Il Risorgimento indica il processo storico che portò l'Italia ad unirsi in Stato nazionale unitario. Si parte dal 1815, anche se le origini del movimento possono essere ricercate nel secolo XVIII.La dominazione francese ebbe un'importanza decisiva, poiché diffuse nella penisola i principi democratici della rivoluzione francese, abolì i vecchi Stati assolutistici, dando vita a formazioni più ampie che, per quanto vassalle della Francia, favorirono il consolidarsi di un sentimento nazionale. Dal Congresso di Vienna l'Italia uscì con un assetto territoriale comprendente Stati indipendenti (Regno di Sardegna, Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie) ed altri legati all'Austria direttamente o indirettamente. Ci fu un tentativo di restaurazione non andato a buon fine, mentre si andò intensificando l'azione delle sette segrete: la Massoneria e la Carboneria che ispirò i moti costituzionali di Napoli e del Piemonte, falliti per la scarsa presa sulle masse e per l'intervento austriaco.Anche la rivoluzione parigina del 1830 ebbe ripercussioni in Italia con i moti, però falliti, a Modena, Parma, Bologna, in Romagna e nelle Marche.Alla crisi della Carboneria Giuseppe Mazzini contrappose il programma unitario e democratico della Giovine Italia, in antitesi alla quale si svilupparono negli anni quaranta il programma moderato e neoguelfo di Vincenzo Gioberti, che assegnava al Papato una funzione preminente nella rigenerazione dell'Italia, quello di Cesare Balbo che sosteneva casa Savoia ed il repubblicano federalista di Ferrari e Cattaneo.L'elezione di Papa Pio IX, le riforme nel Regno di Sardegna e nel Granducato di Toscana rappresentarono le premesse delle rivoluzioni del 1848.L'Italia fu investita da una scossa rivoluzionaria, ma si capì che non esistevano potenzialità sufficienti a cacciare gli Austriaci e completare l'unità; bisognava, pertanto, inserire il problema italiano nel quadro della diplomazia europea, cercando alleanze.
A LEZIONE DI STORIA PER IL 150esimo DELL'UNITA' D'ITALIA
Il Risorgimento indica il processo storico che portò l'Italia ad unirsi in Stato nazionale unitario. Si parte dal 1815, anche se le origini del movimento possono essere ricercate nel secolo XVIII.La dominazione francese ebbe un'importanza decisiva, poiché diffuse nella penisola i principi democratici della rivoluzione francese, abolì i vecchi Stati assolutistici, dando vita a formazioni più ampie che, per quanto vassalle della Francia, favorirono il consolidarsi di un sentimento nazionale. Dal Congresso di Vienna l'Italia uscì con un assetto territoriale comprendente Stati indipendenti (Regno di Sardegna, Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie) ed altri legati all'Austria direttamente o indirettamente. Ci fu un tentativo di restaurazione non andato a buon fine, mentre si andò intensificando l'azione delle sette segrete: la Massoneria e la Carboneria che ispirò i moti costituzionali di Napoli e del Piemonte, falliti per la scarsa presa sulle masse e per l'intervento austriaco.Anche la rivoluzione parigina del 1830 ebbe ripercussioni in Italia con i moti, però falliti, a Modena, Parma, Bologna, in Romagna e nelle Marche.Alla crisi della Carboneria Giuseppe Mazzini contrappose il programma unitario e democratico della Giovine Italia, in antitesi alla quale si svilupparono negli anni quaranta il programma moderato e neoguelfo di Vincenzo Gioberti, che assegnava al Papato una funzione preminente nella rigenerazione dell'Italia, quello di Cesare Balbo che sosteneva casa Savoia ed il repubblicano federalista di Ferrari e Cattaneo.L'elezione di Papa Pio IX, le riforme nel Regno di Sardegna e nel Granducato di Toscana rappresentarono le premesse delle rivoluzioni del 1848.L'Italia fu investita da una scossa rivoluzionaria, ma si capì che non esistevano potenzialità sufficienti a cacciare gli Austriaci e completare l'unità; bisognava, pertanto, inserire il problema italiano nel quadro della diplomazia europea, cercando alleanze.