La puntata di Matrix ieri sera, in occasione del 25 novembre prossimo, Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, è stata incentrata su questo argomento. I dati continuano ad essere allarmanti ma quello che più mi sconvolge è il fatto che una forte denuncia arrivi dalla Norvegia, una nazione che si è sempre contraddistinta per essere la nazione in cui le donne godono di più diritti.Secondo la Women's Shelter, la più grande organizzazione norvegese specializzata in violenze contro le donne, una norvegese su 10 è stata stuprata. Solo il 10% di questi abusi si è concluso con una sentenza di condanna. La maggior parte degli stupri avviene in casa. Nel 2005, come riportato dal New York Times, una ricerca dell'Istituto norvegese per gli studi urbani evidenziò come 9 donne fidanzate su 100 avessero subito violenze sessuali da parte del proprio partner. La tradizionale concezione della parità sessuale della Norvegia vacilla davanti ai dati della Women's Shelter. Ogni anno l'associazione riceve almeno 350 donne e 300 bambini vittime di stupro. Di questi, 7 su 10 hanno subito violenze continue nei quattro anni precedenti.Le più restie a parlare sono proprio le vittime di abusi da parte dei propri partner. "Queste donne, spesso appartenenti alla classe media norvegese, hanno costruito la propria identità sul matrimonio e sulla famiglia", ha spiegato al Nyt Anne-Cecilie Johnsen, psicologa specializzata nelle violenze sessuali. "La questione si complica quando di mezzo ci sono i figli. E' quasi impossibile ammettere che il padre dei tuoi bimbi è uno stupratore. Così le donne vanno avanti nel silenzio, convincendosi che riusciranno a tenere sotto controllo la situazione".La questione è anche penale: la Norvegia è una delle 127 nazioni che non dichiara esplicitamente illegale lo stupro commesso all'interno del matrimonio e considera la casa uno spazio off-limits dalla legge norvegese. Eppure gli ultimi orientamenti della giurisprudenza mondiale sono chiari: "La privacy finisce dove inizia un reato".Il problema non riguarda solo la Norvegia: secondo uno studio condotto su 11 paesi europei dall'Istituto di ricerca sugli abusi sessuali di Londra, il 61% degli stupri avviene in spazi privati, perlopiù la casa della vittima o dello stupratore. Due volte su tre la vittima conosce il suo aggressore, nel 25% dei casi si tratta del suo partner.Quanto possa essere grave la situazione in Italia, in questi giorni ce lo ricorda Libero tutte le volte che effettuiamo l'accesso alla Community, impossibile non notare il riferimento al 25 novembre ma soprattutto il dato riportato: "In Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni".La violenza sulle donne non ha tempo né confini, è pandemica e non risparmia nessuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia. Non conosce nemmeno differenze socio-culturali, vittime ed aggressori appartengono a tutte le classi sociali, perché al di là di quello che tutti i giorni viene mostrato dai media il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro. Secondo l'Oms una donna su cinque ha subito, nella sua vita, abusi fisici o sessuali da parte di un uomo.In occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza Sulle Donne che si svolge venerdì 25 novembre, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura con la collaborazione di Genova Digitale e Comune di Genova, ha realizzato il video Dannato Silenzio.E il video "Dannato silenzio" ricorda dati da incubo: la prima causa di morte o invalidità nel mondo per donne tra i 16 e i 44 anni sono le violenze subite, nel mondo 140 milioni di bambine e donne hanno subito qualche forma di violenza, ogni anno vengono stuprate 150 milioni di bambine, in Italia il 78,7% delle donne ha subito violenze più di una volta, ma quasi nessuna lo denuncia alle forze dell'ordine.
Nel filmato, come potete vedere, appaiono 32 volti di donne silenziose, diverse per età, per storia mentre in sovraimpressione scorrono notizie sugli abusi e le violenze sessuali subite ogni giorno dalle donne. Dopo la campagna del 2009, Non ho mai subito violenze. È vero? e quella del 2010, L'insulto è un pugno, lo scopo dell'iniziativa di quest'anno è provocare l'ormai imprescindibile rottura del silenzio: quello di coloro che ritengono che abusi e violenze sessuali sulle donne non siano un loro problema, quello delle donne che subiscono violenza e abusi ma non possono o non vogliono parlarne e quello delle istituzioni. Un video silenzioso che urla più di tante parole, con quei numeri e la considerazione che non si deve più tacere, che quel silenzio va rotto.C'è un libro scritto da Roddy Doyle il cui titolo è "La donna che sbatteva nelle porte", una metafora, questo titolo, che rende quasi palpabile la coltre di silenzio che spesso accompagna la violenza, un libro che racconta la vicenda di Paula Spencer, vittima di abusi e di violenze, Paula dice: "chiedetemelo", ma non riesce a confessare la sua verità...Perché quasi sempre quella verità che brucia più del sale sulla ferita è inconfessabile prima a se stesse...