SPRINGFREESIA

The Burren


Sono qui, tra cielo e terra. Il paesaggio è un susseguirsi irregolare di lastroni ampi di pietra calcarea, quasi una sorta di scacchiera intervallata da fenditure, alcune più profonde delle altre, da cui la Natura reclama il diritto alla Vita, piene di fiori selvatici di una bellezza che ti incanta, sorta di oreficeria barbarica in cui l’orchidea e la genziana convivono pacificamente accompagnate da ciuffi di sanguinarie e di capelvenere. Cammino sulla pavimentazione liscia ma irregolare attenta a non cadere. E mi avvicino al mare color piombo fuso e blu oltremare, in cui qualche raggio di sole scampato alle nuvole grigie è riuscito, di soppiatto, a sfuggire e a riflettersi nelle onde. Ci sono anche dei pescatori con le loro lunghe canne protese verso il mare aperto e le rocce a strapiombo. Il nostro gruppo si è, nel frattempo,  diligentemente sparpagliato su questo paesaggio lunare in cui il tempo e lo spazio si sono fermati.  Il vento forte e gentile che spira dall’ Atlantico  pettina e spettina i miei capelli in un’aria insolitamente dolce. Accanto a me Gabriele,la  mia collega tedesca, è intenta a  scattare miriadi di fotografie. Mi allontano silenziosamente e arrivo a ridosso di un gradone che segna la fine di un primo piano e degrada verso quello successivo. Mi siedo lentamente e lascio che le mie gambe penzolino libere, mentre poggio il palmo della mano sinistra sulla roccia, ruvida e insolitamente calda per il tepore del sole che ha imprigionato. Mi perdo in mille pensieri, presenti e passati, e mi sento in pace con me stessa. Infinitamente serena e in pace, fluttuando in una dimensione in cui tutto pare avere perso qualsiasi tipo di contorno o nitidezza. Chiudo gli occhi e mi sembra,davvero, di essere sola al mondo, mentre il vento disperde le voci dei miei compagni e mi porta l’odore discreto del timo. In basso, molto più in là,  ancora e ancora bagliori luminosi sulla superficie del mare increspato. Anche Gabriele è lì, a pochi passi da me, macchina a tracolla e rapita da questo scenario bizzarro ma incantatore, affascinatamene desolante e monocromo se non fosse per quelle meraviglie infinitamente piccole che la Natura ha deciso di ospitare nelle sue rughe profonde. Ancora pochi attimi, intensi. The Burren, My Enchanting Place.Poi, lentamente, il ritorno alla normalità.County Clare, Ireland, agosto 2006 BurrenI have harvested enchantmentin fields of stoneUnder the shrill protestsof small wild birds                                      Gathered shadows of dead heroesinto creels of bone                                                                                                                                                                I have heard the lamentsof childless women crowdthrough dead forestsTraced the scrawl where bony fingers              picked out each patchwork rut and rowA bright mist shrouds                                                                                                                      their faces. Gentle                                   the trickle of their tears                          Remembering each flawed caressnurturing cut flowers                               Urging dormant seeds to grow            from ancient fissuresBrendan O’Neillparticolare della costa del Burren all'alba
"Burren gryke", foto di Tina  Manthorpe