L'apparizione nel mondo dello spettacolo di questa riccioluta venere nera dall'ugola cristallina e vellutata folgorò tutti agli inizi degli anni 80. Una nuova gemma dal traboccante scrigno musicale afroamericano del gospel e degli spirituals, per di più imparentata con due star di prima grandezza come Dionne Warwick e Aretha Franklin, così, nel firmamento del Rhythm & Blues, cominciò a brillare la stella giovanissima di Whitney Huston. Il culmine della sua parabola, un mix di bravura e glamour, lo raggiunse nel 1992 giusto vent'anni fa col successo strabiliante del film The Bodyguard in cui è fiammeggiante protagonista al fianco di kevin Costner. I Will Always Love You colonna sonora da record con 45 milioni di copie vendute.Tutto finisce e tutto comincia nella Città degli Angeli sotto i flash che si sciolgono quando l'autoambulanza si allontana verso l'obitorio. Whitney Huston avrebbe dovuto cantare qui, come la prima volta 26 anni fa, ai Grammy Awards. Avrebbe, perché Whitney è morta alla vigilia degli Oscar della Musica. Aveva 48 anni. Regina del pop negli anni 80 e 90 premiata con una pioggia di statuette, una voce straordinaria, una vita da diva, da anni però segnata dalla lotta contro la tossicodipendenza, l' alcool e la depressione. Il declino della stella era diventato uno spettacolo per i network americani, il suo matrimonio disastroso con il rapper Bobby Brawn un reality, droga, botte e disperazione confessate a mezza voce nelle interviste. L'annuncio della morte è stato dato dalla sua agente. Il corpo della regina del pop, su cui non sono stati rilevati segni di violenza, è stato trovato in una lussuosa stanza al quarto piano del "Beverly Hilton Hotel" di Beverly Hills a Los Angeles nel pieno dei preparativi per il Clive Davis Party, una delle tante feste piene di celebrità al margine degli oscar della musica, dove l'aspettavano sabato sera. Amata e venerata da milioni di fan, Whitney Huston è stata per anni ai vertici delle classifiche della musica e, nonostante le cadute, i suoi fan non l'avevano mai abbandonata così mentre loro accorrevano per dirle addio, chi sotto l'albergo chi sul web, lo showbiz continuava in quella stessa festa dove Whitney Huston non sarebbe mai arrivata. Ora sotto le finestre dell'albergo dove è morta chiunque spende una parola buona ma forse la frase migliore su di lei l'ha detta il collega Wyclef Jean Wyclef: "Voce d'angelo, cuore d' agnello, spirito di leonessa, presenza da dea."Nata alla periferia del New Jersey il padre militare la madre cantante di Gospel, Whitney Huston con oltre 170 milioni di dischi venduti, in un'intervista nel 2002 aveva detto. "Il più grande demonio sono io posso essere il mio migliore amico o il mio nemico peggiore", ma nulla potrà cancellare la sua splendida voce e per tutti rimane "The Voice".COMMENTO PERSONALE:Purtroppo spesse volte, erroneamente direi, tendiamo a pensare che affermazione, soldi, popolarità e visibilità facciano rima con felicità. Forse è proprio vero il contrario! Per uno strano gioco del destino pare che ad un certo punto della vita, dell'esistenza dei tanti belli, bravi e dannati, il cervello dopo aver concesso loro il privilegio di una vita da favola, di un successo irresistibile, di un talento travolgente gli presentasse il conto, un conto alquanto salato perchè gli chiede in cambio la vita. Il cocktail mortale è sempre lo stesso solitudine e depressione. Mali comuni che quando devastano l'anima non tengono conto di chi sei e di cosa fai e segnano nello stesso tragico modo quello che per tutti è l'ultimo viaggio.