Dodici minuti, sette potenziali acquirenti, una corsa al ritmo di 10 milioni al minuto, una pausa ai 99, l'applauso ai 100 milioni della sala stracolma, un vociare frenetico in cinese e inglese. E una telefonata."Record mondiale" ha urlato il battitore d'asta, Tobias Meyer: "L'urlo" di Edvard Munch è stato venduto per 119,9 milioni di dollari da Sotheby's, a New York. Diventando - senza considerare l'inflazione - l'opera d'arte più costosa mai venduta a un'asta: superato il prezzo d'acquisto di "Nudo, foglie verdi e busto" di Picasso, battuto nel 2010 per 106,5 milioni di dollari da Christie's, sempre a New York.Realizzato nel 1895, "L'urlo" venduto l'altro ieri era l'unica delle quattro versioni ancora in mano a un privato, il norvegese Petter Olsen, il cui papà era amico e mecenate di Munch. Le altre possono essere ammirate alla Galleria nazionale e al Museo di Munch, entrambi a Oslo, in Norvegia.Chi ha avuto modo di conoscermi un po' meglio, sa che amo l'arte in tutte le sue forme, pur prediligendo la pittura. Ecco perchè mi permetto di offrire, per chi volesse e lontana da competenze da cattedra un approfondimento sull'opera.La straordinaria opera, simbolo di tutta l'opera artistica di Munch e sintesi visiva universale dell'angoscia esistenziale dell'uomo, sembra quasi una risposta a Schopenhauer, il quale nella Philosophie der Kunst aveva dichiarato che il limite della capacità espressiva di un'opera pittorica potesse essere la sua impossibilità di riprodurre il suono di un grido. Munch, pertanto, seguendo le teorie contemporanee della sinestesia, ossia della corrispondenza tra suono e colore, dimostra che la luce e gli impulsi pittorici sono in grado di tradurre un'impressione sonora. La figura terrorizzata in primo piano - quella sorta di teschio urlante, che altro non è che l'essere umano ridotto alla sua essenza - grida a tal punto che il paesaggio gli fa eco deformandosi in onde sonore e travolgendo ogni elemento della natura. Il suono orrendo e angosciante del grido, di quell'Ur-schrei interno alla coscienza dell'essere umano, condannato a morte fin dalla nascita, deforma e risucchia il mondo reale e la stessa natura, per nulla benigna e rassicurante.Munch racconta così il fatto reale che provocò la genesi del quadro: "Camminavo lungo la strada con due amici - il sole tramontava - il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue - mi fermai - mi appoggiai stanco morto a un parapetto - sul fiordo neroazzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco - i miei amici continuavano a camminare e io tremavo di paura - e mi sentii un grande urlo infinito che attraversava la natura".