Nel suo commento al Post Precedente, David:
uomodelmonte1970scrive: "Bisognerebbe parlare anche della violenza sugli uomini"...David caro il tuo intervento, per dirla come usate voi a Roma, casca alla perfezione come il cacio sui maccheroni.Hai ragione bisognerebbe parlare anche della violenza sugli uomini visto che se da un lato è un problema misconosciuto dall'altro rappresenta un fenomeno diffuso e decisamente in aumento, per quanto il numero di casi non equipari quello della violenza perpetrata sulle donne e sui minori. Gli uomini sono più facilmente identificati come autori della violenza piuttosto che come vittime e forse proprio per questo motivo spesso il fenomeno viene ignorato o quantomeno banalizzato.Molti atti di violenza sono considerati talmente insignificanti nel vissuto maschile da essere ricordati solo vagamente, come ad esempio le risse, considerate "normali" diverbi.La violenza sugli uomini da parte delle donne è ancora un tabù, in primis per gli uomini stessi, che vuoi per orgoglio, vuoi per vergogna, vuoi per il timore di essere ridicolizzati, non osano confessare la loro debolezza per cui non solo non ne parlano ma tendono a rimuovere le violenze subite. Questo vale specialmente per la violenza sessuale e per quella domestica.Si lamenta la non denuncia dei casi femminili figurarsi quella dei casi maschili, credo che il dislivello andando a tentoni potrebbe essere di 1/10 per le prime ed 1/1000 per i secondi giusto per avere un'idea in proporzioni numeriche, per quanto del tutto approssimativa e priva di riscontro.E' un discorso controverso questo della violenza sugli uomini. C'è chi presuppone la fondamentale superiorità dell'uomo sulla donna e tende a sminuire le esperienze di violenza subite dagli uomini: impossibile che un uomo sia vittima di violenze a opera di una donna e gli atti di violenza tra uomini "si limitano" a qualche rissa.Altri, per reazione alla sottovalutazione o alla negazione delle vessazioni a danno degli uomini, tendono a drammatizzare le esperienze di violenza vissute da questi ultimi e, di riflesso, a banalizzare quelle sperimentate dalle donne.Sull'argomento vale la pena leggere il libro "La violenza esercitata sugli uomini. Una complessa realtà tabù" dello psicologo canadese Yvon Dallaire.Un dato sul quale riflettere in materia di donne violente è che le coppie lesbiche sono due volte più violente rispetto alle coppie eterosessuali, e che nei casi d'infanticidi oltre l'86% dei bambini viene ucciso dalla propria madre. Questo paradosso mina le fondamenta del pensiero femminista che mira proprio a demonizzare il maschio e ad idealizzare la donna.Una cosa è certa: l'indifferenza della società e la mancanza di un impegno massivo a voler combattere la violenza di qualsiasi forma e al cospetto di qualsiasi essere vivente. Viviamo di violenza, siamo malati di violenza, ci accompagna anche nei piccoli gesti...Violentiamo la natura, violentiamo gli animali, violentiamo gli esseri umani, violentiamo la nostra coscienza tutte le volte che ci mostriamo sordi al suo richiamo...Faccio un esempio estremo che per quanto possa apparire poco pertinente lo è nella logica comportamentale molto più di quello che appare...Se io prendo a calci un cane, sto commettendo una violenza, perché se uccido una mosca invece nessuno mi accusa di violenza?...Continuerò a non dare calci ad un cane, continuerò ad uccidere mosche, continuerò a chiedermi quanto sono violenta!