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Imagine
Fà cånt che?
Imagine there's no heaven
Fà cånt ch'an i séppa al Paradîs,
It's easy if you try
prôva ch'l é fâzil,
No hell below us
gnínt infêren là såtta
Above us only sky
só pr âria såul al zîl.
Imagine all the people
Fà cånt che tótta la zänt
Living for today...
Ia vîva pr incû.
Imagine there's no countries
Fà cånt ch'an i séppa inción Paais,
It isn't hard to do
an é brîsa difézzil,
Nothing to kill or die for
e che pr inción at tåcca d amazèr o d murîr |
And no religion too
e gnanc na religiån.
Imagine all the people
Fà cånt che tótta la zänt
Living life in peace...
la vîva in pès.
You may say I'm a dreamer
T um préss dîr ch'a m insónni,
But I'm not the only one
mo a n sån mégga l ónnic.
I hope someday you'll join us
Mé a spêr che un dé t véggn con nuèter
And the world will be as one
e al månnd al srà tótt uné.
Imagine no possessions
Fà cånt ch'an i séppa gnínta da pusêder,
I wonder if you can
a n sò brîsa s't î bån,
No need for greed or hunger
gnínta aviditè o fâm,
A brotherhood of man
tótt i òmen fradî.
Imagine all the people
Fà cånt che tótta la zänt
Sharing all the world...
la se spartéssa tótt al månnd.
You may say I'm a dreamer
T um préss dîr ch'a m insónni,
But I'm not the only one
mo a n sån mégga l ónnic.
I hope someday you'll join us
Mé a spêr che un dé t véggn con nuèter
And the world will live as one
e al månnd l andarà avanti cme un quèl såul
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31Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
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Bagaglio (anche "zavaglio"): sostantivo che può indicare indifferentemente qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente la propria funzione. "Cos'è quel bagaglio lì?" domanderà con aria di superiorità il giovine felsineo additando il vecchio cellulare dell'amico dalle dimensioni di un cabina telefonica.
Batèdo: letteralmente equivalente alla locuzione "una gran quantità di". Il termine, pur nella sua sinteticità estrema, esprime con disarmante successo l'immagine onomatopeica del tamburellare incessante di qualcosa che si abbatte senza concedere tregua alcuna. "Ho preso un batedo d'acqua!" esclamerà correttamente l'ignaro cicloturista appena rincasato fradicio dopo l'ennesima bizza meteorologica di queste mezze stagioni ritornate prepotentemente di moda.
Bazza:intrallazzo, conoscenza tattica. Generalmente volta all'ingresso in disco senza sottostare a code di ore o allo sconto all'atto di un acquisto (per esempio del settimo aperitivo consecutivo al Rosarose).
Bona lè: basta! Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire il termine di qualsiasi attività e/o discussione. "Bona lè! riga (vedi)! non ne voglio più mezza (vedi)!" affermerà perentoria la fanciulla, all'incipiente quarantasettesimo tentativo di "intomellamento" (vedi tomella) ad opera del maldestro maraglio (vedi) di turno. Vedi anche: "riga".
Bulbo: capelli. Il bolognese veramente giovane, affermerà al suo amico scapigliato dalla corrente: "con questo vento hai un bulbo che non si affronta (vedi)!"
Càrtola: tipo giusto, molto fico, di un'altra (vedi)! Se si "ha la càrtola" significa che si possiedono tutte le caratteristiche necessarie per fare colpo sull'universo femminile. Come comprensibile tale attributo non è collegabile in alcun modo al PEx.
Cassa: o meglio "essere in cassa". Definisce lo stato comatoso conseguente ad abuso di sostanze alcoliche e depone a grande sfavore del soggetto in quanto assolutamente incapace di intendere e di volere. Es.: "mi sono preso una cassa pesissima!" esclamerà il morigerato fanciullo, la giornata susseguente ad una bravata con gli amici.
Ciocàta: rimprovero, cazziatone. Più correttamente "cioccàta", in cui la doppia "c" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare della corretta pronuncia felsinea. "Ho preso una ciocàta pazzesca" asserirà correttamente lo studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di corso dal professore che lo ha "sgamato" mentre copiava la soluzione del problema di Analisi 2 dalla fotocopia ridotta e filigranata del "Matricioni - Forti".
Dare la molla: mollare, scaricare. Utilizzato principalmente nel senso di liberarsi della persona con cui si era soliti accompagnarsi. Alla domanda "dove l'hai messa la morosa?" il giovane bolognese che vorrà distinguersi per eleganza e modernità risponderà convenientemente "cioè, le ho dato la molla, mi aveva troppo zagnato (vedi) i maroni!".
