In una sua vecchia canzone Battisti cantava: "Che non si muore per amore è una gran bella verità..." ed invece pare proprio che sia una gran bugia o almeno così sostengono i ricercatori dell'università di Utrecht, in Olanda che capitanati dalla dottoressa Margaret Stroebe hanno condotto di recente uno studio descrivendo tutto quel che accade ad un individuo dopo il distacco dalla persona amata giungendo alla conclusione che l'amore fa vivere ma anche morire.L'allontanamento può essere in certi casi letale ed aumentare il rischio di morte del 21%. Un cuore spezzato e deluso da una perdita amorosa aumenta il rischio di morte di ben 5 volte. Per la Dottoressa Margaret Stroebe e la sua equipe a soffrire di più di mal d'amore sarebbero gli uomini che vedono aumentare il rischio di morte del 21% contro il 17% delle donne.Non è solo il dolore per la perdita della persona amata e lo stress psicologico a creare problemi, ma anche l'adozione di stili di vita insani. Il primo sintomo è l'inappetenza cui segue spesso una cattivissima alimentazione, abuso di alcool, fumo e via discorrendo.La cosa incredibile è che gli esseri umani a differenza di molte specie animali, reagiscono alle perdite con l'autodistruzione. Gli sportivi e le persone più attive decidono di rifugiarsi nell'allenamento fisico, ma spesso raggiungono degli eccessi non tollerabili dal corpo umano. Anche la guida spericolata è un chiaro segnale di depressione che spesso porta a pensieri di suicidio o soluzioni estreme e poco razionali. In queste situazioni la cosa importante è capire quanto sia essenziale proseguire il proprio percorso e ricominciare da capo.Adesso lo studio si focalizzerà su un'incognita: come mai sono più gli uomini a soffrire di questi problemi rispetto alle donne?