Forza Juve

La nuova dirigenza della Signora? Prima c'era la Triade, ora è "Uno e Trino"


di Luciano Moggi   LIBERO  091009 Non c’è da meravigliarsi che un uomo scaltro come Trapattoni abbia tentato di sfruttare il caso Cassano per innervosire Lippi. Messaggio inequivocabile, «senza Cassano possiamo battere gli azzurri». Se uniamo quest’episodio all’ultimo rendez-vous tra Lippi e la stampa con la reazione del ct («mi avete stufato»), dico che i problemi sappiamo trovarceli da soli. Sento le obiezioni, i giornalisti debbono fare il loro mestiere (e ci mancherebbe) ma quante volte Lippi deve chiarire il suo pensiero, che non vede Cassano nella sua Nazionale? Il criterio, per chi vuole, lo può forse intravvedere nelle dichiarazioni di Legrottaglie («siamo un gruppo di amici») e di De Rossi («non siamo una squadra di sfigati», con rimando ad una chiosa sgradevole del talento barese sull’Under 21 di tempo fa). La mia idea di base è che non bisogna disturbare il manovratore e in quanto all’avversario fratricida, Trap, i suoi sono sogni; dice che l’Italia potrebbe perdere entrambe le partite ma dimentica che agli azzurri basta un punto, ed io penso che lo prenderemo proprio domani a Dublino. Al nostro ct avrà fatto piacere che il magazine dell’Uefa “Champions” abbia stabilito, dopo uno studio approfondito, che è stata «la Juve di Lippi la squadra più forte del mondo». Da noi se ne è occupato solo Tuttosport (grazie De Paola. Gli altri? Non pervenuti), eppure la motivazione dell’Uefa sugli anni presi in esame è quanto mai interessante e premia l’impegno e le intuizioni vincenti di chi vi lavorò (Triade). Lo studio dell’Uefa premette che «le statistiche non rendono giustizia al club juventino», con riferimento al fatto che tra il ’96 e il ‘98 si vinse una Champions, ma si persero altre due finali. Ma, aggiungo io, si vinsero anche una coppa Intercontinentale, due scudetti, una Supercoppa Europea e due Supercoppe Italiane. Una Juve - sottolinea l’Uefa - «che rivoluzionò il calcio europeo e forse quello mondiale». Rivoluzionari in tutto e per tutto, nelle scelte societarie, nei bilanci, nella mentalità e nel gioco. Un mix di innovazioni che ha fatto scuola in Italia, in Europa, nel mondo, «un impatto devastante su tutto il pianeta calcio». Troppo devastante, mi tocca aggiungere, per chi spendeva tanti soldi, non sapeva lavorare ma era bravo nel fuorviare le attenzioni parlando di complotti. Adesso che, prima Ronaldo e dopo Adriano, hanno parlato del loro modus vivendi in seno all’Inter, si è infine capito di quali complotti si trattava: i due tornavano ubriachi a casa alle sei del mattino e alle dieci andavano ad allenarsi. E la società nerazzurra? Li copriva. Una rivoluzione sotto gli occhi di tutti, quella del Napoli, e un’altra in qualche modo a sorpresa nella Juve con il benservito al presidente Cobolli Gigli, tutte e due con un singolare comune denominatore, «manca un dirigente che sappia di calcio». L’osservazione è di Beccantini secondo cui «l’onnipotenza riconosciuta a Blanc lascia perplessi. Blanc viene dallo sci e dal tennis, Montali dal volley (ed è andato al Napoli). È troppo chiedere uno specialista di calcio all’interno di una società di calcio?». Come si suol dire, mi ha tolto le parole di bocca. Beccantini fa riferimento anche alla composizione del prossimo Cda: «Occorre urgentemente competenza tecnica fra il vertice e la squadra». Dubito che ce ne sia, visti i due prossimi ingressi di Grande Stevens jr (il gran padre ha coronato finalmente il suo sogno) e un erede di Giugiaro. C’è un altro aspetto della Juve che viene scoperchiato da Dagospia a proposito del bilancio, «a posto sì, ma con qualche espediente (del tutto legale) contabile e tante, tante plusvalenze sulla (s)vendita dei calciatori, le stesse - attenzione a questo passo - che John Elkann riteneva un peccato mortale quando erano altri a farle (ricordate la sua frase? “la gestione Giraudo-Moggi-Bettega suppliva alla gestione ordinaria con le plusvalenze, noi vogliamo un calcio sostenibile”)». Impietoso Dagospia sulle operazioni di Blanc dopo il ritorno in A. «Con 100 milioni di euro di ricapitalizzazione, in tre anni ne spende più di 150, portando alla Juve campioni del calibro (scarico) di Tiago, Poulsen, Almiron, Andrade e Mellberg». E quest’anno, aggiungo, Corvino sta ancora gongolando per i 23 milioni scuciti alla Juve per Felipe Melo. Il merito di Blanc viene individuato da Dagospia nel progetto avanzato del nuovo stadio, ma l’idea e l’iniziativa furono partorite e avviate ai tempi della Triade. Uno dei miei lettori si sofferma sul cumulo di incarichi di Blanc e commenta che «prima c’era la Triade, ora c’è l’Uno e Trino».