Della serie...: incipit per eccellenza che prelude ad una categoria di cui l'evento che viene commentato si ritiene faccia parte. Fondamentale la "s" sibilante e la "e" molto aperta affinché la locuzione sia effettivamente giovane ed efficace.
Essere di un'altra (o di prima, o di primissima): sottointeso "categoria". Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità per qualcosa. L'oggetto dell'espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti. (Locuzione contraria: "essere di ultima").
Fanga: scarpa. Tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: "ho comprato delle fanghe in centro che sono di un'altra" .
Fare il proprio numero (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel corso della sua esistenza; pronunciata ora dall'amico di turno, ora dalla dolce consorte la quale, prontamente avvedutasi dell'imminente, ricorrente, fragorosa digestione del compagno nel corso del pranzo di nozze della sorella, lo apostroferà in questo modo: "Non farai mica di nuovo il tuo numero?!"
Gaggia: mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto del viso. Tra gli esempi più famosi citiamo Celìne Dion e Michael Schumacher.
Gebbo (o geppo): scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore. Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si nutre scarsa considerazione.L'espressione può essere rafforzata ulteriormente da specificazioni peggiorative come nei seguenti esempi: "gebbo di ultima", "gebbo da fuoco".
Impalugare: allappare, invischiare. Tipico verbo da usare durante gare di Orzoro, pangrattato a cucchiaiate, senza bere. Il giovane bolognese che tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno temibile "buondì classico" (privo dell'effetto lubrificante della marmellata o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido amalgamante.
Intappo: abbigliamento particolare, look. Utilizzato in modo particolarmente efficace per riferirsi a travestimenti o agghindature finalizzate alla partecipazione a feste a tema (intappo anni '70). L'arrivo di un amico dotato di zampa di elefante e stivaletto in pelle con cerniera laterale verrà convenientemente salutato con un efficacissimo: "meeerda, che intappo! sei troppo di un'altra!".
Intortare (da cui il sostantivo "intorto"): circuire, ammansire con discorsi possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi. La pratica dell'intorto è tipicamente attuata dal giovane di tendenza che, sfoggiando camicia "di primissima" ed il dodicesimo calice di frizzantino al dehor del Rosarose, dà prova di prorompente logorrea alla fanciulla trampolata di turno al fine palese di ottenere favori di natura sessuale.
Lesso: tipo scarsamente sveglio. "Luilì è un gran lesso!" esclamerà la sagace fanciulla bolognese additando il giovane di passaggio il quale, la sera precedente, alla visione della suddetta in soli autoreggenti e sandali con tacco vertiginoso, non ha compreso le malcelate intenzioni sessuali della focosa compagna.
Maraglio: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Il giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!" indicando platealmente il possessore della Renault 5 turbo incredibilmente accessoriata con ruote iperlarghe, numerosi spoiler, minigonne, autoradio a volumi devastanti, pianalone da 400W per canale e adesivi sul genere "turbo", "Rabbit", "O'Neill".
Non c'è pezza: locuzione ermetica che affonda le radici ai tempi di vacche magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di un capo di abbigliamento ormai logoro. Quando "non c'è pezza" significa che non vi è modo di recuperare lo strappo e, per traslato, sottolinea l'ineluttabilità di un evento senza che si possa fare niente per evitarlo o per negarlo. "Devo mettermi a dieta, non c'è pezza!" esclamerà, non senza una nota di tristezza, il giovane imbolsito da vagonate di tigelle e crescentine.
Non si affronta: locuzione atta ad indicare situazioni o immagini al limite della gestibilità o comunque sgradevoli a qualunque dei cinque sensi (vedi esempio precedente: "Hai ragione, non ti si affronta!", risponderà l'amico).
Non volerne (più) mezza: essere saturo di una cosa al punto di non volerne nemmeno più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed inefficace corrispondente italiano. Vedi anche "scendere la catena".
Paglia: sigaretta. Tipica l'espressione del galantuomo bolognese il quale, dopo avere sorseggiato il quinto "mohito", si rivolge elegantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: "oh, raga, avete una paglia?".
Panno: coperta (del letto). Viene chiamato a gran voce dal galantuomo bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando così la signora: "Oh, Cesira, tira fuori il panno!".
