trilogia mentale

TROPPO E TROPPO POCO di U. BRINDANI


L'incredibile assegno di mantenimento a Veronica Lario fa riflettere. Sull'Italia.Raramente "prendo in prestito" e riporto nel mio Blog articoli scritti da altri ma quando il contenuto espresso lo condivido dalla prima all'ultima lettera, virgole e punti compresi, e il modo in cui è scritto è di una chiarezza tale da poter arrivare a chiunque, la tentazione è irresistibile e quindi le cedo. Con il titolo "Troppo e troppo poco" cari amici lettori e visitatori di passaggio vi lascio questo articolo di Umberto Brindani, Direttore del settimanale Oggi.Osceno. Sinceramente, non mi viene in mente un altro aggettivo per qualificare "l'assegno di mantenimento" di 3 milioni al mese che Silvio Berlusconi dovrà corrispondere a sua moglie Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, dopo la separazione. La cifra abnorme è stata stabilita da un tribunale, ed è di poco inferiore a quella iniziale desiderata dalla Lario (36 milioni l'anno contro i 43 richiesti). Quella somma è oscena da qualunque lato la si guardi. Centomila euro al giorno significano che la ex signora Berlusconi incasserà ogni mezz'ora più di quanto milioni di famiglie portano a casa in un mese. Dal punto di vista strettamente legale, niente da dire, come spiega bene l'avvocato matrimonialista, e nostro collaboratore, Alessandro Simeone sulla rivista in edicola.Si tratta, per il coniuge «economicamente più debole», di mantenere lo stesso tenore di vita precedente. Che, nel caso di Veronica, era fatto di segretarie, domestici, cuochi, giardinieri, autisti, personal trainer, viaggi intercontinentali, aerei privati, residenze di lusso, abiti firmati, gioielli, ecc. Tecnicamente, qualcuno potrebbe definire quei soldi come «alimenti», forse perché basterebbero a sfamare un intero Paese centrafricano...Come hanno chiarito nei giorni scorsi numerosi esperti di economia, tuttavia il Cavaliere, per mantenere la moglie separata, non andrà in bolletta. Si stima che lui guadagni almeno quattro volte tanto (166 milioni all'anno), e la rivista americana Forbes calcola che il suo patrimonio ammonti a circa 4 miliardi (per capirci, da solo coprirebbe una buona fetta del gettito Imu). Certo, si potrebbe obiettare: affari loro. Non è il primo e non sarà l'ultimo divorzio miliardario tra un lui ricco come Creso e una lei che si è ritrovata in mano il biglietto vincente della lotteria cosiddetta dell'acchiappo. Ma qui c'è un dettaglio in più: questo «lui» si sta candidando per l'ennesima volta a governare l'Italia. E questi sono anche affari nostri. L'enormità di quella cifra dà da pensare. Qui non è in questione la distanza tra chi ha tanto e chi ha poco, ma tra chi ha troppo e chi ha troppo poco. Il nostro Paese è tra le prime dieci nazioni più ricche e civilizzate del pianeta. È una democrazia. Eppure a volte tende ad assomigliare a quelle repubbliche delle banane in cui tra le baraccopoli e i palazzi da Mille e una notte ci sono di mezzo soltanto flo spinato e guardie armate, quelle satrapie in cui la classe media è sparita o è al lumicino.Certi redditi di banchieri, manager e grand commis di Stato gridano vendetta al cielo, mentre frotte di insegnanti, piccoli imprenditori, professionisti combattono quotidianamente la battaglia per non finire sul lastrico. La crisi morde, altro che «mantenere il tenore di vita precedente». Berlusconi è risceso in politica, Mario Monti ci è salito, Pier Luigi Bersani ci sguazza da sempre. Tra questi tre nomi si giocherà il nostro futuro. Le loro ricette sono diverse, ma tra le tante emergenze ce n'è una che nessuno dei tre può ignorare, e riguarda il divario crescente tra i redditi. L'accumulazione di patrimoni da favola mentre tanta gente si impoverisce, l'invidia sociale che monta, l'indignazione di chi è chiamato a fare sacrifici mentre vede che i privilegiati non sono neppure sfiorati, anzi...La signora Lario è a posto per la vita (per molte vite, verrebbe da dire). Le spetta una montagna di soldi, buon per lei. Ma chi non ha avuto la fortuna di sposare Berlusconi che fine farà?C'è poco da fare: " 'O sazje nun crer 'o riun" (Il sazio non crede al digiuno, cioè con la pancia piena non si crede alle sofferenze di chi non mangia) così ha decretato mia figlia Annalisa di 17 anni, inorridita da questa notizia.Fonte: http://www.oggi.it/direttore/