trilogia mentale

LA POLITICA A TAVOLA


Una delle trasmissioni, in onda in seconda serata, che quando ho la possibilità mi piace guardare è Matrix.Al di là degli argomenti trattati, che non sempre sono di mio interesse, apprezzo molto Alessio Vinci come conduttore, trovo abbia un modo di comunicare e d'intermediare fermo e pacato, mai esagerato. La scorsa settimana una delle tre puntate era dedicata alla Cucina In TV, a seguito anche del successo ottenuto dalla simpatica fiction "Benvenuti a tavola - Nord vs Sud", in cui la cucina del sud e quella del nord, si sfidano a suon di ricette e bazzecole familiari dei due dirimpettai ristoratori, interpretati rispettivamente da Fabrizio Bentivoglio (Nord) e Giorgio Tirabassi (Sud).Come tutte le trasmissioni a carattere informativo anche Matrix utilizza, per arricchire i contenuti della propria scaletta, dei servizi esterni . Nella serata di giovedì, tra quelli mandati in onda, ha particolarmente catturato la mia attenzione un servizio, di seguito riportato, di Fabrizio Rondolino che mi pare avesse per titolo: "La Politica a Tavola"
In un famoso manifesto del partito comunista degli anni 50 una gigantesca forchetta svettava a tutto campo addobbata con le bandiere della DC e dei suoi alleati ."Forchettoni" divenne così un'espressione popolare per indicare i politici di governo che mangiavano a sbafo e ingrassavano sulle spalle dei lavoratori. I poi lavoratori invece andavano a cena le sere d'estate alla Festa dell'Unità, fiera gastronomica prima ancora che politica, dove i tortellini e la braciola erano più amati di Togliatti e Berlinguer! Altri tempi, altri mondi... Eppure quando Massimo D'Alema negli anni 90 disse che: "la sinistra serviva a governare l'Italia e non a cuocere braciole",  decine di militanti dall'Emilia e dalla Toscana protestarono indignati.Ma fu proprio D'Alema nel 1997 ad aprire la galleria televisiva dei politici cuochi;  il filmato amatoriale che lo riprendeva alle prese con un risotto a casa di amici fu trasmesso con gran clamore a Porta a Porta. L'idea era quella di presentare un D'Alema normale, il risultato fu una nuova ondata di polemiche che però non impedirono a decine di altri politici di seguire l'esempio.Ultimo in ordine di tempo, pochi mesi fa, il futurista Italo Bocchino travestito da cuoco in un programma di Signorini nella sfida ai fornelli per beneficenza tra Formigoni e Marroni. Ma torniamo a D'Alema perché un singolare destino gastronomico sembra segnarne le tappe politiche più significative. Fu in un ristorante di Gallipoli infatti che, l'allora segretario PDS, sigla l'accordo con Buttiglione, leader del Partito Popolare, dettando così le fondamenta del futuro Ulivo. Ed è una cena che segna la fine del governo Berlusconi quando, nell'autunno del 94, Bossi, D'Alema e Buttiglione mangiano insieme sardine e pane in cassetta a casa del senatur; infine, l'accordo con Berlusconi per le riforme costituzionali ai tempi della de camerale passò alla storia come "patto della crostata", per via del dolce offerto dalla Signora Letta ai due leader al termine di una cena riservata. L'accordo poi saltò e la crostata si rivelò indigesta!Di Berlusconi non conosciamo le virtù gastronomiche tranne che, non sopporta l'aglio, ma sappiamo che ha un cuoco Michele e che fu proprio Michele ad avvertirlo il 17 marzo del 2001 che Santoro in televisione parlava di lui. Il cavaliere prese il telefono e chiamò Il Raggio Verde dando vita ad uno dei più strepitosi duetti della storia dei Talk Show. Alle cene che s'immaginano sontuose nei saloni di Arcore si oppone idealmente la pizzeria milanese dietro Via Bellerio, dove per anni i dirigenti leghisti hanno tirato tardi seduti intorno a Bossi, che beve soltanto Coca Cola predicando le virtù del Nord e godendosi quel capolavoro della cucina del sud che è la pizza.Tra Milano e Napoli c'è Roma, Roma ladrona teatro di un bizzarro banchetto di pace andato in scena in Piazza Montecitorio. Era l'ottobre del 2010 e Bossi, allora ministro delle Riforme, aveva insultato un'altra volta i romani. Necessita una tregua, che fu siglata davanti al parlamento con il leader leghista che mangiava la pagliata imboccato dalla governatrice del Lazio e dal sindaco di Roma.E così impercettibilmente si varca il confine del buongusto e presto si arriva alla mortadella mangiata con le mani nell'aula della camera da Nino Strano allora deputato di An oggi senatore di Futuro e Libertà, quando nel 2008 cadde il secondo governo Prodi. Non meno discutibili i cannoli che Totò Cuffaro,  ex governatore della Regione Sicilia, offrì ad amici e sostenitori per festeggiare la mancata condanna per mafia in primo grado...Festa a dir poco prematura perché tre anni dopo, Cuffaro è stato condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra ed oggi è a Rebibbia. E siccome la politica italiana spesso frequenta i tribunali neppure nelle inchieste giudiziarie potevano mancare i riferimenti culinari: dalle mitiche cozze pelose che il sindaco di Bari Michele Emiliano ha ricevuto in dono da un industriale ai 1500 euro di aragoste offerte da un altro imprenditore al governatore lombardo Formigoni mentre era in vacanza in Sardegna. Stando ai fatti pare evidente che il cibo è tornato ad essere come nel medioevo feudale merce di scambio e tributo al potente.  Non a caso si dice che la politica è tutto un magna magna!!!E come conferma basta pensare al fatto che tra le ricevute di Lusi, il tesoriere della Margherita, si è trovato anche un piatto di spaghetti al caviale da 180 euro! Altro che Forchettoni quelli di oggi non li batte nessuno!!!