Pezza: sostantivo derivato dal verbo "impezzare" ossia usare la dialettica per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua volontà, il quale, dopo alcune orette sbotterà "cioé, mi stai tirando una pezza allucinante! cioé, non ti si affronta più: bona lè!". Vedi anche "tomella".
Pilla (o fresca): soldi, denaro. Sostantivo generalmente utilizzato per sottolineare le capacità economiche familiari che permettono al vitellone di sfilare di fronte al "Calice" sull'ultima Porsche in compagnia della dama di turno "meeerda, che ferro! luilì si che c’ha della gran pilla!"
Pistolare: manomettere, potenziare, truccare. Tipica locuzione dell’adolescente, che fiero del nuovo motorino appena regalatogli dai genitori, si vanta con gli amici delle sue nuove potenzialità di meccanico preparatore. : "oggi pomeriggio non ci sono. Vado in cantina a pistolare il ferro!"
Polleggiarsi: riposarsi, stare calmi. Viene utilizzata spesso la forma imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del maraglio di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso della disco: "Oh vecchio, polleggiati subito!"
Riga: basta, finito. La citazione della linea che determina la fine dell'elenco degli addendi nella somma del fruttaròlo (leggi “fruttivendolo”), definisce per traslato la fine di ogni attività. Molto usato nelle condizioni più esasperate, in cui si è cercato di non dare ascolto alle continue lamentele della signora in fila agli sportelli postali, ma il suo continuo vociare sull’inefficienza di certi/e impiegati/e statali vi porta inequivocabilmente a sbottare nei suoi confronti. Si fa seguire spesso e volentieri a "bona lè"
Rusco: Forse il più famoso e ineguagliabile dei termini del vocabolario bolognese doc. Prettamente endemico, si tratta di un sinonimo di pattume, spazzatura. Viene spesso usata per definire con ironia un’auto o una motocicletta non proprio al passo coi tempi. "Cacciala bèn nel rusco!" si sentirà dire il misero e tapino motociclista, giunto al passo della Raticosa con una mezz'oretta di ritardo rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne e prestazionali.
Sbarbina: ragazza piccola di età, non oltre i 12/13 anni, usato meno frequentemente anche riferito ai ragazzi. "Quando ero sbarbino..."
Sborone: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente, privo del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione del malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo storico, ci offre continui esempi di "sboroni" che spaziano dagli ostentatori di status-symbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica elettronica di vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati prezzi senza possederne corrispondenti contenuti, ai più classici autocelebratori di prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori di falsissime amicizie altolocate.
Scendere la catena: tipica espressione che comunica il disarmo finale nei confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne più mezza". Le due espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame di stato ad affermare: "bona lè, riga! mi è scesa la catena: non ne voglio più mezza!". Lo stesso verrà ritrovato poche ore dopo completamente "in cassa" di fronte al pub irlandese...
Sfrombolare: gettare via, lanciare. Verbo che ben descrive gesti plateali e definitivi volti all'eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto inutile e/o comunque sgradito. "Soccia che stereo!" si dirà appena saggiata la potenza sonora dell'ultimissimo ritrovato acustico situato in camera dell'amico "...e che ne hai fatto di quello vecchio?" "l'ho sfrombolato giù dalla finestra!"
Sghetto (andare di): espressione volta all'identificazione di contesti fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti improbabili. Tipico l'incipit dello studente universitario nullafacente e vitajolo che, all'ingresso dell'aula dove si tiene l'esame di "scienza delle costruzioni", con la fiata ancora turbata dall'alcool ingerito la notte precedente esclama:"oh raga, se passo questa, è uno sghetto!"
Smàtaflone: (dialettale) sberla, schiaffo. Solitamente usato nella migliore delle tradizioni bolognesi in cui sovente si cercava di tranquillizzare gli animi di vivaci bambini, da parte di genitori e/o nonni. “se non la pianti, t’arriva uno smàtaflone!”
Spanizzo: persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in maniera evidente, ma comunque degna di ammirazione. L'immagine, per quanto possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale, differisce sensibilmente da quella dello "sborone" (cfr.) in quanto non comprende l'accezione negativa caratteristica di quest'ultimo.
Tiro: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo. Quando il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao, sono io, mi dai il tiro?"
Tomèlla: si riferisce all'atto di "intomellare", ossia di riversare fiumi di parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. "Cioè, mi hai fatto una tomella assurda, mollami subito!" dirà elegantemente il PEx alla pretendente fanciulla affascinata da tanto potere e denaro. Vedi anche "pezza".
