Il giardino di gessoC’era una volta una statuetta da giardino, di quelle fatte di gesso colorato, che raffigurava uno dei sette nani di Biancaneve. Non si capiva bene quale nanetto fosse perché a dire il vero lo stampo non era venuto molto bene, poteva essere Cucciolo come Mammolo, ma di sicuro non era Brontolo perché aveva un’espressione allegra e simpatica. Il proprietario della fabbrica li aveva fatti esporre tutti di fronte al laboratorio, in un giardinetto recintato, in modo che i passanti che transitavano per la strada potessero vedere la sua produzione. C’erano oggetti di gesso di varie forme e misure: dalle anfore alle Veneri di Milo, dai vasi ai capitelli, dai cani da caccia ai soggetti delle fiabe. Il nanetto era lì da molto tempo, ma c’erano altri compagni che erano fissi in quel posto da molto più di lui: gli articoli di gesso per decoro di giardino non sono poi così richiesti e per questo, quando vedevano gironzolare in mezzo a loro un potenziale cliente, nasceva una grande apprensione e curiosità su chi sarebbe stato scelto e chi sarebbe andato via. Una volta era arrivata in fabbrica una gentile signora, aveva parlato con l’inserviente e poi aveva fatto un giro per il giardinetto. Si era soffermata a lungo davanti a lui e ai suoi compagni, aveva persino preso in mano Biancaneve ed osservandola con attenzione ne aveva esaltato il decoro e le rifiniture. Insomma sembrava fatta, ma poi era giunto il marito: a Cucciolo-Mammolo era sembrato subito un uomo poco cortese e dubitava che avrebbe approvato la scelta. Infatti il tipo sollevò proprio lui, lo girò e lo rigirò facendo notare tutte le sue imperfezioni alla moglie. In effetti erano tante: i colori erano un po’ sbiaditi, le rifiniture lasciavano alquanto a desiderare e in alcuni punti il gesso era sbeccato. Ma d’altronde era tanto tempo che era lì, a volte di sera se li dimenticavano e passavano tutta la notte così all’aperto sotto la pioggia: era ovvio che non fosse perfetto. Però erano così simpatici tutti e sette, avrebbero dato un tocco di dolcezza e di allegria alla loro casa… e lui in particolare si sarebbe impegnato a dare il meglio di sé nel loro giardino, a non cadere e a fare bella figura. Ma non ci fu nulla da fare: dopo averlo disprezzato e riposto, il marito della signora fu attirato da un enorme bracco da caccia in atteggiamento da punta. Lo vide da lontano e disse: "Ecco questo si! Prendiamone due così".Speranze deluse… peccato, già immaginava un giardino vero, di una casa vera, dove essere collocato, magari in mezzo a bambini e animali, poco importava se l’avessero distanziato dai suoi compagni, dopo tanto tempo che erano lì appicicati aveva persino bisogno di un po’ di spazio tutto per sé. Ma nulla, anche questa opportunità era svanita.Qualcuno gli disse di non preoccuparsi, che ci sarebbe stata un’altra volta, ma lui sapeva bene quanto era difficile lì dentro attirare l’attenzione di qualcuno. Sapeva che ci sarebbero voluti mesi se non anni prima che qualcuno lo risollevasse di nuovo. Ma non fu deluso più di tanto, ormai era abituato ad aspettare. Spesso però si chiedeva il perché, il perché di quella produzione così improduttiva: nel senso che il padrone del laboratorio avrebbe potuto fabbricare solo cani da caccia, vasi o neoclassiche Veneri più o meno discinte, perché produrre anche personaggi delle favole? Chi poteva volere ormai in casa un personaggio delle favole?Non si sapeva dare una risposta. Forse gli piacevano, magari piacevano a lui e basta e quindi li metteva in produzione lo stesso, anche se sapeva che sarebbero rimasti per sempre nel suo giardino. Un giorno accadde un triste incidente: dei ragazzini che giocavano al di là della recinzione con una pallonata fecero cadere Biancaneve, che cadde e si ruppe. Al grido di "Via, via" i ragazzi si dileguarono e della statuetta rimasero in terra i cocci. Quando l’inserviente alla sera fece il solito giro per ritirare gli oggetti la trovò, ormai inutilizzabile, raccolse i pezzi e la gettò via. Il nanetto pensò che il padrone ne sarebbe stato dispiaciuto, i suoi compagni invece furono presi dal panico. "Saremo divisi ora"…"Butteranno via anche noi"…"Ma no ne rifaranno un’altra e la metteranno con noi" ognuno diceva la sua. Cucciolo-Mammolo non sapeva cosa dire, in effetti ora le loro possibilità di uscire dal giardino di gesso erano diminuite: chi mai avrebbe comprato sette nanetti senza Biancaneve? Però i suoi pensieri convergevano sulla casualità dell’accaduto. Quel pallone avrebbe potuto finire su chiunque, anche su di lui. La sentenza sul loro destino non si fece aspettare molto. La mattina dopo vennero raccolti tutti e sette dall’inserviente e messi in un grande scatolone di carta su cui avevano scritto: "Spaiati". Finirono su di un ripiano all’interno del laboratorio, ma in quel giardino di gesso al loro posto qualche giorno dopo comparve una colorata statuetta raffigurante una bella bambina bionda con un allegro vestitino bianco e azzurro e con lei un sorridente coniglio bianco in giacca e pantaloni verdi con in mano un grande orologio.Al padrone continuavano a piacere le favole.
