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Sleater-Kinney - No cities to love

Post n°444 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da syd_curtis
 

 


Sogni realizzati: Va detto che le Sleater-Kinney non hanno mai prodotto un album meno che stellare, e in un certo senso non c'era alcun reale bisogno di un loro ritorno; non avevano nulla da dimostrare che già non avessero dimostrato prima. Tuttavia, album dopo album, continuano a crescere, sempre alzando di un po' l'asticella, nonostante il decennio trascorso tra un'uscita e l'altra. NCTL supera tutte le aspettative che si potessero avere su un album post-reunion che non suona per niente come un album post-reunion. Non c'è aria viziata tra NCTL e The Woods (il disco precedente), solo un perfetto e logico movimento in avanti. In breve, è il sogno realizzato di ogni fan delle Sleater-Kinney. (PopMatters)

Etichettatura seriale: “No Cities To Love”, [è] per il resto una divertita ma non particolarmente divertente sgroppata in cui il trio vuole suonare d’un fiato, senza compromessi – con una sensazione di martellamento monotono soverchiante nell’ascolto del disco. I riff della Brownstein perdono il loro elegante graffio Television per entrare in una più comune etichettatura seriale di stampo Black Keys, o Arctic Monkeys era-Josh Homme (“Bury Our Friends”, “Fangless”); la voce della Tucker sembra incatenata a una tonalità di mezzo appena scalfita da una versione doma del suo urlo. (Ondarock)

Opinioni di cui si può far senza: intendiamoci, No Cities To Love è un gran bel disco, punk-rock tirato, piacevole, divertente, che rimetti su volentieri, più e più volte. La reunion delle Sleater-Kinney ci ha portato in dono una manciata di hit spaccaculo -su tutte, per il sottoscritto, la Price Tag che apre le danze- e in tante occasioni tutto ciò sarebbe bastato, pure con qualcosa d'avanzo. Tuttavia, la strada che conduce da un sincero apprezzamento alla trasformazione in oggetto di culto è lunga, e con pari sincerità ammetto di non aver capito cosa abbia spinto così tanta gente (cfr. le medie di AOTY e Metacritic -90 su 100- per credere) a intraprenderla. Insomma, capitemi: che per trovare una recensione un poco controcorrente si debba ricorrere ai soliti snobboni di Ondarock (come al solito esagerati nel senso contrario: scommetto che questo disco finirà nella classifica di fine anno dei loro lettori), mi pare francamente eccessivo.
Come scrivono giustamente su Slant Magazine (una delle poche recensioni critiche), NCTL è un disco che ha una reputazione altissima da onorare: la storia delle Sleater-Kinney, va da sé, non è la storia di una band qualunque. Eppure, mi pare, nel mio minuscolo, che i tempi, quei tempi, siano definitivamente dietro le nostre e le loro spalle e, per quanto buono sia, questo disco non incida, non possa incidere quanto hanno fatto i predecessori sullo storione immarcescibile del roc. Resta un punto segnato sul personale taccuino, ma non così significativo: con queste modalità espressive, in questa forma, il meglio mi sembra sia già stato dato.

 

 
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