Zagnare: rompere, infastidire. Forma verbale tipicamente utilizzata nella più ampia locuzione "zagnare i maroni" dove l'azione si eleva ad una forma catartica ed universale che colpisce inevitabilmente le parti più intime e sensibili della corporalità maschile, ultimo ed ineluttabile bersaglio delle persone più insopportabili che la vita ci para dinnanzi.
intrallazzo, conoscenza tattica. Generalmente volta all'ingresso in disco senza sottostare a code di ore o allo sconto all'atto di un acquisto (per esempio del settimo aperitivo consecutivo al Rosarose).|
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Il vostro lavoro è stressante e vi causa frustrazioni?Combattete la depressione in modo intelligente e costruttivo accettando una di queste sfide...
SFIDE DA 1 PUNTO
1) Fai un giro dell'ufficio di corsa alla massima velocità.
2) Ignora le prime cinque persone che ti dicono buongiorno.
3) Porta la tua tastiera da un collega e chiedi "Vuoi fare cambio?".
4) Per un'ora, rivolgiti a chiunque ti parli come se si chiamasse Alberto".
SFIDE DA 3 PUNTI
1)Lascia la cerniera dei pantaloni aperta finche' qualcuno te lo fa notare e digli "Mi spiace, la preferisco così".
2) Cammina lateralmente fino alla fotocopiatrice.
3) Dì al tuo capo "Mi piace il tuo stile" e sparagli con le dita a pistola.
SFIDE DA 5 PUNTI
1)Inginocchiati d i fronte alla macchinetta del caffè' e bevi a canna.
2) Alla fine di un incontro di lavoro, suggerisci che sarebbe bello, per una volta, concludere cantando l'inno nazionale (3 punti extra se davvero inizi a cantare).
3) Ripetere la seguente conversazione per 10 volte con la stessa persona:
"L'hai sentito? Cosa? Non importa, e' sparito adesso".
4) Entra nell'ufficio di qualcuno che non conosci e, mentre ti guardano con crescente irritazione,accendi e spegni la luce per 10 volte.
Dopo i consigli per l'ufficio....ecco quelli per il Supermercato.....buona lettura .
1) Recupera 24 scatole di preservativi e mettili a caso nei carrelli degli altri
clienti mentre non guardano.
2) Programma tutte le sveglie del reparto casa in modo che suonino a intervalli di 5 minuti.
3)Lascia una striscia di succo di pomodoro per terra in direzione del bagno.
4) Avvicinati a un impiegato e digli con tono serio: "codice 3 nel reparto casa". E osserva la sua reazione.
5) Quando ti si avvicina una dipendente e ti chiede se ti può aiutare, inizia a
piangere e chiedile "Perché non mi lasciate in pace?".
6) Fissa la telecamera per la sicurezza e usala come specchio mentre peschi nel
tuo naso.
7) Mentre guardi i coltelli da macelleria, chiedi alla dipendente se sa dove sono gli antidepressivi.
8) Vai in giro per il supermercato con aria sospettosa mentre fischietti la musica di
Mission Impossible.
9) Nasconditi dietro i vestiti e quando la gente si avvicina per dare un'occhiata dì a voce bassa "prendimi, prendimi".
10) Quando annunciano qualcosa al megafono, aggomitolati in posizione fetale e grida "ancora quelle voci!!".
11) Entra in un camerino e grida a voce alta:"hey! non c'è carta!!!!"
Se tutti noi ci comportassimo così ogni tanto e le persone non se la prendessero, sarebbe un mondo migliore. LA VITA É UN GIOCO!
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Mi sono resa conto che forse il mio blog è troppo impegnato.........la maggior parte delle persone che frequenta la chat ha voglia di rilassarsi e dimenticarsi dei problemi che ci affliggono...... e qualcuno che gli ricorda certi argomenti, specialmente se donna, non gli aggrada.......
Dovrei cambiare rotta e raccontare anche io delle mie esperienze di vita, di sesso, di amore, etc etc???? Mah.......forse nn ho capito bene io a cosa serve un blog :-(
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Inviato da: vecchio.curioso
il 06/03/2011 alle 21:17
Inviato da: BELL_EGIZIANO38
il 12/06/2006 alle 10:57
Inviato da: TOPOLONA.ROSY
il 07/06/2006 alle 09:37
Inviato da: cassiopea_83
il 06/06/2006 alle 21:59
Inviato da: estroversa0
il 06/06/2006 alle 18:06