"Madre e figlio spinti dal vento", A. Mancuso FuocoManca meno di un mese a Natale. Me l' ha ricordato ieri il mio amico blogger Ale con un post coloratissimo in cui fanno bella mostra di sé calze natalizie e dolcissimi orsetti imbacuccati. Meno di trenta giorni a Natale. Tante immagini nella mia memoria. Moltissime risalgono alla mia infanzia. Perché del Natale, a prescindere dal significato religioso e culturale di questa festa che parla di vita che si rinnova, di speranza, di amore infinito e incondizionato, conservo immagini belle e suggestive. Una lunga tavolata composta da persone care di famiglia, noi bambini intenti, nel tinello, a scrivere lettere a Gesù Bambino piene di promesse e di ottimi proponimenti che sarebbero finite sotto il piatto degli uomini importanti della famiglia, il nonno, il babbo e gli zii. Mia nonna, mia madre e le zie intente a preparare i piatti tipici della giornata, sempre gli stessi, contorni compresi, per rinnovare la tradizione anno dopo anno, la recita di una poesia, per il più piccolo di noi nipoti in piedi sulla seggiola, la tombola, il mercante in fiera, le scorpacciate di dolci a base di miele e cannella, i "grandi" che giocano a carte francesi e noi bambini che ci contendiamo le fiches di vario colore avanzate ... E poi sfilano altri Natali: il primo di mia figlia, di appena quattro mesi, ritratta sotto l' albero addobbato, bambola rosea vivente tra i pacchetti multicolori deposti da un Babbo Natale frettoloso e distratto...o quello passato in quarantena perchè mio figlio ha contratto la varicella a scuola con il tempismo tipico dei bimbi che scelgono sempre il periodo ottimale per ammalarsi costringendoti a "santificare" degnamente qualsiasi ricorrenza importante ... e a seguire altri Natali, qualcuno sotto tono come quello in cui mi rivedo ricomprare tutti gli addobbi, abete compreso, perchè non ho potuto portare niente via dalla casa da cui sono andata via dopo essermi separata, o quello passato in compagnia di M., soli davanti al caminetto acceso a festeggiare insieme la mezzanotte. O, infine, quello dell' anno scorso trascorso senza i miei figli, ospiti del padre, a casa dei miei, sperando che il cuore di M., uomo che non possiede un ricordo felice del Natale legato alla sua infanzia, possa tornare a battere per me. Assurda, ingenua speranza. Non può ricambiare il tuo amore chi ha chiuso il proprio cuore ai sentimenti. Quest' anno sarà una riconquistata serenità a fare da cornice al mio Natale. E la gioia di poterlo trascorrere con i miei figli. Ho già comperato tre calze di colore rosso che appenderò alla mensola del mio caminetto e penso di ornare sempre di verde e di rosso la mia casa, perché sono i veri colori di questa festa e perché sono colori allegri. Vorrei provare, come i miei figli, anch'io a scrivere una lettera in cui chiedo dei doni, ma so di avere già tanto. Lascerò fare al caso e accetterò tutto quello vorrà portarmi, che sia al seguito di una slitta trainata da renne oppure no. Molti sorrisi, qualcuno più largo e qualcuno meno. Molti baci.S.