SPRINGFREESIA

Regalo di Natale


Lei continuava a fissare il chiarore lieve che filtrava attraverso le tende bianche della portafinestra del soggiorno. Riusciva perfino a scorgere le luminarie natalizie che addobbavano il viale dei platani poco distante da casa sua e a percepire qualcosa del traffico ormai sopito dopo l’esploit pomeridiano e serale. Raggomitolata sul divano nella coperta di pile a soggetti natalizi di sua figlia, morbida e calda. Accogliente e confortevole. Mentre i suoi pensieri continuavano peregrinamente a popolare quell’orizzonte notturno fatto delle luci dell’albero di Natale, infiocchettato di raso rosso e circondato da pacchetti,  e di simboli vivaci delle festività ormai prossime sparpagliati nella stanza generalmente così essenziale e non affollata di mobilia. Voluta così, col caminetto, il divano e la poltrona, la lampada di ceramica sul mobile madia e un tavolo a console accantonato verso il muro per non sottrarre aria e volume a nessuno degli abitanti di quella casa. Uno specchio in cui sbirciarsi in fretta la mattina prima di andare al lavoro, unico ornamento delle pareti bianche ad eccezione di qualche quadro che parlava di mare, di barche e di onde che lei aveva avuto voglia di appendere dopo aver ritinteggiato l’estate passata. Una stanza, paradossalmente a ridosso dell’ingresso principale di  casa, in cui poter pensare e rifugiarsi per concedersi qualche momento di relax in solitudine magari leggendo un libro senza il tormento della televisione, lontana dalla zona notte, ampia.Con quella lampada di ceramica di Castelli che poteva anche essere una specie di metafora della sua vita. Bella, colorata e decorata secondo un disegno antico, settecentesco. Con la base panciuta splendida nel sapiente accostamento di tinte ben amalgamate. E con una crepa abilmente riempita di stucco nella parte posteriore ben mimetizzata dal lavoro certosino dell’artigiano che l’aveva creata e le aveva voluto rendere, comunque, giustizia; una crepa di cui lei non si era accorta il giorno in cui, innamoratasi di quell’oggetto così particolare, l’aveva scelto e portato a casa. Ricordava ancora il suo dispiacere  nello scoprire in seguito quel difetto nascosto. L’aveva incartata nuovamente e riportata al negozio ed il  proprietario, scusandosi ampiamente, le aveva proposto di scegliersene un’altra o  di riprendersela concedendole uno sconto generoso. Lei si era impegnata a cercare una nuova lampada, questa volta perfetta, tra le tante ceramiche d’arte disseminate sugli scaffali   che la colpisse altrettanto fortemente. Ma non c’era riuscita. E alla fine il suo acquisto originario aveva trionfalmente ripreso posto alla fine del mobile madia ed era tornato ad essere un elemento fondamentale di quello spazio domestico. Le sue riflessioni culminavano tutte lì, in quel senso di assurda felicità per una vita che al momento era  costellata“solo”   da affetti sinceri di bambini e ragazzi o amichevoli, ma di cui ricominciava ad assaporare il gusto, forse per la prima volta e dopo tantissimo tempo. Un gusto morbido ma piacevole per le cose amate da sempre e per quelle che erano state, per lei,  recente conquista. E un gusto delicato e non ancora ben definito di quello che, “sentiva”, avrebbe ancora potuto esserci. In fondo, sotto quell’albero col suo tripudio di rosso, verde e oro, c’era qualcosa anche per lei. Ed era, davvero, un autentico regalo di Natale.