Mi chiamo Nami e sono una pescatrice di perle. Vivo a Broome, nel Kimberley , da quando avevo sei anni. Mia madre era una amah giapponese pescatrice di awabi., non so chi fosse mio padre. Forse un semplice pescatore o forse anch’egli un tuffatore. Non l’ho mai conosciuto. So soltanto che mia madre me ne ha parlato pochissimo e sempre con occhi combattivi . Della mia infanzia ricordo poche cose. La festa della Luna Piena di settembre, con le sue offerte di frutta e fiori alle finestre di casa mia, inondate dai suoi raggi, me la ricordo ancora bene. L’abbiamo continuata a celebrare fino a poco prima di partire ed arrivare qui in Australia per iniziare una nuova vita. Conosco il mare e al mare sono legata anche dal mio nome. Mia madre ha continuato ad immergersi con me in grembo fino a poco tempo prima di partorirmi con la stessa abilità di sempre. E da sempre ho respirato aria salmastra. I miei giocattoli conchiglie delle forme più disparate , pezzetti di legno levigato portati dalla corrente e collane di alghe. Dal mare sono nata e di mare vivo traendone il mio sostentamento. Ho imparato ad immergermi mentre muovevo i primi passi. Me l’ha insegnato mia madre. E da sola ho imparato a trarre la mia forza e la mia serenità dal movimento ritmico e rassicurante dei flutti. Dal mare è arrivato l’amore con Frank e con il mare se n’è andato via. Lui fa il marinaio e non è mai stato l’ uomo di una sola donna. Ha capelli ricci e occhi verdi. L’ha portato da me un veliero, uno dei tanti che attraccano al porto. E’ capitato l’estate in cui ho perso mia madre che di lui non ha mai saputo niente. Non so se ne avrei ricevuto la benedizione. Mia madre ha conservato sempre una tenace avversione per gli uomini di mare portando questo segreto con sé nel cimitero giapponese di Broome e non ne saprò mai il motivo. Frank mi ha notata tra le mie compagne, pescatrici di perle come me, ed i miei compagni. Ha seguito affascinato i movimenti lenti ed aggraziati del mio corpo snello e seminudo dal ponte del battello su cui depositavo le ostriche pescate. Si è divertito a intrecciare per gioco dopo l’amore nei miei capelli neri di seta fiori profumati. E mi ha portata di notte sulla spiaggia di Cable Beach facendomi sdraiare sulla sabbia fina e bianca. Non mi ha mai parlato di sentimenti né mi ha mai fatto promesse. Mi ha soltanto amata per un’estate tiepida come solo le nostre estati sanno essere. Poi un giorno mi ha detto che sarebbe andato via ma non mi ha spiegato perché. All’ alba, nascosta tra le barche ormeggiate, ho silenziosamente assistito alla sua partenza. Stringendo forte in una mano quella perla azzurra che mia madre mi aveva donato prima di lasciarmi per non cedere alla tentazione di chiamarlo e supplicarlo di non partire, di restare qui con me, ancora per poco. Quel giorno non mi sono tuffata per pescare le mie ostriche, l’ho fatto per sfogare la mia rabbia e il mio dolore. Immergendomi rapidamente per confondere le mie lacrime col sapore salato dell’acqua di questo mare trasparente. Poi mi sono calmata, all’ improvviso, e tornando in superficie sono rimasta a pelo d’acqua, lasciandomi cullare dalle onde come facevo da piccola quando traevo conforto dei miei dispiaceri dall’origine dei miei giorni. Questa sera sono ancora qui, sulla spiaggia di Cable Beach. Ho assistito al tramontare del sole ed ora assisto al sorgere della luna piena. Lei si riflette sulla superficie scura del mare e traccia, sulla bassa marea, la sua scalinata verso il paradiso. E io sono qui a guardarla. Con la mia perla azzurra al collo, i capelli sciolti e un fiore grande e profumato dietro un orecchio.Nami Broome, ottobre 1895