Post N° 47
Il giardino di gessoC’era una volta una statuetta da giardino, di quelle fatte di gesso colorato, che raffigurava uno dei sette nani di Biancaneve. Non si capiva bene quale nanetto fosse perché a dire il vero lo stampo non era venuto molto bene, poteva essere Cucciolo come Mammolo, ma di sicuro non era Brontolo perché aveva un’espressione allegra e simpatica. Il proprietario della fabbrica li aveva fatti esporre tutti di fronte al laboratorio, in un giardinetto recintato, in modo che i passanti che transitavano per la strada potessero vedere la sua produzione. C’erano oggetti di gesso di varie forme e misure: dalle anfore alle Veneri di Milo, dai vasi ai capitelli, dai cani da caccia ai soggetti delle fiabe. Il nanetto era lì da molto tempo, ma c’erano altri compagni che erano fissi in quel posto da molto più di lui: gli articoli di gesso per decoro di giardino non sono poi così richiesti e per questo, quando vedevano gironzolare in mezzo a loro un potenziale cliente, nasceva una grande apprensione e curiosità su chi sarebbe stato scelto e chi sarebbe andato via. Una volta era arrivata in fabbrica una gentile signora, aveva parlato con l’inserviente e poi aveva fatto un giro per il giardinetto. Si era soffermata a lungo davanti a lui e ai suoi compagni, aveva persino preso in mano Biancaneve ed osservandola con attenzione ne aveva esaltato il decoro e le rifiniture. Insomma sembrava fatta, ma poi era giunto il marito: a Cucciolo-Mammolo era sembrato subito un uomo poco cortese e dubitava che avrebbe approvato la scelta. Infatti il tipo sollevò proprio lui, lo girò e lo rigirò facendo notare tutte le sue imperfezioni alla moglie. In effetti erano tante: i colori erano un po’ sbiaditi, le rifiniture lasciavano alquanto a desiderare e in alcuni punti il gesso era sbeccato. Ma d’altronde era tanto tempo che era lì, a volte di sera se li dimenticavano e passavano tutta la notte così all’aperto sotto la pioggia: era ovvio che non fosse perfetto. Però erano così simpatici tutti e sette, avrebbero dato un tocco di dolcezza e di allegria alla loro casa… e lui in particolare si sarebbe impegnato a dare il meglio di sé nel loro giardino, a non cadere e a fare bella figura. Ma non ci fu nulla da fare: dopo averlo disprezzato e riposto, il marito della signora fu attirato da un enorme bracco da caccia in atteggiamento da punta. Lo vide da lontano e disse: "Ecco questo si! Prendiamone due così".Speranze deluse… peccato, già immaginava un giardino vero, di una casa vera, dove essere collocato, magari in mezzo a bambini e animali, poco importava se l’avessero distanziato dai suoi compagni, dopo tanto tempo che erano lì appicicati aveva persino bisogno di un po’ di spazio tutto per sé. Ma nulla, anche questa opportunità era svanita.Qualcuno gli disse di non preoccuparsi, che ci sarebbe stata un’altra volta, ma lui sapeva bene quanto era difficile lì dentro attirare l’attenzione di qualcuno. Sapeva che ci sarebbero voluti mesi se non anni prima che qualcuno lo risollevasse di nuovo. Ma non fu deluso più di tanto, ormai era abituato ad aspettare. Spesso però si chiedeva il perché, il perché di quella produzione così improduttiva: nel senso che il padrone del laboratorio avrebbe potuto fabbricare solo cani da caccia, vasi o neoclassiche Veneri più o meno discinte, perché produrre anche personaggi delle favole? Chi poteva volere ormai in casa un personaggio delle favole?Non si sapeva dare una risposta. Forse gli piacevano, magari piacevano a lui e basta e quindi li metteva in produzione lo stesso, anche se sapeva che sarebbero rimasti per sempre nel suo giardino. Un giorno accadde un triste incidente: dei ragazzini che giocavano al di là della recinzione con una pallonata fecero cadere Biancaneve, che cadde e si ruppe. Al grido di "Via, via" i ragazzi si dileguarono e della statuetta rimasero in terra i cocci. Quando l’inserviente alla sera fece il solito giro per ritirare gli oggetti la trovò, ormai inutilizzabile, raccolse i pezzi e la gettò via. Il nanetto pensò che il padrone ne sarebbe stato dispiaciuto, i suoi compagni invece furono presi dal panico. "Saremo divisi ora"…"Butteranno via anche noi"…"Ma no ne rifaranno un’altra e la metteranno con noi" ognuno diceva la sua. Cucciolo-Mammolo non sapeva cosa dire, in effetti ora le loro possibilità di uscire dal giardino di gesso erano diminuite: chi mai avrebbe comprato sette nanetti senza Biancaneve? Però i suoi pensieri convergevano sulla casualità dell’accaduto. Quel pallone avrebbe potuto finire su chiunque, anche su di lui. La sentenza sul loro destino non si fece aspettare molto. La mattina dopo vennero raccolti tutti e sette dall’inserviente e messi in un grande scatolone di carta su cui avevano scritto: "Spaiati". Finirono su di un ripiano all’interno del laboratorio, ma in quel giardino di gesso al loro posto qualche giorno dopo comparve una colorata statuetta raffigurante una bella bambina bionda con un allegro vestitino bianco e azzurro e con lei un sorridente coniglio bianco in giacca e pantaloni verdi con in mano un grande orologio.Al padrone continuavano a piacere le favole.