trilogia mentale

ANTON IL BAMBINO CHE NON PUO' ESSERE ACCAREZZATO


Anton è un bimbo russo, ha poco più di un anno e un triste destino sin dalla nascita o forse ancor prima. E' nato da un utero in affitto e poco dopo a causa della sua malattia, una grave forma di epidermolisi bollosa distrofica, la coppia che l'ha procreato l'ha portato in orfanatrofio perché non se la sentiva di accudirlo, insomma quel figlio, fosse stato sano, li avrebbe resi felici, ma malato proprio no.La triste storia del piccolo russo viene raccontata da Bild, che grazie alla sua fondazione ha organizzato una raccolta fondi per salvare l'esistenza di Anton.L'epidermolisi bollosa distrofica, è una disfunzione della pelle che provoca continue ferite sul tessuto, con cicatrici così vaste che provocano la fusione delle dita, non può essere curata, ma solo resa meno dolorosa.La pelle di Anton è così fine che ogni tocco gli provoca dolore, con creazione di bolle e cicatrici che impediscono un normale sviluppo delle articolazioni. Anton non potrà mai essere né accarezzato né abbracciato, perché la sua pelle ne soffrirebbe troppo, causando ferite che alla lunga il suo fisico non potrebbe più sopportare. A pochi mesi dalla sua nascita lo stato del piccolo era terribile, e il sistema sanitario russo non gli avrebbe comprato i carissimi medicamenti al silicone necessari per lenire la sua malattia, che non è guaribile. Grazie alla generosità di alcune fondazioni tedesche, comunque, Anton può sorridere e sperare in una vita migliore. L'impegno dell'associazione "DermaKids" aiutata dalla fondazione di Bild ha permesso di comprare le medicine per il piccolo Anton. Grazie a questi fondi il piccolo può giocare nell'ospedale di Mosca, dove praticamente vive da quando è nato, sperando che qualcuno lo possa adottare.Di bambini "farfalla" come Anton ce ne sono molti altri, ma possono contare, pur in assenza di fisicità affettiva, sul calore di un ambiente familiare, e non su quella che per quanto accogliente ci si sforzi di farla sembrare, è pur sempre una sterile struttura ospedaliera.Quando ho letto la storia di Anton e visto il video sono stata pervasa da una serie di stati emotivi, c'era un po' di tutto, sofferenza, rabbia, vergogna, lacrime e persino gioia. La gioia me l'ha regalata proprio lui, Anton, con il suo sorriso e la sua vivacità al richiamo della musica, la vergogna invece è sopraggiunta pensando a tutte le volte che per un nonnulla ci lamentiamo di questo e di quello, la sofferenza e le lacrime non credo necessitino di essere motivate, la rabbia invece è per quella coppia che così desiderosa di avere un figlio ricorre alla maternità surrogata ma le comprensibili ed evidenti difficoltà legate alla malattia del piccolo porta la stessa ad abbandonare il bambino.Mi chiedo se a partorirlo fosse sta la "lei" della coppia, lo avrebbero dato in adozione ugualmente, o da buoni genitori avrebbero, pur tra mille difficoltà,  prestato tutte le amorevoli cure al loro bambino? C'è chi di fronte a questi casi se la prende con Dio chiedendosi dove sia quanto accadono queste cose, io non sono tra questi...Troppo facile incolpare Dio, meno facile riconoscere che le malattie, esistono e colpiscono tutti, grandi e piccini, giusto o ingiusto che sia, ma soprattutto troppo facile non riconoscere le nostre di colpe, soprattutto quando ci s'imbatte in storie così tristi e drammatiche.Ringrazio quanti parteciperanno alla lettura di questo post.