Cercatrice di perle
Mi chiamo Nami e sono una pescatrice di perle. Vivo a Broome, nel Kimberley , da quando avevo sei anni. Mia madre era una amah giapponese pescatrice di awabi., non so chi fosse mio padre. Forse un semplice pescatore o forse anch’egli un tuffatore. Non l’ho mai conosciuto. So soltanto che mia madre me ne ha parlato pochissimo e sempre con occhi combattivi . Della mia infanzia ricordo poche cose. La festa della Luna Piena di settembre, con le sue offerte di frutta e fiori alle finestre di casa mia, inondate dai suoi raggi, me la ricordo ancora bene. L’abbiamo continuata a celebrare fino a poco prima di partire ed arrivare qui in Australia per iniziare una nuova vita. Conosco il mare e al mare sono legata anche dal mio nome. Mia madre ha continuato ad immergersi con me in grembo fino a poco tempo prima di partorirmi con la stessa abilità di sempre. E da sempre ho respirato aria salmastra. I miei giocattoli conchiglie delle forme più disparate , pezzetti di legno levigato portati dalla corrente e collane di alghe. Dal mare sono nata e di mare vivo traendone il mio sostentamento. Ho imparato ad immergermi mentre muovevo i primi passi. Me l’ha insegnato mia madre. E da sola ho imparato a trarre la mia forza e la mia serenità dal movimento ritmico e rassicurante dei flutti. Dal mare è arrivato l’amore con Frank e con il mare se n’è andato via. Lui fa il marinaio e non è mai stato l’ uomo di una sola donna. Ha capelli ricci e occhi verdi. L’ha portato da me un veliero, uno dei tanti che attraccano al porto. E’ capitato l’estate in cui ho perso mia madre che di lui non ha mai saputo niente. Non so se ne avrei ricevuto la benedizione. Mia madre ha conservato sempre una tenace avversione per gli uomini di mare portando questo segreto con sé nel cimitero giapponese di Broome e non ne saprò mai il motivo. Frank mi ha notata tra le mie compagne, pescatrici di perle come me, ed i miei compagni. Ha seguito affascinato i movimenti lenti ed aggraziati del mio corpo snello e seminudo dal ponte del battello su cui depositavo le ostriche pescate. Si è divertito a intrecciare per gioco dopo l’amore nei miei capelli neri di seta fiori profumati. E mi ha portata di notte sulla spiaggia di Cable Beach facendomi sdraiare sulla sabbia fina e bianca. Non mi ha mai parlato di sentimenti né mi ha mai fatto promesse. Mi ha soltanto amata per un’estate tiepida come solo le nostre estati sanno essere. Poi un giorno mi ha detto che sarebbe andato via ma non mi ha spiegato perché. All’ alba, nascosta tra le barche ormeggiate, ho silenziosamente assistito alla sua partenza. Stringendo forte in una mano quella perla azzurra che mia madre mi aveva donato prima di lasciarmi per non cedere alla tentazione di chiamarlo e supplicarlo di non partire, di restare qui con me, ancora per poco. Quel giorno non mi sono tuffata per pescare le mie ostriche, l’ho fatto per sfogare la mia rabbia e il mio dolore. Immergendomi rapidamente per confondere le mie lacrime col sapore salato dell’acqua di questo mare trasparente. Poi mi sono calmata, all’ improvviso, e tornando in superficie sono rimasta a pelo d’acqua, lasciandomi cullare dalle onde come facevo da piccola quando traevo conforto dei miei dispiaceri dall’origine dei miei giorni. Questa sera sono ancora qui, sulla spiaggia di Cable Beach. Ho assistito al tramontare del sole ed ora assisto al sorgere della luna piena. Lei si riflette sulla superficie scura del mare e traccia, sulla bassa marea, la sua scalinata verso il paradiso. E io sono qui a guardarla. Con la mia perla azzurra al collo, i capelli sciolti e un fiore grande e profumato dietro un orecchio.Nami Broome, ottobre 1895