dato retta a Lippi. Ferrara in crisi? Io penso che qualunque allenatore va gestito: se gestito bene anche Ferrara può fare bene. Ed è in difficoltà perchè la Champions e le gare di mercoledì tagliano le gambe ai giocatori. La Juve a Palermo non correva, ferma nei propositi e nelle azioni». INTER MINIMA - «Anche l'Inter sabato mica ha giocato bene: avere o non avere Ibra fa la differenza. Giocavano palla a Ibra e ricompattavano la squadra, ora Mou deve far attaccare in massa e prende grandi contropiede pure lui. Occhio: Inter e Juve con queste difficoltà possono lasciar aperto il campionato a qualche sorpresa per la vittoria finale. Mourinho è un sopravvalutato: dopo quella linguaccia per un gol all'ultimo su Libero l'ho definito Minimum One: dà la sensazione di avere paura matta degli avverssari e poca fiducia nei propri giocatori se fa gesti del genere». DISASTRO MILAN - «Il Milan? E' proprio fuori dal seminato... Un pasticcio come quello che sto vedendo in questi giorni, con tutti che parlano male di tutti è una cosa senza precedenti al Milan. Eppoi hanno sbagliato a scegliere Ronaldinho, ma i miei consigli non li ascolta nessuno. E comunque il MIlan non può fare molto anche a gennaio: è una squadra che va rifondata. Io e il MIlan? Siamo stati molto vicini: era il settembre 2005 e mi hanno visto tutti a Palazzo Grazioli, mi ha chiamato Berlusconi e ci ho parlato. Mi disse: ti porto al Milan, ne avrebbe parlato con Galliani. Poi sapete come è andata, poche settimane dopo è scoppiata Calciopoli...» IO, ANTONIO E ANDREA - Gli chiedono di Montezemolo, a Sportitalia, dei paralleli tra la vicenda Juve-Caciopoli e Benetton-Briatore. Lui svicola: «No comment. Montezemolo fa parte della Famiglia Agnelli. Anche io e Giraudo facevamo parte. Dico solo che io e Giraudo volevamo Andrea in Consiglio d'amministrazione perché lui capisce di calcio. Non è stato mai messo in Consiglio e noi due abbiamo pagato l'accostamento ad Andrea Agnelli: noi eravamo un'espressione della famiglia. Se l'ad è GIraudo, se il presidente è Grande Stevens vuoi che la famiglia non sapesse niente?» ETICO E SOLLETICO - Moggi ce l'ha pure con De Laurentiis. «Non trovo etiche le esternazioni di De Laurentiis, specie quelle che hanno defenestrato Donadoni prima di una partita: certe delegittimazioni non vanno bene. Il contratto di Totti? E' l'immagine della Roma, avrà anche problemi fisici, ma è un premio alla carriera». CASSAN-ONE - «Cassano? Lippi non ha problemi personali con Antonio, c'è qualcosa che tra i due non ha funzionato. Io Cassano lo prenderei sempre nella mia squadra, lui è il miglior assist-man ma se gioca trequartista fa centravanti ed ispiratore. Ma Lippi cerca anche grandi uomini. Lippi e Capello? Marcello mugugna su tutto poi ti dice sì, Capello dice sì e basta. Gasperini è uno di quelli che sanno tanto di calcio prima durante e dopo».